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Intervista a Chiara Rocco: Essere e sentirsi Cosplay

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Intervista a Chiara Rocco: Essere e sentirsi Cosplay 

10424397_10152582809936979_6881473499967758291_nLucca Comics and Games non è solo un’importante mostra di videogiochi, film e fumetti, ma è anche e sopratutto un’occasione eccezionale per coloro che non vedono l’ora di vestire i panni dei propri eroi mettendosi addosso i costumi di quest’ultimi, fabbricandoli da soli o comprandoli in negozi specializzati o via internet, e sfoggiare, in questo modo, tutta la loro passione ed interesse verso quei personaggi appartenenti a mondi paralleli immaginari usciti fuori dalle grandi menti dietro alle quali si celano le basi per le straordinarie storie dei giochi per console, manga, anime, fumetti a stampo più occidentale o lungometraggi. Se infatti, fino a pochi anni fa, questo evento era rilegato ad una ristretta area della città di Lucca, già dalle ultime edizioni, organizzatori e Comune, hanno deciso di ampliare di gran lunga lo spazio da destinare ai vari stend e pannelli promozionali di conseguenza alla grande affluenza nella città da parte di persone di tutta Italia, se non d’Europa e Mondo. Di conseguenza andare a passeggio tra le mura della antica città nei giorni in cui il Lucca Comics prende forma e vita può risultare da un lato un’esperienza tragica per i propri nervi, piedi ed svariate ansie, ma allo stesso modo, dall’altro, unica, magari per il solo semplice motivo di ritrovarsi magari circondati da 10 Ezio Auditore (che dal 2009 va molto di moda), assistere a incontri curiosi se non improbabili di eroi o anti-eroi usciti fuori da fonti letterarie differenti, per non parlare della grande mole di travestimenti e persone che con tantissimi trucchi propongono in modo, chi più chi meno, originale la loro versione di quello che viene chiamato: “Cosplay”.

Ma che cosa significa la parola Cosplay? Secondo La Fonte online inesauribile di conoscenza per eccellenza, adorata e venerata dagli studenti più frettolosi o a cui poco importa se quel che si legge sia vero o falso, stiamo parlando per chi ancora non l’avesse capito della mitica Wikipedia (a voi l’onore o l’onere di scegliere la pronuncia e la posizione degli accenti),Cosplay (コスプレ kosupure) è un termine della lingua giapponese che indica la pratica di indossare un costume che rappresenti un personaggio riconoscibile in un determinato ambito e interpretarne il modo di agire.” 5-Lucca-Comics-and-Games-2012-Cosplayer1Vero o no che sia, per il momento questa definizione sembra se non logica, quanto meno certa dato che chiunque può osservare con estrema naturalezza che la natura di un Cosplay rimane principalmente quella di indossare un determinato costume e provare a sentire sulla pelle il sapore di essere un determinato personaggio!

Noi, tuttavia, non ci accontentiamo di tutto ciò ed è per questo che, dopo tanto tempo, si è deciso di fare una breve (e forse anche superficiale, non sta a noi decidere, ma abbiate pietà per le domande magari poco originali) Intervista a Chiara Rocco che già da un po’ di tempo segna sul proprio calendario la data delle annuali edizioni del Lucca Comics and Games prendendone attivamente parte! Siete curiosi di sapere cosa passa nella testa di un Cosplayer, volete un confronto? Siete curiosi di sentire come ci si sente, cosa si prova ad indossare il vestito del proprio eroe o di un personaggio famoso dei fumetti? Non vi resta che continuare la lettura dell’articolo e sentire quel che ha da dire Chiara, che ringraziamo calorosamente per averci concesso di intervistarla!

1422538_10201811494962338_884151214_nCiao Chiara! Grazie per averci concesso di intervistarti. La prima domanda che voglio porti è questa: Hai sempre avuto passione o quanto meno interesse nel fare il Cosplay?

Chiara R. : Ciao, grazie a voi per avermi contattata! Ho sempre avuto interesse verso il mondo cosplay, già anni prima di decidere di cominciare; mi ha sempre affascinata l’idea di vedere in carne ed ossa personaggi di videogiochi e fumetti.

Quando è stata esattamente la prima volta che hai deciso di vestirti come un personaggio legato al mondo di Mortal Kombat (in riferimento al tuo ultimo Lucca Comics)?

Chiara R.: Mortal Kombat mi è stato proposto dal ragazzo con cui faccio cosplay a luglio dell’anno scorso, l’idea è sua; io sono solo stata felice di accettare, visto che è uno dei pochi videogiochi a cui ho avuto accesso quando ero piccola.

Secondo te come si diventa dei bravi Coslpayer? Ci sono persone nel settore o anche modelli a cui ti sei ispirata?

