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Game of Thrones 5×10 : Mother’s Mercy. Fine dei Giochi

Game of Thrones – Mother’s Mercy.  Fine dei Giochi

Si arriva (finalmente) alla fine di questa quinta stagione di Game of Thrones, un po’ con delle riserve, dei dispiaceri, delle delusioni e qualche scivolone qua e là, chi più ne ha più ne metta come è solito dire, nella vana speranza di assistere, come era giusto aspettarsi, ad un episodio conclusivo degno del nome del franchising, capace, in definitiva, di saper riunire sotto un’unica bandiera, quella della qualità, tutti quegli aspetti che hanno reso Il Trono di Spade un telefilm di cui probabilmente sentiremo parlare per i prossimi anni avvenire, ad ora indiscutibilmente vero one-man-show del fantasy post Jackson/Tolkien.

Si nutrivano delle aspettative non da poco per questo finale di stagione, un po’ perché la precedente puntata non era riuscita a conquistare tutti come sperato, un po’ perché la quinta stagione non aveva, se non per due o tre occasione, regalato momenti topici, che potremmo azzardare persino a definirli “cult”, rifugiandosi, piuttosto, in una messa in scena piatta e poco coinvolgente, colpa che va ricercata anche nell’aver proposto personaggi e ambientazioni non troppo suggestive o story-line incapaci di conquistare appieno (vedi, è brutto ripetersi, quella di Dorne), se non addirittura portate avanti in modo da annacquare la vicenda, quasi fosse un sinonimo della mancanza di idee originali dietro le quinte.

A conti fatti si può tranquillamente dire che Mother’s Mercy, titolo di quest’ultimo atto, goda di una coerenza estremamente naturale con quanto visto nelle nove settimane precedenti, che ribadisca, dunque, determinati concetti e decisioni prese dalla produzione che, alle lunghe, non coinvolgono in profondità il mondo di George R.R. Martin, allontanandosi dai romanzi per dare al pubblico un intrattenimento che si confà ad un universo cinematografico virato ad un’indipendenza che poche altre volte abbiamo visto nei riguardi di Game of Thrones.

C’è un considerevole prezzo da pagare però, perché avere le spalle protette dal mantello dello scrittore americano, ora osannato da tutte le testate giornalistiche, addirittura consacrato quale nuovo John R.R. Tolkien made in U.S.A., anche e solo dal punto di vista di una supervisione generale, riusciva a donare comunque una certa continuità e parallelismo, nella materia trattata, tra televisione e libri. Oggi, è chiaro che questo connubio non esista più, ne abbiamo le prove schiaccianti, o se esiste è tanto esile da potersi rompere con estrema facilità da un momento all’altro. Perché G.o.T. ora è ben altro sullo schermo, ci dovremmo fare l’abitudine, ed iniziare a identificare coloro che sono appassionati dello show e coloro che appartengono a quel popolo di lettori puristi che con repulsione, arroganza e pregiudizio, chissà, guarderanno i prossimi mutamenti della serie tv.

Tutto questo per dire che Mother’s Mercy è un episodio ruffiano, senza coraggio e incerto su molti punti di vista, su cui è doveroso fare il punto della situazione anche per dire due parole su questa stagione, ormai conclusasi, a cui piace giocare in difesa, facendo un lavoro quasi passivo per gli standard a cui siamo abituati, con all’interno una o massimo due scene di fattura degna di essere ricordata, dal discreto impatto visivo, di cui una però poco curata nei particolari, così tanto che un occhio attento potrebbe notare elementi estranei al mondo di Westeros e, sebbene il momento altamente drammatico, farci su una fragorosa risata. I limiti, però, ci sono sempre stati nel mondo delle fiction televisive, perché il cinema, è giusto ripetere, è un altra cosa, un altro universo ed atmosfera, ergo pare inopportuno fossilizzarsi troppo su sbavature o dettagli quando, comunque, la portata del piatto conferisce a quest’ultimo un valore di tutto rispetto. Eppure è nella gestazione, nella impostazione e nella descrizione degli eventi che questo episodio finale fallisce in toto, perché pare più fatto per necessità che per volontà, particolareggiato da un cinismo ed un distacco netto, immerso in un’apatia tanto profonda da essere glaciale.

