28 Settembre 2020

A dicembre nuotava per raggiungere il 20%, a febbraio emerse al 10,5% e oggi si è oramai arenata definitivamente tra il 2% e il 3%.

 

Scelta civica

La “Balena Bianca” riformista e centrista sognata da Mario Monti neanche un anno fa può dirsi oggi defunta a seguito dell’abbandono del suo stesso ideatore e fondatore, dimessosi in aperta polemica contro la linea tenuta da parte della sua Coalizione in merito alla Legge di Stabilità, le lotte di potere intestine e gli ammiccamenti, mai del tutto scomparsi, di una componente del movimento nei confronti del centro-destra di Silvio Berlusconi, grande nemico nelle elezioni del febbraio scorso.


La scelta definitiva di Monti del 17 ottobre, confermata anche in questi ultimi giorni, non avviene a ciel sereno, anzi, è solo l’ultimo atto di una serie di eventi i quali hanno minato un progetto partito inizialmente bene ma che, in progresso di tempo, è stato gestito nel peggiore dei modi, da personaggi privi di autorevolezza e doti politiche ma in possesso solo di un arrivismo sfrenato; come accennato, quando il 25 dicembre 2012 il premier uscente Mario Monti decise di “salire in politica”, sorprendendo sia il Partito Democratico reduce dalle primarie, sia il Popolo della Libertà responsabile della conclusione anticipata dell’esecutivo di Monti, mise a segno diversi colpi importanti ed insperati: a sinistra il giuslavorista Ichino e altri esponenti ex-renziani decisero di fuoriuscire dal PD e di sostenere il professore, a destra l’ala più europeista del PDL, rappresentata in special modo da Mario Mauro e Gabriele Albertini, aderì al nuovo progetto centrista lasciando il proprio partito.

 

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Nacque proprio sotto questi promettenti auspici “Scelta Civica”, movimento politico ricondotto espressamente alla serietà e alla credibilità di Mario Monti, sostenitore delle sue precedenti manovre finanziarie e finalizzato a “scardinare” il bipolarismo malato italiano attraverso la candidatura di uomini e donne appartenenti alla società civile, non “macchiati” da trascorsi poco trasparenti; Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini,  rispettivamente leader di Futuro e Libertà e Unione di Centro, manifestarono la loro intenzione di appoggiare Mario Monti ma in questa occasione si formarono le prime divisioni nel progetto centrista: mentre l’ala più “montiana” propose con forza la nascita di un unico movimento politico con a capo il Professore, comprendente anche gli altri partiti, l’ala dell’UDC-Fli si oppose per interessi elettorali, sostenendo la necessità di costituire una lista unica al solo Senato e mantenendo, al contrario, alla Camera i tre simboli diversi inquadrati comunque all’interno di una coalizione comune.

Alla fine a passare fu la seconda proposta e la prima vittima illustre fu Corrado Passera, allontanatosi dal progetto a causa del suo sostegno all’unico movimento  e contrario a quelli che definiva “vecchi giochi democristiani”.

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Con l’apertura della campagna elettorale, le crepe nel disegno centrista emersero davanti l’elettorato italiano: Monti, su consiglio del suo nuovo establishment, decise di modificare il suo approccio comunicativo serioso e rispettoso, paragonato da alcuni a quello di una macchina, in favore di uno più “umano”, dimenticandosi di come avesse guadagnato la sua credibilità, l’Unione di Centro e Futuro e Libertà presentarono nelle liste candidati di dubbio livello, frutto di logiche clientelari e non di scelte discontinue rispetto al passato, e infine tutta la Coalizione intraprese una battaglia fratricida con la sinistra di Bersani sottovalutando il peso di Berlusconi e delle sue demagogiche proposte, finalizzate alla cancellazione dell’azione di Monti attraverso la abrogazione di diverse tasse imposte in quei momenti difficili.

Il 24 e il 25 febbraio il popolo sovrano fornì il proprio parere  e bocciò seccamente il centro, o meglio, il “Centrino”: Monti arrivò quarto al 10,5%, lontano dal PD e dal PDL, doppiato dal Movimento Cinque Stelle e dimezzato rispetto alle proiezioni iniziali di dicembre che lo stimavano attorno al 20%.

A questo punto una energica azione collegiale avrebbe potuto salvare il movimento, restituirgli dignità e forza politica, purtroppo da qui iniziò il vero e proprio calvario di Scelta Civica.


Fino a quel momento sempre presente, forse troppo, Monti decise di sparire dai media e dalla gestione dei resti della coalizione, il “centrino” divenne ininfluente nel determinare sia il Governo sia il Presidente della Repubblica e all’interno dei gruppi parlamentari riesplosero gli attriti tra la componente montiana e quella UDC-ex piddiellina ; nel corso dei mesi seguenti non ci fu alcun cambio di rotta e anche in merito alla crisi di governo dei primi di ottobre Scelta Civica non fornì alcun apportò significativo, limitandosi a qualche critica isolata a Berlusconi e al PDL.

In questo quadro di estrema debolezza non sorprende il riavvicinamento alla destra di Mauro, Casini e altri ex berlusconiani con alcune dichiarazioni di solidarietà a Berlusconi, ipotizzando alleanze sul territorio e sconfessando di fatto e più volte la linea politica tenuta da Monti, volta ad una equidistanza sia dalla destra sia dalla sinistra; la totale adesione di 10 senatori più gli stessi Mauro e Casini alla Legge di Stabilità, in contrasto alle perplesse opinioni espresse da parte di Monti, rappresenta null’altro che il casus belli finale di questa resa dei conti interna, probabilmente fatale per le sorti dello stesso movimento.

Monti così chiude nell’amarezza di un tradimento la sua breve “salita in campo”, con la sua Balena Bianca arenata sulle spiagge della vecchia politica.

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Giulio Profeta
Giulio Profeta

Dottorando, abilitato alla professione forense, livornese.
Sono uno dei fondatori del progetto "Uni Info News", nonché attuale presidente dell'associazione; ho avuto l'idea di buttarmi in questa avventura per promuovere uno stile di vita attivo fra tanti miei coetanei, all'insegna del confronto come motore di crescita personale.

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