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Recensione di “The Maze Runner: la fuga”

A poche settimane dall’uscita del secondo capitolo, della saga “The maze runner”, vi proponiamo la nostra recensione sul film. Prima di tutto mi rivolgo agli appassionati lettori, che se si aspettano una trasposizione puntuale, del secondo libro di James Dashner, si sbagliano di grosso.

Il regista Wes Ball ha stravolto completamente la storia del sequel di “The Maze Runner: il Labirinto”, proponendo una sua personale rivistazione della trama: a mio parere ben poco originale. Questo film doveva essere ambientato in una futurista società distopica, in cui l’umanità rischia l’estinzione per via di un potente virus: che trasforma le persone in una sorta di “zombie”. In realtà di futurista ha ben poco, in quanto i mezzi di trasporto sono comuni macchine e furgoni e le armi assolutamente ordinarie.

Il protagonista della saga è Thomas ( Dylan O’Brien), che insieme ai suoi compagni è riuscito a fuggire dalla Radura, il luogo dove erano tenuti prigionieri dall’organizzazione denominata W.C.K.D. I ragazzi erano osservati come cavie da laboratorio, in quanto per via di una mutazione genetica, immuni al letale virus. Questa prima fuga sarà solo l’inizio del loro percorso verso la libertà. Dopo essere usciti dal Labirinto, Thomas e i compagni superstiti sono trasportati con un elicottero, governato da loschi individui, in una struttura isolata nel deserto. Ad accoglierli trovano il signor Janson (Aidan Gillen) che gli assicura di trovarsi finalmente al sicuro. 

Nell’edificio, in cui vigono severe regole, Thomas e gli altri incontrano altri evasi da Labirinti simili al loro. Ed è qui che Thomas conosce Aris, il primo arrivato. Insieme scoprono atroci verità, sulla funzione di quella sorta di caserma militare e sulle reali intenzioni del signor Janson. Si rivelerà infatti un’affiliato di W.C.K.D, incaricato di condurre terribili esperimenti sui sopravvissuti dei vari Labirinti, per cercare di estrarre dal loro DNA: il gene immune, e creare una cura efficace contro il virus. Dopo questo coupe de theatre Thomas e i suoi amici fuggiranno dalle grinfie di Janson per dirigersi verso le montagne, dove si vocifera risieda un gruppo di ribelli: il Braccio Destro, impegnato proprio nella lotta contro l’Organizzazione.   

Per non aggiungere ulteriori spoiler non rivelerò altri contenuti, ma lasciatemi dire che da questo momento in poi, il film diventa davvero una fuga continua, e anche piuttosto noiosa. I protagonisti vagano nel deserto per interminabili sequenze, senza preoccuparsi di nutrirsi per giorni, e quando incontrano gli Spaccati (persone affette dal virus) hanno tempi di reazione decisamente lenti e inverosimili. Nota positiva gli effetti speciali e le inquadrature suggestive degli skyline in rovina . I momenti per così dire “drammatici” non mi hanno trasportata emotivamente, forse per l’eccessiva rigidità interpretativa dei personaggi, che a differenza del primo film, non mi hanno particolarmente entusiasmata.

Per essere un film di fantascienza, genere molto in voga ultimamente, è scaduto purtroppo nella banalità di clichè già visti. Per citare solo alcuni titoli, che la visione di “The Maze Runner” mi ha ricordato, riporto: War World Z, Divergent, Insurgent e Io sono leggenda. Se Wes Ball era uscito fuori dall’ordinario con “The Maze Runner: il Labirinto” , suscitando interesse e curiosità nel pubblico, con questa pellicola ha completamente demolito ogni aspettativa. Infatti, non credo proprio che aspetterò il terzo capitolo della saga con trepidante attesa. Per finire ne consiglio la visione ai soli amanti del genere, visto che dura la bellezza di 130 minuti e potrebbe risultare tedioso ai profani.

 

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The Maze Runner: la fuga
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