Stannis, Melisandre, Jon Snow, Cersei, Tyrion, la Madre dei Draghi sono tutti personaggi che vivono di echi epici, la storia, in generale, concepita quasi come una lunga canzone dagli echi medievali-cavallereschi, dà ed ha sempre dato il meglio di se stessa quando ciò che si vedeva era accompagnato da quel pathos e da quella potenza visiva, quei momenti anche leggermente troppo lunghi, che donavano al prodotto quella veste regale e austera, dalle tinte ciniche (ben dosate), di un mondo tanto irreale, quanto familiare ai nostri occhi, rappresentazione di una società che riprendeva gli schemi di una politica feudale che in 5 anni (o poco più) si era ben sposata sul piccolo schermo. Oggi quello che abbiamo di fronte non è altro che una rassegna, un insieme di “finali” che dovevano essere fatti, ma che al contempo, sono stati buttati giù senza troppi problemi, dove sembra che gli sceneggiatori abbiano lanciato una moneta per tirare a sorte la “fine” migliore, o peggiore, da compiersi in determinate circostanze senza dare il giusto peso o rispetto ad alcuni iconici protagonisti della serie tv.

Il decimo episodio non è brutto né noioso, anzi, è una finta cavalcata di sessanta minuti, ma ad alcune situazioni imbarazzanti, vanno unite tante piccole cose ben fatte, ma che purtroppo non convincono in toto, a cominciare, ad esempio, dal voler tagliare di netto vicende tenute in piedi dai propri personaggi stroncate dalla fisica eliminazione di questi. E’ una carneficina, questo finale di stagione, fatta nel modo sbagliato, ove il pubblico è portato a provare sentimenti di orrore, frustrazione, rabbia e dispiacere non per gli eventi che accadono ivi, ma per tutto ciò che è accaduto prima, perché ora, verrebbe da dire, non vi è più tempo, si deve iniziare a chiudere il cerchio, i minuti sono contati e a costo di fare le cose in fretta, questa puntata si deve focalizzare solo su determinati punti, poco importa se il percorso fatto in quest’occasione è goffo o troppo poco appagante.

Questa superficialità, in definitiva, questa quasi totale mancanza di rispetto nel trattamento del testo di partenza e dei molti eroi/anti-eroi che hanno reso “immortali” Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, porta, in definitiva, a dare un voto contenuto al tutto, perché adesso, chiuso il sipario, un grande “Mah”, accoglie lo spettatore, quasi G.o.T. abbia anch’esso peccato di tracotanza, dando alle fiamme, su una pira in bella mostra, il materiale di partenza, volendo fare voto ad una nuova generazione ed una nuova concezione di trattare determinati contenuti. Perché non ha saputo conquistare Mother’s Mercy, nemmeno lontanamente, come in passato, ed il motivo è che la necessita di voler mettere la parola fine è, probabilmente, stata così impellente che i realizzatori si sono dimenticati di mettere l’animo in quest’ultimo atto, distruggendo, in parte, quanto di bello Il Trono di Spade aveva saputo fare in quest’ultimi anni, mesi, settimane.

Se il “passaggio” adesso è compiuto, con i suoi alti e bassi, notevoli sia i primi che i secondi, non rimane che aspettare i canonici 365 giorni, in silenzio e sperando che questa season possa essere solo un’ombra passeggera, che il 2016 sappia dare a noi tutti i fasti di una volta, anche se, a dirla tutta, la mancanza di alcuni personaggi si farà sentire. Quando è troppo, è troppo.

Voto Episodio: 6.5 (Su 10)

Voto Stagione: 7 (su 10)

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