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Coronavirus: voci dalla pandemia

Coronavirus: la testimonianza dall’Europa e da Wuhan. Ho raccolto le testimonianze di 6 persone da 5 paesi europei con l’unica eccezione di una ragazza cinese abitante a Wuhan. Da Mosca a Londra, ecco come hanno vissuto l’emergenza coronavirus queste persone. 

In Germania c’è molta comprensione e compassione da parte della gente nei confronti delle difficoltà incontrate dagli italiani. La politica e l’opinione pubblica hanno già iniziato a discutere del dopo.

Stefano è un ricercatore in Germania.

«La Germania non ha imposto il lockdown totale come in Italia, ma ogni assembramento con più di

due persone è proibito. Vivendo a circa 20km dalla “Codogno” della Germania mi è capitato di sentire di colleghi o conoscenti che hanno mostrato sintomi da coronavirus o erano stati potenzialmente a contatto con persone risultate positive. A quasi tutti è stato risposto che il test non sarebbe stato fatto e consigliato  di rimanere a casa e monitorare la situazione. Ovviamente però sarebbe sbagliato trarre conclusioni da dei “sentito dire”. »

La popolazione come ha reagito?

«I tedeschi sono famosi per saper, in media, rispettare le regole. Inoltre, il social-distancing non è una cosa che hanno bisogno di imparare, è prassi quotidiana. Del resto anche le opinioni del mondo scientifico concordano che tale misura preventiva è di fondamentale importanza per contrastare la diffusione del virus. »

Come ha reagito il servizio sanitario nazionale?

Apparentemente bene. Lo stato tedesco è federale, quindi non esiste un vero e proprio centro decisionale unico, anche se il governo federale sta agendo in maniera piuttosto decisa per spingere tutti i sistemi sanitari dei vari Bundesland a prendere misure. »

Come viene vista l’Italia agli occhi dei tedeschi?

«Questa è una domanda la cui risposta è molto complessa. In generale, l’ Italia è vista come esempio, ma non sempre in senso positivo. Nessuno dice platealmente che le misure preventive prese sono state adeguate solo dopo aver visto cosa è successo in Italia. Mentre c’è molta comprensione e compassione da parte della gente nei confronti degli italiani. La politica e anche l’opinione pubblica hanno già iniziato a discutere del dopo. E qua il popolo si divide bene o male in due fazioni. La prima nettamente maggioritaria rispetto alla seconda. Per  primi vengono quelli che dicono:”Ci dispiace per l’Italia. È tragico, ma non possiamo farci carico degli altri. Se loro non hanno saputo sfruttare la forte crescita economica degli ultimi dieci anni (che quasi solo la Germania nella zona euro ha avuto) per rafforzare il sistema sanitario e ridurre il debito non è colpa nostra”. Non capiscono che gli altri stati a causa di un regime di austerity non hanno potuto investire e di conseguenza  non sono cresciuti. La seconda fazione, come già detto è nettamente minoritaria e quasi relegata a persone di sinistra, pensa più alla tenuta dell’Europa, a una solidarietà vera e al senso di una Europa unita, capendo che se la situazione economica e politica è difficile lo è anche, ma non solo, per  colpa della Germania. La solidarietà, come sempre, è data dagli stati “più ricchi” purché questa non finisca per pesare troppo sulle casse statali ed abbia come conseguenza  un grosso ritorno di immagine. Oltre non si va.

È interessante, ma drammatico seguire lo sviluppo delle vicende seguendo l’opinione pubblica tedesca e quella italiana in contemporanea. Fa capire quanto ancora ci sia da lavorare affinché la speranza concreta di una Europa unita diventi realtà. Fino ad ora, avendo vissuto in diversi stati europei, mi consideravo cittadino europeo pur essendo fiero di essere italiano. In questo periodo di emergenza purtroppo  ho capito che il sogno di una Europa unita e solidale è ancora lontano da potersi realizzare nonostante questa emergenza ci abbia messo di fronte agli stessi problemi e le stesse difficoltà.

 

Da Mosca si vive questa quarantena con stranezza.

Lorenzo è un manager che lavora a Mosca.

«La quarantena estesa fino al 30 di Aprile non è stata una vera e propria quarantena, piuttosto una calda raccomandazione a stare in casa. Al momento tutto è chiuso eccezion fatta per supermercati, farmacie, banche, come in Italia più o meno. Molte aziende sono in crisi, soprattutto la piccola-medio impresa.

A Mosca si vive questa quarantena con strane sensazioni. Poche persone per la strada il che è un fatto insolito considerando la metropoli. E soprattutto silenzio, molto silenzio, che non è certo tipico di questa città. »

Qual è la tua giornata tipo in periodo di quarantena?

