26 Novembre 2020

La linea dell’orizzonte si staglia incerta, mentre i contorni degli oggetti si confondono e si disperdono. Quasi come in una tela di Kandiskij, i colori si fanno vaghi e imprecisi, sfumando l’uno nell’altro; sullo sfondo si dimenano lugubri sagome scure affaccendate. Tutto appare scialbo e sfocato, come ammantato da un sottile velo di bisso. Questi non sono i devastanti effetti di un moderno laudano, né, tantomeno, le dolci conseguenze di una bottiglia di buon vino.

Si tratta di qualcosa che spesso ci infastidisce sin dal principio e, ahimè, il più delle volte, ci accompagna, come un fedele Venerdì, durante tutta la nostra esistenza. Altrimenti, se si è un po’più fortunati, lo si può incontrare più avanti, in particolar modo quando ci si trova in quell’età in cui si è costretti su una sedia a leggere minuscoli segnetti neri, spesso illuminati da una luce fioca e debole, e, anche in questo caso, difficilmente ci sarà una possibilità di resa da parte del nostro fastidioso compagno.


Questi, infatti, è addirittura famoso e assolutamente non intenzionato a perdere la propria nomea: lo si ritrova in tutte le enciclopedie mediche sotto il nome di “miopia”. Indubbiamente si tratta di un termine sicuramente dotato di una certa efficacia e di una certa autorevolezza dato che, in greco, la parola μύωψ, usata per indicare una persona dalla vista non proprio acuta, deriva dal verbo μύω, che significa proprio “socchiudere gli occhi”.

Ѐ proprio da questa ripetuta azione che possiamo riconoscere chi ne è affetto; il poveretto, appunto, spera ingenuamente di potersi disfare quella cortina, che permanentemente si contrappone fra i propri occhi e tutto ciò che si trovi a più di un metro di distanza, solo con l’aiuto di questo semplice gesto, spesso rifuggendo la medicina ufficiale, che prescrive l’utilizzo di ingombranti occhiali armati di lenti più o meno spesse, a seconda della gravità del caso.                                                           Questo innocente dispositivo, infatti, costituisce per il miope un simbolo più infamante della “A” rossa di feltro appuntata sul petto di Hester Prynne  nella Lettera scarlatta,nonostante le varie case di moda si siano adoperate nel corso del tempo per renderlo sempre più aggraziato  e ammiccante. Per non parlare dell’umiliante “01” che compare sulla patente di chi è ipometrope e che condanna all’ignobile “obbligo di guida con lenti”. E che dire dell’uso dell’aggettivo “miope” per indicare un individuo poco lungimirante e poco perspicace? Insomma, la miopia sembra una compagnia tutt’altro che piacevole.

In realtà, l’essere miopi costituisce un gran vantaggio. Il miope che rifiuta l’utilizzo di lenti si trova costretto, a poco a poco, a sviluppare maggiormente la sua acutezza e la sua immaginazione. In particolar modo, non riuscendo più a captare chiaramente la realtà che, impietosamente, gli sta di fronte, comincia ad immaginarne e ad intuirne i contorni, e, quasi come un pittore, a ridisegnarla. Questa sorta di tela può apparire addirittura migliore del modello a cui si è ispirata, il che, spesso, non è affatto un male. Che dire, poi, di quegli spettacoli turpi e sordidi, che imponendosi allo sguardo, feriscono gli occhi e ancor più l’anima? Non sarebbe meglio nascondersi dietro a quel sottile velo, che rende tutto più distante e meno feroce?

Indubbiamente il pericolo corso è notevole: si rischia di intorpidire i sensi, di “sentire meno”, di lasciarsi sfuggire rilevanti frammenti di Reale. Ma di cosa ci si può accusare, in fondo, se il mondo intorno a noi appare  troppo spesso disgustoso e crudele? Tanto vale approfittare di questo innocente espediente, un po’come, quando da bambini, si infilava la testa sotto le coperte per nascondersi da ipotetiche creature mostruose, spesso meno mostruose e minacciose di quella realtà che fa da sfondo alle nostre vite.

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Melissa Aglietti
Melissa Aglietti

Raccontarvi chi io sia non è semplice. Sono stata tante cose: sono stata la scure di Raskol'nikov, sono stata gli occhi vivi e intelligenti di Elizabeth Bennet, il vestito rosa di Kitty, lo sguardo rivolto al mare in tempesta di Sarah Woodruff. Sono essenzialmente tutti i libri che leggo.

Contatti: melissa.aglietti@gmail.com

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