Chiara R. : Oddio, questa è complicata. Dunque, al di là dell’avere voglia (e tempo, tempo, tantissimo tempo) da dedicare alla realizzazione di costumi e accessori, personalmente credo ci voglia anche una certa misura di oggettività; per esempio, io non potrò mai permettermi di fare il cosplay di un donnone di un metro e ottanta, visto che arrivo al metro e settanta scarso e peso meno di 50 chili. Credo che la somiglianza fisica sia un fattore da tenere in considerazione quanto più possibile – finché si ha di fronte personaggi vagamente realistici, insomma. Davanti alle protagoniste di manga con il vitino da ape e una sesta di seno alziamo le mani un po’ tutti.

Non sono molto informata sulle persone che hanno fatto del cosplay un lavoro; ne conosco alcuni veramente bravissimi, italiani, che seguo su Facebook sperando che per osmosi mi arrivi qualcuno dei loro trucchi.

1456602_10201802579579459_754786973_nBasandoti sulle tue esperienze, si può parlare di “Industria” legata ai Cosplay? O è solo un modo di testimoniare l’affetto delle persone verso i personaggi che amano in modo amatoriale? 

Chiara R. : Penso che ormai il cosplay non sia più considerabile slegato da quella che è effettivamente, hai detto bene, un’industria. Sicuramente è nato come moto d’affetto dei fan, ma alla luce di costumi prodotti in serie e gare a livello mondiale – che fanno parte di eventi e fiere non organizzati gratuitamente – direi che è più che corretto parlare di industria.

Per quanto riguarda i vestiti e gli oggetti che servono per creare o quanto meno rendere più credibile il personaggio in cui ci si vuole immedesimare, è di norma farli in proprio o ci sono dei negozi o sarti specializzati? In Toscana ce ne è per caso qualcuno in particolare?

Chiara R. : Come accennavo prima, la maggior parte dei costumi e degli accessori più semplici vengono realizzati in serie e internet abbonda di siti specializzati. La maggior parte dei cosplayer comincia con quelli, anche noi il nostro primo cosplay l’abbiamo barbaramente ordinato su eBay; molto difficilmente, però, la qualità è buona. È poi sentore abbastanza comune che il “vero” Cosplay sia realizzato a mano, e sinceramente io son d’accordo, gran parte del divertimento è cercare di non fondersi le dita con la colla a caldo o trinciarle col seghetto.

Noi per i costumi di Mortal Kombat ci siamo fatti aiutare da una sarta di Siena, ma solo perché ce l’avevamo vicino casa; che io sappia non ci sono in Toscana sarti specializzati, ma sinceramente non li ho mai cercati, quindi non sono una fonte affidabile.

Prendi parte a tanti eventi? Se “si”, quale di questi preferisci?

Chiara R. : Parteciperei volentieri, ma ho davvero poca possibilità di spostarmi, senza contare che l’università mi impegna praticamente sempre. Riesco a frequentare con assiduità solo il Lucca Comics, con quest’anno arrivo al settimo anno di seguito. Ho partecipato anche ad un paio di Ludicomix, a Empoli, e a un Rimini Comix nel 2012, ma non c’è ovviamente confronto con Lucca.

1459804_10202684803789347_1274278224_nParlando del Lucca Comics and Games che idea ti sei fatta su questa fiera che cresce sempre più in anno e in anno? E’ tutto perfetto o ci sono delle pecche per quanto riguarda l’organizzazione o alcuni altri aspetti della fiera del fumetto?

Chiara R. : Il Lucca Comics è una gran bolgia, e più passano gli anni meno trovo termini migliori per definirlo. Le idee di fondo son mediamente buone, parlando di mostre o di attività che è possibile fare, ma la formula rimane essenzialmente la stessa e dopo diversi anni si comincia a sentire un po’ il peso dell’abitudine. Lo scorso anno la fiera mi ha delusa particolarmente, in termini di oggettistica e organizzazione: gli articoli in vendita sono fin troppo simili da uno stand all’altro e la folla di persone che partecipano è gestita male.

Hai sempre vestito i panni di un solo personaggio o ti sei immedesimata in altri? E se la risposta fosse “si” quale personaggio, tra quelli che hai fatto negli anni ti è piaciuto di più o sei più affezionata?

Chiara R. : Mortal Kombat è il mio terzo Cosplay; ho iniziato nel 2011 con un personaggio di Bleach che non amo particolarmente, ma la coppia che formava con il personaggio portato dal mio compare mi ha convinta. L’anno successivo abbiamo scelto Fullmetal Alchemist e i personaggi che abbiamo fatto mi piacciono davvero tanto, ma ho avuto problemi con uno degli accessori – delle unghie lunghe una settantina di centimetri – che ho realizzato con il materiale sbagliato e che si sono spezzate in fiera, quindi alla fine non posso dire di essermi goduta quel cosplay quanto quello precedente.

Quello che sicuramente mi ha dato più soddisfazioni su tutti i fronti è Mortal Kombat.

Ci sono dei consigli che vuoi dare a coloro che vogliono provare o hanno già tentato di fare il Cosplayer?

