24 Ottobre 2020

Recensione di Amabili Resti

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Introduzione 


“Il cinema ha il potere di creare mondi simili o completamente diversi dal nostro”. Questa frase sembra essere al centro dell’ottica di Peter Jackson e basta guardare anche uno solo dei suoi lavori per capirlo chiaramente. Dopo aver girato la trilogia de Il Signore degli Anelli (tratta dal romanzo di John Tolkien), dopo essersi immerso in un mastodontico lavoro come King Kong (2005), il regista neozelandese decide di realizzare un lungometraggio basandosi sul manoscritto di Alice Sebold: The Lovely Bones; in italiano tradotto con il titolo di Amabili Resti. Affiancato da un cast di primo ordine che comprende nomi quali Stanley Tucci, Saoirse Ronan, Rachel Weisz e Susan Sarandon, la nuova fatica di Jackson sembra avere tutto il necessario per essere ricordata negli anni a venire e per essere considerato un film coi fiocchi. Sarà vero? Continuate a leggere la nostra recensione.

Trama

Nel 1973 la giovane Susie Salmon viene condotta in un rifugio sotterraneo dal suo vicino di casa, per poi essere stuprata ed uccisa. Il suo corpo non verrà mai trovato, così come il suo assassino non verrà mai arrestato dalla polizia locale. La famiglia della giovane quattordicenne è distrutta per l’accaduto e ogni componente cerca di superare, in modo diverso, il dolore della prematura perdita. C’è chi come il padre (Mark Wahlberg) non si rassegna nel cercare il colpevole della scomparsa di sua figlia e chi, come la madre, cerca con tutte le sue forze di allontanarsi da Susie in modo tale da smettere di soffrire. Eppure Susie vive ancora, in una sorta di Limbo, tra la Terra ed il Paradiso e nella sua purezza cerca sempre, persino dopo essere stata brutalmente assassinata, di stare accanto alla sua famiglia guardando tutto ciò che capita loro. Senza dimenticare, però, il volto di chi l’ha uccisa…

Recensione

The Lovely Bones è una pellicola che parla principalmente di Amore, in questo caso, di quello provato da un padre verso la propria figlia; eppure allo stesso tempo è un film che parla anche della Morte e di ciò che essa comporta, delle sue conseguenze e di come quest’ultima possa avvenire nei modi più svariati. Alla base di tutto il lavoro fatto da Jackson ci sono queste due entità, che vengono rappresentate e messe a contrasto più volte durante la durata della pellicola, perché se da una parte il regista mostra la giovane Susie che si avvicina a quella che sarà la tragica sorte, allo stesso tempo (e nella stessa sequenza) inserisce alcune immagini che ritraggono la famiglia Salmon a cena in attesa della figlia maggiore in piena pace e armonia del tutto ignari dei futuri avvenimenti. Così, proprio come all’inizio dell’opera, anche alla fine questa forte spaccatura viene messa in risalto mettendo in luce, in tal modo, la  grande sensibilità dsaoirse_ronan_in_the_lovely_bones-wideel regista che mostra due realtà completamente differenti che accadono nello stesso momento. Non c’è nulla da recriminare a Jackson per quanto riguarda il rispetto e la passione che mette nel suo cinema, fatto di particolari, di minuziosa attenzione e grande delicatezza non solo per ciò che crea, ma anche per quello che tratta ed elabora. La prima parte del film è di gran lunga la più riuscita, dove viene messa tanta carne al fuoco, ma che viene comunque gestita in modo egregio, riempiendo i 60 minuti di suspance e ritmo in modo giusto ed equilibrato; la seconda parte del lungometraggio è meno brillante, forse un po’ troppo lunga in certi momenti tanto che alcune sequenze potrebbero far pensare che potevano essere, alla fin fine, evitate.

Tuttavia la narrazione riprende le fila del discorso, con tutto quel che di bello è stato visto nel primo tempo, negli ultimi venti minuti che portano ad un ben orchestrato quanto struggente (ma non banale o sdolcinato) epilogo. THE LOVELY BONESVolendo entrare più nel dettaglio è bene sottolineare come il regista abbia prestato la massima attenzione nella realizzazione del personaggio di Susie, fornendo una regia che si adatta particolarmente alle sensazioni ed al personaggio interpretato dalla Ronan (della cui performance parleremo dopo); se nella seconda parte Jackson si sbizzarrisce nel creare, in un modo quasi maniacale e che a volte rasenta esteticamente la perfezione, una sorta di Limbo che ha senza ombra di dubbio la sua impronta (lo si vede dalle scenografie che a volte ricordano alcuni scenari di The Lord of the Rings) e la sua fervida immaginazione, è nella prima ora della pellicola che il regista premio Oscar muove la telecamera in modo molto intelligente per mettere in risalto lo stato d’animo di chi è in scena in modo chiaro e dare talvolta, quando necessario,  un forte senso di claustrofobia e tensione.