«La mia giornata tipo al momento è simile a quella di tutti quanti. Smart working, serie, articoli di giornale, libri, cucina e coltivare qualche passione come musica, arte, pittura. »

Come sta reagendo la popolazione di fronte a queste misure, c’è rispetto delle regole?

«C’è sicuramente un grande rispetto della legge da parte dei cittadini russi. Del resto le sanzioni in caso di trasgressione sono piuttosto salate, specialmente per noi expat dove si può arrivare facilmente all’espulsione. La polizia sta facendo dei controlli ma ancora niente panico. »

Come valuti la tempestività delle misure di contenimento adoperate dal governo?

«Credo che valutare le misure prese dal governo sia piuttosto complicato in quanto non si hanno le dovute competenze e conoscenze scientifiche per poter esprimere un giudizio. Al momento qui mi sento sicuro anche se la situazione non è facile, ma credo sia cosi un po’ per tutti. »

 

All’inizio in Francia l’atteggiamento prevalente era quello di un senso di superiorità.

Dario lavora come artista del coro presso il teatro dell’opera di Nizza.

«In Francia le misure adottate per il contrasto al coronavirus sono state simili a quelle italiane, con qualche piccola eccezione.

La tempestività del governo francese è stata un disastro. Avendo potuto vedere cosa stava succedendo in Italia, una nazione così vicina e così colpita dal Covid-19 , si doveva intervenire molto prima. Quando Macron ha annunciato le prime misure di sicurezza che sarebbero state prese ha anche contestualmente  invitato tutti  a votare il giorno dopo per le  Elezioni municipali. Tutto questo l’ho trovato veramente scandaloso, contradditorio oltre che inutile, visto che in molti casi non si è potuto votare che al secondo turno. »

Come ha reagito il popolo francese di fronte a queste misure?

«La popolazione sta reagendo esattamente come in Italia.

Ci sono persone che non escono mai ed hanno rispetto per le regole, ci sono i furbetti e ci sono quelli che se ne fregano.

Ci sono poi i quartieri periferici  i cosiddetti “banlieue” a Nizza, Lione, Marsiglia ma anche Parigi. Si tratta notoriamente di quartieri con grandi problematiche sociali  dove di norma è già difficile far rispettare le regole comuni.

C’è più osservanza delle regole invece nel centro delle città. »

Come ha reagito il servizio sanitario nazionale?

«C’era molta diffidenza nel sistema sanitario italiano e c’era la convinzione che quello francese avrebbe saputo affrontare la pandemia in maniera migliore.

In realtà poi il sistema sanitario ha avuto esattamente le stesse difficoltà che ha avuto quello italiano. In alcure regioni particolare nel Île-de-France ,la regione in cui si trova la capitale francese e nel Grand Est, regione dove si trova Strasburgo, hanno avuto enormi problemi sanitari anche se non delle dimensioni del fenomeno Lombardia.

Come viene vista l’Italia agli occhi dei francesi?

«All’inizio c’è stata molta solidarietà anche se l’atteggiamento prevalente era quello di un senso di superiorità. La convinzione dominante era quella che la Francia non avrebbe mai potuto trovarsi in una situazione simile a quella italiana. »

Qualche curiosità da raccontare?

«L’autocertificazione è stata gestita in maniera migliore e molto più tecnologica.

Si può infatti andare sul sito del governo con il cellulare ed inserire i dati di uscita. I gendarmi verificheranno poi la correttezza con uno scanner.

Questa è stata una cosa comoda che si è prestata bene al cambiamento. »

 

Per molti a Londra c’è voluto tempo affinché capissero la pericolosità della situazione.

Laura lavora al Royal London Hospital in terapia neonatale.

«Le misure sono state simili a quelle italiane. Il governo Inglese ha reagito con molto ritardo sottovalutando la situazione e facendo poca prevenzione, non so se per motivi economici o politici.

Il governo Inglese ha ignorato le direttive date dall’organizzazione mondiale della sanità e questo ha causato gravi ritardi. »

Come sta reagendo la popolazione di fronte a queste misure?

«Dopo il lockdown il parco vicino alla mia abitazione ha avuto una presenza anomala di persone.

Ad ogni modo c’è stato un diffuso rispetto delle regole, anche se c’è confusione con il tema mascherine, non tutti la portano o la sanno portare. »

Come ha reagito il servizio sanitario nazionale?

«Sono mancati dispositivi di protezione adeguati. Faccio l’infermiera e i colleghi del pronto soccorso mi dicono che non sono stati protetti adeguatamente.

