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Gllasoviku: La terza guerra mondiale è davvero alle porte?

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“Siamo entrati nella terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli”.

Così si esprimeva Papa Francesco, sull’aereo di ritorno da un viaggio pastorale in Corea del Sud nell’agosto del 2014.L’espressione di Francesco ha creato scalpore e forse era proprio quello l’obiettivo del Papa: risvegliare le opinioni pubbliche occidentali dall’apatia di fronte agli sconvolgimenti geopolitici che stanno squassando ampie regioni del pianeta.

I rapporti sempre più tesi nelle relazioni internazionali sono un un problema per l’ordine mondiale. In uno scenario ad elevato tenore conflittuale, gesti e reazioni armate hanno spesso sostituito la prudenza dell’azione diplomatica. La recente escalation della crisi fra Iran ed Arabia Saudita per l’esecuzione dell’Imam sciita; i rapporti tesi tra Russia e Turchia per l’abbattimento di un jet russo; le tensioni in estremo Oriente per questioni marginali di confini che si sovrappongono alla “guerra fredda regionale” con la Corea del Nord; questi sono solo alcuni esempi di esasperazione di posizioni differenti su questioni diverse.
Allargando il discorso al panorama internazionale, negli ultimi due decenni, ci siamo preoccupati soprattutto dei conflitti locali, come l’Afghanistan, la Sierra Leone e la Siria, ma un incidente( ad esempio L’abbattimento del Su-24russo avveniva a opera di un F-16 della Türk Hava Kuvvetleri il 24 novembre 2015 ) può provocare un conflitto di grandi proporzioni fra la Nato e la Cina o la Russia”.
Anche i rapporti tra potenze globali sono tesi.
Il dialogo tra Usa e Russia risente del conflitto ucraino del 2014. Per punire Putin per l’invasione della Crimea, Obama ha cercato di isolare la Russia a livello internazionale, sostenendo le sanzioni economico-finanziarie europee ai danni di aziende e banche russe.

1445510631_russian-jets-airshow-getty-1280x628Ma Putin non ha cambiato idea sull’Ucraina e le tensioni permangono elevate; la Russia ha ormai incorporato la Crimea nei suoi confini e continua a sostenere i ribelli filo-russi nel bacino del Donbass. Sulla questione siriana i due paesi sono costretti a dialogare e coordinarsi per evitare incidenti sul campo e delineare possibili scenari futuri; faticano comunque a trovare una base comune: le divergenze si accentrano intorno al ruolo di Bashar al Assad per il futuro politico della Siria; i russi lo sostengono nel conflitto contro i ribelli, appoggiati quest’ultimi,dagli americani. La recente tregua, siglata come premessa a colloqui di pace a Ginevra, è accompagnata da accuse reciproche tra governativi e ribelli di violazione del cessate il fuoco.

L’avvio dei colloqui di Ginevra sarà un importante banco di prova per l’Onu, come luogo del dialogo internazionale oggi così difficile e frammentato.

L’ultima scintilla è che nei prossimi mesi,forse nella primavera del 2017,l’Italia invierà “140 soldati in Lettonia per partecipare alla forza Nato a guida canadese, dispiegata in quel Paese”.

I 140 soldati italiani faranno parte di una forza multinazionale composta da circa 4mila militari. La base operativa, secondo quanto dicono fonti italiane all’ Avvenire, potrebbe essere a Campo Adazi,nei pressi della capitale della Lettonia,Riga e a circa 200 km dal confine con la Russia.
Ad Adaži, che si trova nella regione di Vidzeme, c’è già un campo di addestramento dell’esercito lettone. L’annuncio, dato dai ministri della Difesa Roberta Pinotti e degli Esteri Paolo Gentiloni, fa infuriare M5S e gli altri partiti d’opposizione(Lega nord), che la considerano una decisione contraria agli interessi nazionali.
Dal canto suo, Gentiloni, in una conferenza stampa congiunta col segretario dell’Alleanza atlantica Jens Stoltenberg presso il Nato Defense College di Roma, precisa che la decisione era stata presa a luglio, nel corso del vertice di Varsavia, e non ha alcun rapporto con le tensioni legate al conflitto in Siria, né rappresenta un’interruzione del dialogo con Mosca: «Non è una politica di aggressione nei confronti della Russia, ma di rassicurazione e difesa dei nostri confini come Alleanza».

Sulla stessa linea il ministro Pinotti: ««Sembra una cosa nuova, perché Stoltenberg l’ha detto in 14825790_681175545373589_1695129082_nun’intervista andata in prima pagina… Non sottovalutiamo il fatto che ci siano state anche rotture di legittimità internazionale con la crisi in Ucraina. Ma noi pensiamo che con la Russia si debba dialogare». Le polemiche sono state innescate in mattinata da un’intervista in cui Stoltenberg ha detto che l’Italia guiderà nel 2018 la «Vjtf» (in gergo militarevery high readiness joint task force, forza di azione ultrarapida) ai confini con la Russia. Un rotazione già prevista, precisano fonti della Farnesina, ricordando che ora la task force è guidata dalla Spagna.

Da parte sua la Russia ha accusato la Nato di alimentare le divisioni. “La politica della Nato è distruttiva. L’Alleanza è impegnata nella costruzione di nuove linee di divisione in Europa invece che di profonde e solide relazioni di buon vicinato” ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.

 

Articolo di
Butrint Gllasoviku