“Come si diventa leghisti”: riflessioni sull’ultimo libro di David Allegranti

Gigi Annarelli - 13 Maggio 2019

Una Rete per la Musica: viaggio musicale tra fiaba e natura

Gigi Annarelli - 13 Maggio 2019

🗣Adesso parlo io: intervista a Otonoritse Gabriel Awani, candidato al Consiglio Comunale per Casa Livorno

Gigi Annarelli - 13 Maggio 2019
Share

In questo mese la redazione di Uni Info News pubblicherà per ogni lista un’intervista ad un candidato al Consiglio Comunale. Ritenendo positiva la voce dei nostri coetanei all’interno dell’unica assemblea elettiva cittadina locale, abbiamo chiesto ad ogni candidato o candidata alla carica di Sindaco di consigliarci un candidato under 30 al Consiglio Comunale.
Oggi, quindi, abbiamo intervistato Otonoritse Gabriel Awani giovane candidato della lista Casa Livorno per Salvetti Sindaco.

Ciao Otonoritse, presentati ai lettori di Uni Info News.

Ciao Gigi, sono Otonoritse Gabriel Awani. Il mio nome, Otonoritse, significa figlio di Dio, nome scelto dai miei genitori a cui tengo molto e a cui cerco di portare onore. Ho origini nigeriane ma sono nato qua a Livorno e da quattro anni sono anche ufficialmente italiano dato che finalmente ho ottenuto la cittadinanza.
Ho conseguito il diploma all’Istituto Tecnico Commerciale Vespucci di Livorno con indirizzo Sistemi Informativi Aziendali. Finite le superiori ho lavorato, occupandomi della parte commerciale presso l’associazione Cesdi, associazione che si prende l’onere di inserire nel tessuto sociale e lavorativo persone immigrate. Ho lavorato inoltre una stagione all’Astragalo e quest’estate ho fatto il cameriere per due mesi in Inghilterra, esperienza di vita bellissima che mi ha dato modo di toccare con mano il mondo, l’Europa e il lavoro.
Attualmente frequento il terzo anno di Ingegneria gestionale, non mi pento affatto della mia scelta e sono contento del percorso fatto. L’ambiente universitario mi ha inoltre dato l’opportunità di lavorare; per la precisione di lavorare allo sportello della segreteria, dove sono sempre in contatto con genitori e studenti. Mi considero quindi un normale cittadino, uno studente perfettamente integrato, livornese sì, ma anche nigeriano, perché la Niegeria comunque è parte di me.
Fin da piccolo sono sempre stato a contatto col mondo della politica locale, data la passione che mio padre nutre per questa materia e dato che, in qualità di presidente della comunità nigeriana, ha sempre dovuto necessariamente dialogarci.
La mia esperienza di italo-niegeriano mi porta però per forza di cose a sentire ancora più urgente il dibattito sullo ius soli, vissuto da me in prima persona e su cui con la mia discesa in campo vorrei portare l’attenzione.

Come sei venuto in contatto con Salvetti?

Luca l’ho conosciuto alle superiori nell’ambito del tg della scuola, dove lui metteva a nostra disposizione le sue competenze di telegiornalista per aiutarci nelle varie difficoltà che in un progetto del genere si possono incontrare. Poi Salvetti, in una riunione con mio padre e il presidente della comunità senegalese, ha chiesto di me per la lista di civici che stava cercando di aggregare intorno a sé.
E’ stata una scelta difficile, che prima di compiere ho sottoposto al consiglio dei miei genitori, dei miei nonni, di mia zia e dei miei migliori amici. Sono stati loro a darmi la forza di credere in me. Fiducia che sono sicuro sia ben riposta, dato che sono io in primis a crederci.

Che energie, proposte, visioni del mondo porta Otonoritse in un Consiglio Comunale?

Essendo appena uscito dal mondo della scuola su questo ho una visione privilegiata, e la vedo molto debole sul fronte delle lingue, si è fatto molto ma si deve fare di più. Nell’ottica del rilancio portuale, unica via per un rilancio generale della città, Livorno può e deve veramente diventare una città europea attiva e dinamica, un porto turistico e commerciale mediterraneo capace di competere con Valencia e Barcellona. Per fare questo il minimo è che l’inglese sia una lingua diffusa sul territorio, dal cameriere di ristorante all’agente marittimo. E in questo le scuole sul territorio dovrebbero implementare i servizi per il raggiungimento di questo scopo e i cittadini, sopratutto quelli del domani, prendersi la responsabilità di attivarsi e metterci del loro, per studiare e migliorarsi.
Mio fratello di 11 anni potrebbe dare ripetizioni di inglese a molti dei miei coetanei e questo, mi dispiace dirlo, non è un bel segnale per Livorno, se vuole aspirare ad essere un moderno porto europeo.
Comunque in Consiglio dovrò fare un bel periodo di gavetta e prima di buttarmi impararne il funzionamento, con umiltà e voglia di fare.

Cos’è Casa Livorno?

Casa Livorno è la lista di civici radunata da Luca Salvetti. Siamo in 24, quasi tutti alla prima esperienza. Ci sono giovani, anziani e persone di tutte le età, esperti in vari settori e cittadini che portano avanti diverse battaglie. C’è chi lavora coi rifiuti, chi dirige un teatro e quindi ha una visione privilegiata sul mondo della cultura, persone che si occupano di volontariato nel mondo ospedaliero come clown in corsia e SVS, chi si occupa di donne che hanno avuto tumori al seno, chi lavora in porto e chi porta la sua esperienza di disabile ed i problemi che ha dovuto affrontare in città. Con noi c’è anche Federico Turrini, un campione. Federico, capitano della nazionale di nuoto, ha fatto due olimpiadi; questo gli dà una visione delle cose che non tutti hanno, è un ragazzo che dà energia solo a sentirlo parlare.
Questa è Casa Livorno, un ambiente bellissimo fatto di gente, di energia, dove veramente mi sono sentito a casa fin da subito, un ambiente che riesce a tirare fuori il meglio da ogni persona.

Cosa ti aspetti da queste elezioni?

Non so cosa mi aspetto da queste elezioni, ma certo vedo in Salvetti l’unico fronte contro la destra di Romiti. La destra vuole portare la retorica della paura e della sicurezza anche a Livorno e questo non deve succedere.
Io sono cresciuto in Piazza XX Settembre con mia madre che faceva le treccine al banco e io che correvo, giocavo e andavo in bicicletta. Mi conoscevano tutti, i commercianti della zona, i vicini, i frequentatori della piazza. Fin da piccolissimo quindi potevo attraversare la strada e andare a comprare la schiacciata, il riso alla cantonese dal ristorante cinese ecc.ecc. ero tranquillissimo, era la piazza che mi proteggeva, fatta dalla gente come noi che l’ha sempre vissuta.
Ora non c’è più questa tranquillità: abbiamo un Ministro dell’Interno che sputa continuamente paura, e la paura funziona, spesso attecchisce. La paura è una cosa naturale, fa parte di tutti noi, ma questa paura calata dall’alto, costruita, non protegge la gente, piuttosto la isola. E io voglio che questo non accada alla mia città, perché una città così non può, non deve farsi prendere dalla paura.