Ciò che si ha, invece, nella seconda metà del film è una regia ed una gestazione dei tempi meno ispirata e se i primi minuti, dopo l’omicidio, possono giustificare una quasi eccessiva lentezza, il tutto perde un po’ del suo potenziale man a mano che si procede nella storia, riuscendo solo a momenti a recuperare lo smalto raggiunto in precedenza. Per questo si deve condannare totalmente il lavoro di Jackson? Assolutamente no, ma dispiace vedere comunque che quanto realizzato non sia un capolavoro e che non possa raggiungere la perfezione; converrete tutti che il vero problema del regista è la durata delle sue pellicole, che non riescono a durare mai meno di due ore e possono arrivare a superare le quattro ore abbondanti (come per il caso de Il Ritorno del Re: Exended Edition).lovely-bones-the-lovely-bones-10-02-2010-11-12-2009-26-g

Saoirse Ronan dimostra di essere una giovanissima attrice di straordinario talento e dopo Atonement qui da la conferma di quanto detto poc’anzi; il suo viso riesce ad esprimere qualunque tipo di sensazione e abbandonato lo sguardo glaciale della Briony di Wright, si cala nelle vesti della dolce, quanto ingenua, Susie, convincendo appieno (se non di più di tante altre sue coetanee/colleghe). Un peccato che l’interpretazione non le sia valsa la nomination all’Oscar. Altrettanto bravo, grazie al suo sguardo ed alla sua freddezza, è Stanley Tucci, un attore più volte messo da parte ed usato come macchietta in innumerevoli produzioni. Qui incarna alla perfezione uno (stra)ordinario serial killer, complice anche un’ottimo comparto di Make Up. Il resto del cast se la cava abbastanza bene, anche se rimane il rammarico per la “cattiva” gestazione che è stata fatta nei confronti di Susan Sarandon, attrice che forse vale molto di più per essere usata per qualche battuta cinica e orfana; il suo è di sicuro il personaggio meno riuscito o più superficiale della produzione. Non del tutto convincente Michael Imperioli nelle vesti del poliziotto che si occupa del caso della scomparsa della giovane Susie.

Ottime le musiche di Brian Eno, delicate e coerenti con quanto messo in scena dal regista accompagnate da canzoni pop degli anni ’70 di tanto in tanto. Sempre ottimi e esteticamente impressionanti gli effetti speciali, che danno vita al mondo immaginato da Jackson dopo la morte, riuscendo nell’impresa di trasportare non solo la protagonista, ma anche il pubblico in quel magnifico Limbo e poi in Paradiso.

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Commento Finale 

The Lovely Bones è senza ombra di dubbio un film a parte, per le tematiche e la trama, ed imperfetto, ma nella sua imperfezione riesce a rimanere impresso nella mente di chi lo guarda; vuoi per le interpretazioni dei due attori principali (Ronan/Tucci), vuoi per le scenografie o per la storia; alla fin fine anche se abbiamo di fronte un film che ha degli alti e bassi, il nostro giudizio è in definitivasenza alcun dubbio positivo e consigliamo a voi tutti di guardalo. Troppo sottovalutato dalla critica, è un opera realizzata con cura e con la giusta delicatezza richiesta. Jackson dirige alla perfezione la giovane Saoirse Ronan ed il noto Stanley Tucci, puntando tutto su una trama il cui fine non è certo quello di arruffianarsi allo spettatore. Oggi giorno sono pochi i registi capaci di mettere la loro impronta su storie come queste e la voce di Susie Salmon ha diritto d’essere ascoltata ancora.

“Questi erano gli amabili resti, cresciuti intorno alla mia assenza. I legami, a volte esili, a volte stretti a caro prezzo, ma spesso meravigliosi. Nati dopo che me n’ero andata, e cominciai a vedere le cose in un modo che mi lasciava concepire il mondo senza di me…”

Claudio Fedele

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The Lovely Bones, Saoirse Ronan, Peter Jackson,
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Claudio Fedele
Claudio Fedele

Nato il 6 Febbraio 1993, residente a Livorno. Appassionato di Libri, Videogiochi, Arte e Film. Sostenitore del progetto Uninfonews e gran seguace della corrente dedita al Bunburysmo. Amante della buona musica e finto conoscitore di dipinti Pre-Raffaelliti.
Grande fan di: Stephen King, J.R.R. Tolkien, Wu Ming, J.K. Rowling, Charles Dickens e Peter Jackson.

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