Molto del personale sanitario è in malattia e questo a fatto si che ci fosse una inevitabile ricaduta in termini di mole di lavoro sul reparto. Oltre a ciò ci sono stati importanti ritardi sulle risposte ai tamponi fatti al personale medico. »

Qual è stata la tua giornata tipo?

«Sono stata in isolamento 10 giorni perché avevo dei sintomi da coronavirus.

Fortunatamente sono riuscita a comprare casa prima della pandemia, per cui mi sono tenuta occupata con qualche lavoretto di costruzione insieme al mio compagno oltre alle normali e quotidiane faccende domestiche.

Lavorando in un ambiente a rischio ho cercato  di limitare al minimo le interazioni con il mio compagno, per questo dormiamo anche in stanze separate.

Quando lavoro ho turni di 12 ore, per cui le mie giornate cambiano anche a seconda dell’orario di servizio. »

Come viene vista l’Italia agli occhi degli inglesi?

«All’inizio molti non ci hanno preso sul serio, una parte dei colleghi mi derideva, anche se c’era comunque chi era preoccupato.

Per molti c’è voluto tempo affinché capissero la reale pericolosità della situazione. »

 

In Albania c’è un forte sentimento di fratellanza nei confronti dell’Italia.

Sonila vive a Tirana ed è impiegata statale.

«Le misure adottate  dal governo sono state simili a quelle italiane. Fin dai primi casi sono state chiuse scuole e prese decisioni restrittive.

Inizialmente c’era una sorta di coprifuoco, dalle 14 in poi non si poteva più uscire di casa. Solo successivamente c’è stato il dietrofront del governo.

In generale le misure sono state un po’confusionarie ma tutto sommato tempestive. »

C’è stato rispetto per le regole?

«C’è stato un grande rispetto della regola che non ci permetteva di uscire di casa. La paura delle multe salate che la Polizia avrebbe potuto fare a chi non rispettava tale regola è stato un vero deterrente.

Nei luoghi pubblici invece ha regnato il caos con frequenti situazioni a rischio contagio. »

Come sta reagendo il servizio sanitario nazionale?

«La sanità in Albania ha reagito bene nonostante normalmente non funzioni benissimo.

Probabilmente grazie anche al basso numero dei contagi. »

Come viene vista l’Italia agli occhi dei cittadini?

«Agli occhi dei cittadini albanesi l’Italia è sempre stata vista con affetto anche per l’elevato numero di albanesi che vivono sul suolo italiano. Nei confronti dell’Italia vi è sempre  un forte sentimento di riconoscenza e fratellanza, di conseguenza è stato grande il dispiacere per quello che è successo sul nostro territorio. »

 

A Wuhan la libertà personale limitata ha contribuito allo sviluppo del paese in questo delicato momento.

Gauche è una studentessa universitaria che vive a Wuhan.

«Il nostro paese e il governo hanno adottato una serie di misure, come la mobilitazione di personale medico da altre province e città per sostenere Wuhan, vietando il traffico e implementando la costruzione di siti di contenimento per l’isolamento, ecc.
Ritengo che queste misure di contenimento siano state  particolarmente efficaci visti gli esiti dell’emergenza. Personalmente, sebbene la libertà personale sia limitata, trovo che abbia contribuito allo sviluppo del paese in questo delicato momento. »

Come valuti la tempestività delle misure di contenimento adoperate dal governo cinese?

«Credo che questa sia una domanda alla quale è complicato rispondere.

E’ mia opinione che la serie di misure attuate siano state tempestive ed efficaci. Ad esempio, ci sono voluti solo otto giorni per costruire l’ospedale di Huoshenshan. »

Come sta reagendo la popolazione di Wuhan di fronte a queste misure, c’è stato rispetto delle regole?

«Ci sono differenze nella risposta delle masse, ma la stragrande maggioranza del popolo ha espresso la propria comprensione e sostegno, unendosi nelle loro azioni per soddisfare le varie esigenze. »

Qual è stata la tua giornata tipo in periodo di quarantena?

«Sono rimasta a casa senza uscire per tutto il periodo di quarantena.

Quando avevo bisogno di rifornimenti, chiedevo alla comunità e personale addetto o volontari mi fornivano i servizi essenziali. »

Come rispondi alle critiche che vengono mosse nei confronti del tuo paese?

«L’opinione pubblica è complicata. Ad oggi è difficile distinguere il vero dal falso. Noi gente comune non dovremmo credere nelle voci ma al contrario imparare ad analizzare i problemi solo attraverso una prospettiva scientifica.»

Una foto dei viveri che i volontari cinesi facevano recapitare quotidianamente a Gauche.

 

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