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La resilienza, lo stadio e gli ultras nei romanzi di Silvia Ciompi

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Dopo aver letteralmente divorato i suoi due romanzi, “Tutto il buio dei miei giorni” e “Tutto il mare è nei tuoi occhi”, ho avuto il piacere di ospitare nella libreria che gestisco Silvia Ciompi, autrice Sperling & Kupfer, classe ‘93.

Giovane e spigliata, Silvia Ciompi ha riempito la libreria di giovani e adulti. I suoi due romanzi, il secondo uno spin-off del primo, sono un omaggio alla resilienza.

Camille e Gheghe, le protagoniste dei due romanzi, hanno subito dei gravi incidenti che le hanno portate ad avere delle problematiche difficilmente risolvibili nel corso della loro vita ma è proprio grazie a questi problemi che le due ragazze trovano i loro punti di forza, il vero motivo per andare avanti.

“I ragazzi della clinica Santa Cecilia, nella quale fanno riabilitazione le protagoniste dei romanzi- ci spiega Silvia – si uniscono e fanno gruppo, diventano amici […] Il fatto è che la disabilità spesso è alienante, spaventa le persone e quindi succede che ci si riconosce in piccoli gruppi, come succede ai protagonisti dei romanzi che hanno tutti lo stesso problema, vivono tutti le stesse difficoltà e quindi si supportano l’un l’altro perché sanno cosa si prova e com’è vivere quella vita […] La resilienza è un tema che è presente in tutti e due i romanzi. Camille è più forte nell’affrontare quello che le succede. Gheghe è più rabbiosa, non riesce proprio ad accettare quello che le è successo anche perché non è semplice per una ragazza di 25 anni riconoscere che la sua vita sia stata troncata da un pirata della strada. Lei ci mette di più ad accettare che sì, ha perso due anni della sua vita; ci mette di più a riprendere a vivere e a capire che comunque ha tutto il resto davanti, che ha tante possibilità e che deve tirare fuori la sua resistenza, la sua resilienza e affrontare il tutto.”

Personalmente, oltre alla resilienza, a Gheghe, a Camille e a tutti gli altri ragazzi protagonisti del romanzo, penso che lo stadio e il movimento ultras siano i personaggi principe di questi romanzi.

La dedica del romanzo recita:

“A Elisa e Luisa

e a tutti quelli che danno voce e vita alle curve negli stadi.

A chi canta oltre al novantesimo per la propria fede,

la propria maglia e la propria città.

A chi va al di là del risultato, della categoria e delle sconfitte.

A chi macina i chilometri con un tamburo, un megafono

e un fumogeno in tasca.

Ai banditi, ai pirati, agli ultras”.

Chiedo a Silvia di spiegarmi questa dedica, la sua passione per la curva, per il Livorno e per gli ultras.

“La mia editor- dice Silvia- quando ha letto la dedica mi ha detto “E’ un po’ lunga e poi questo “Ai banditi” a me suona male.”

Io le ho detto che in realtà c’era un motivo dietro a quel “Ai banditi”: una canzone della Banda Bassotti dedicata alla curva nord del Livorno dice “Ai banditi, ai marinai” e quindi ho voluto inserire questa citazione.

E’ per le mie due amiche qui presenti, con le quali io condivido questa passione ormai da parecchi anni e quindi volevo sfogarmi, dato che questo sarà l’ultimo libro in cui tratterò l’argomento, e dire tutto quello che volevo dire e ci sono andata giù pesante. La mia editor l’ha tagliata parecchio ma io ci tenevo davvero tanto perché il libro parla degli ultras e di una curva in generale, non specificata, perché in realtà vuole parlare a tutti gli appassionati di curva e di calcio e volevo che si potessero riconoscere in qualsiasi parte d’Italia e anche all’Estero: con la loro curva e con la loro passione. In questo secondo romanzo, dato che racconto il tutto dal punto di vista maschile, di un ultras, è più predominante e quindi l’ho dedicato a quelle persone che fanno la curva, che sono la curva e che secondo me sono anche il bello del calcio.”

Silvia ci racconta inoltre che frequenta lo stadio livornese da quando è molto piccola e che secondo lei gli ultras sono tanto altro oltre quello che viene raccontato: è amicizia vera, è fare gruppo, è farsi una famiglia.

“C’è una parte, verso la fine del secondo romanzo, dove il protagonista dice a suo padre ” […] ma me l’hai insegnato te: un ultras non scappa mai.” Ecco: questa è un’altra cosa che volevo far arrivare: non è vero che gli ultras se ne fregano di tutto. Gli ultras restano, gli ultras non scappano mai.”

Abbiamo salutato Silvia con un enorme sorriso e le abbiamo augurato il meglio, ringraziandola per la disponibilità e aspettandola nella nostra libreria per il suo prossimo successo.

 

Veronica Tati