Chiara R. : Innanzitutto non mollare. Io ho buttato via l’80% delle cose che ho realizzato (tra cui due spade), mentre cercavo di inventarmi un modo per avere i risultati che volevo. Ho rischiato di bruciare/incollare/bucare/accoltellare con la sparachiodi praticamente ogni mobilio della mia camera, nonché fare altrettanto a diversi arti (miei e non), ma l’importante è non perdersi d’animo. Soprattutto se il livello è amatoriale come il mio: io non ho modo di cimentarmi con roba come vetroresina e altri materiali più professionali, quindi mi ritrovo ad usare veramente qualunque cosa mi capiti sottomano.

Poi, l’altro consiglio importante è semplice: il Bricocenter è il vostro migliore amico. Lì c’è seriamente ogni cosa.

1452590_10201705795919491_932229303_nFare il Cosplay è più divertimento o fatica? Sopratutto, quando si ha un travestimento troppo elaborato, non ci si sente un po’ come gli attori nei film in costume?

Chiara R. : Dipende tutto dalla vestibilità del cosplay; banalmente, più è scomoda l’impalcatura che ti monti addosso e più aumentano i “ma chi me l’ha fatto fare” nell’arco della giornata. È direttamente proporzionale, però, anche la meraviglia delle persone che ti incrociano per strada, e quella è una gran soddisfazione. Passare davanti a perfetti sconosciuti e sentirli dire tra loro “Oddio guarda quelli, sono uguali” ti fa sentire di aver fatto un buon lavoro. Poi, a prescindere da quanto possa essere elaborato il costume, io e il mio compare pensiamo che il cosplay sia comunque recitazione, anche fuori dalla posa per la foto: per questo, noi interpretiamo i nostri personaggi nell’arco di tutta la giornata, cercando di rendere l’idea che ti stia passando accanto non una persona con un costume ma proprio quel personaggio lì, uscito direttamente dal videogioco.

Non trovi stressante a volte, o quanto meno ti è mai capitato, di imbatterti in persone che ti criticano per il modo in cui ti sei travestita, magari prendendoti anche in giro? 

Chiara R. : Grazie al cosplay di Mortal Kombat mi son beccata le prevedibili frecciatine sul fatto che il costume fosse estremamente succinto. Mi hanno fatto poco effetto, sinceramente, visto che un normale bikini è anche meno coprente, quindi nel mio costume non ci ho visto alcun affronto al pudore. Alla fine commenti come questo lasciano il tempo che trovano, mentre chi sostiene che questa sia un’attività infantile semplicemente non condivide un hobby che a me soddisfa; son opinioni diverse, nulla più.

0573233983a796cbcae251e5f43bbe1fMolti credono che il Cosplay sia un semplice vestito carnevalesco in cosa differenzia con tale tipologia di vestito? Vi sono delle similitudini?

Chiara R. : No, non sono molto d’accordo. Un cosplay richiede un’interpretazione che un semplice costume carnevalesco non implica; dietro un cosplay c’è un personaggio preciso, con una storia e un atteggiamento che sono parte integrante del cosplay stesso, e dai quali non si può prescindere. La credibilità di un costume carnevalesco dipende al 90% dalla fattura del costume, mentre mi è capitato spesso di vedere cosplay fatti bene ma che mancavano d’interpretazione, e in quel caso non c’è bel costume che tenga: il cosplay non rende.

Il Cosplay è costituito solamente dal vestiario o c’è qualcosa di più che lo rende tale?

Chiara R. : A livello pratico, in un cosplay vanno di pari passo quattro cose: il costume, comprensivo ovviamente delle scarpe, gli accessori (che possono essere di qualunque tipo, dal semplice fermaglio per capelli al bazooka di un metro e mezzo), la parrucca (che spesso fa la differenza, per questo una parrucca di buona qualità è sempre un ottimo investimento, perché una di bassa lega rischia di far perdere d’effetto a tutto l’insieme) e il trucco (altra cosa spesso presa sottogamba, che invece andrebbe curato più a fondo e che non si limita all’indossare delle lenti a contatto colorate).

1459815_590142677688403_1836705057_nUltima domanda: Parteciperai a qualche mostra fra poco? Ti potremmo rivedere ancora, magari al prossimo Lucca Comics?

Chiara R. : Ho in programma il solito Lucca Comics a fine ottobre, dove tra l’altro dovrebbero venire esposte delle foto in 3D che ci hanno fatto, sempre a Lucca, l’anno scorso; porteremo probabilmente di nuovo Mortal Kombat (perfezionato in un paio di particolari). Tempo per altre fiere, purtroppo, davvero non ne ho.

Biografia di Chiara 

Chiara, 23 anni. Vivo a Siena, frequento l’Università per Stranieri e perdo giornalmente neuroni studiando cinese e giapponese – insieme. Disegno a tempo perso, sto imparando a suonare il basso elettrico e cerco di recuperare un’infanzia di videogiochi che non mi hanno lasciato avere. Ho i dread e cambio colore di capelli con una frequenza tale da portare mio padre a chiedermi, quando lo sento al telefono, “di che colore sei oggi?” prima ancora di “che hai mangiato a pranzo?”.

 

Claudio Fedele