8 Aprile 2020

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Tutti conoscono l’Adagio di Albinoni: utilizzato in decine di film, centinaia di concerti, migliaia di spot pubblicitari, senza contare gli innumerevoli arrangiamenti (addirittura Lara Fabian  ne trasse una canzone, Adagio, anch’essa oggetto di cover). Eppure, nonostante la celebrità del brano, ben pochi sanno che si tratta di un falso. Ma andiamo con ordine.
M041826097Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, gli Alleati bombardarono la città di Dresda. Ancora oggi si discute sulla “legittimità” del bombardamento, visto che furono colpiti molti obiettivi non militari, ma quello che ci interessa è che fu colpita anche la Sächsische Landesbibliothek (Biblioteca Nazionale Sassone), in cui erano conservati molti manoscritti musicali unici, tra cui la quasi totalità delle composizioni di Albinoni giunte fino ai giorni nostri.
Nel 1958 Remo Giazotto, musicologo, docente di Storia della Musica, compositore ed appassionato di musica barocca (soprattutto Albinoni e Vivaldi), pubblicò un Adagio in sol minore sostenendo che si trattasse di una composizione inedita di Tomaso Albinoni: Giazotto disse di aver ritrovato, tra le macerie della Biblioteca Nazionale Sassone, due frammenti in sol minore accompagnati da un basso continuo. I frammenti, secondo la ricostruzione del musicologo, avrebbero costituito il tempo lento – un Adagio, appunto – di un inedito concerto per archi e organo (in figura “Giazotto – Adagio in Sol min. per archi e organo su due spunti tematici e su un basso numerato di Albinoni”).
Una bella storia, senz’altro, che comunque non ha alcun fondamento. Già dal 1998 (anno in cui morì Giazotto), grazie al lavoro di storici della musica e musicologi, si è accertato che la composizione è una creazione ex novo di Roberto Giazotto, tanto più che nella Biblioteca Nazionale Sassone non è stato trovato alcun frammento assimilabile al cosiddetto Adagio di Albinoni, quindi il lavoro di Giazotto è stato molto meno filologico di quanto volesse far credere.
Cionondimeno, bisogna riconoscere al musicologo romano che ha fatto un buon lavoro, visto che è riuscito a ingannare per quarant’anni i musicologi di tutto il mondo. E il fatto che nessuno si sia accorto che una porcheria simile non fosse di Albinoni, dovrebbe far capire un paio di cosette sulle capacità di giudizio di molti musicologi e critici musicali. Molti si chiedono perché abbia deciso di creare un falso. Alcuni sostengono per denaro, altri per fama, altri ancora ritengono che si sia divertito a sbeffeggiare il mondo accademico, dimostrando che spesso non riescono a riconoscere un falso conclamato (il sottotitolo “arzigogolato” dello spartito è un chiaro indizio) neanche quando se lo ritrovano sotto il naso. Un po’ come è accaduto con le famose Teste di Modì: spesso il nome del – presunto – artefice vale più dell’opera in sé.
Ora però sorge un dilemma: durante la sua carriera Giazotto da “rinvenuto” molte composizioni inedite, soprattutto di Vivaldi. Saranno tutte autentiche?

Luca Fialdini
luca.fialdini@uninfonews.it


 

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Luca Fialdini

Luca Fialdini, classe '93: studente di Giurisprudenza all'Università di Pisa e di pianoforte e composizione alla SCM di Massa e sì, se ve lo state chiedendo, sono una di quelle noiose persone che prende il the alle cinque del pomeriggio. Per "Uni Info News" mi occupo principalmente di critica musicale.

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