13 Luglio 2020

 

“Il calcio è uno sport semplice. Si gioca undici contro undici e alla fine vincono i tedeschi”

[Gary Lineker]


 

La Germania dopo 24 anni torna sulla vetta del mondo e appunta la quarta stella (ahimè) sulla casacca. 24 anni fa, appunto, a Italia 90 si giocava la finale Germania Argentina e adesso come allora a vincere è stata la squadra teutonica. Implacabili e devastanti, il ct Loew, vero protagonista di questa Germania, ha messo in campo un quadrato solidissimo che ha meritato questa coppa. L’Argentina aveva Messi, il Brasile Neymar, il Portogallo Cristiano Ronaldo, la Germania una squadra. Per questo ha vinto.

Dopo aver umiliato il Brasile nello storico 7-1 ha incontrato sulla propria strada l’Argentina. L’albiceleste, nella fase iniziale del torneo, si era affidata alla propria stella che si era fatta carico della C_29_fotogallery_1005653__ImageGallery__imageGalleryItem_8_imagesquadra, salvo poi poco a poco scomparire come contro l’Olanda e nella partita più importante. Messi per levarsi di dosso il peso del paragone con Maradona era costretto a vincere con la nazionale come se i sei campionati, le tre Champions vinte e i quattro palloni d’oro non contassero più niente. È la dura legge del calcio, per essere il migliore di sempre doveva trascinare alla vittoria la sua nazionale ma così non è stato. Perché quando ti chiami Messi non basta una buona prestazione, tutti si aspettano di più, tutti si aspettano la giocata del campione. Come sempre, nel calcio è questione di centimetri e se la rasoiata di Messi fosse finita dentro magari ora parleremo di un’altra partita e del numero 10 eroe della serata ma questo è Sliding Doors. Nel film “Le Riserve” Gene Hackman diceva che “un vincente vuole sempre la palla quando la partita è sul filo” ma di fatto, Messi, durante il match è sembrato troppo spesso al di fuori della manovra argentina, colto a passeggiare per il campo quasi in disparte.

Forse anche la Germania non ha sempre impressionato (vedi match contro l’Algeria) ma l’idea di compattezza non è mai venuta meno. Dunque andiamo a vedere cosa è successo nella finale. Rizzoli fischia l’inizio e il coraggio dell’Argentina sorprende tutti, così si rendono protagonisti di diverse grandi occasioni, una su tutte quella sprecata da Higuain. Ma giusto allo scadere del primo tempo, Hoewedes su corner colpisce di testa spedendo la palla sul palo. Nella ripresa la partita è piuttosto equilibrata ma ancora una volta l’occasione più grande è sui piedi di un Sud Americano, Palacio, che sbaglia il pallonetto e manda clamorosamente a lato. I 90 minuti non bastano e si va ai supplementari, così le squadre si allungano e ora è la Germania che detta i tempi finché al 113’ Shuerrle crossa dalla sinistra, Goetze stoppa di petto e tira al volo gonfiando la rete dell’Argentina. Mario (lui sì che è super) Goetze, con una prodezza, ruba il palcoscenico al fantasma Messi e mette la firma sulla finale consegnando la coppa alla Germania, la prima volta che un Europea trionfa nel nuovo continente.

Ma cosa resterà di questi mondiali brasiliani? Alcuni eventi resteranno indelebili nell’immaginario collettivo e nella storia di questo sport come il morso di Suarez, il para rigori dell’Olanda KrulFBL-WC-2014-GER-ARG-FANS, senz’altro il 7-1 di Germania Brasile e magari perché no, anche l’esilarante infortunio del fisioterapista dell’Inghilterra. Ma per quel che a noi interessa più da vicino sicuramente verrà ricordato come il fallimento di Prandelli e di Balotelli, anche se la mia sensazione è che rossi e morsi permettendo, se gli azzurri avessero passato il turno se la sarebbero potuta giocare a testa alta con le altre nazionali. Abbiamo visto un bel mondiale nella fase a gironi ma durante la seconda fase le partite per lo più hanno addormentato non solo per il poco spettacolo ma anche per carenza tecnica. Certamente il clima del Brasile ci ha messo del suo ma le stesse prestazioni di Brasile, Olanda, Argentina che hanno dominato nei loro gironi, hanno poi dimostrato che se ci fosse stata ancora in corsa una squadra come l’Italia, essa, avrebbe potuto mettere i bastoni tra le ruote a molte e magari arrivare tra le prime quattro.

E intanto che in Brasile cala il sipario, in casa Italia si fanno i conti e adesso come quattro anni fa si parla di rinnovamento e progetti tecnici. Si guarda ai paesi ai quali ispirarci, dopo il Sud Africa è stata la Spagna ora sarà la Germania ma si sa, a noi piace tanto chiacchierare.

Alessio Nicolosi


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