10 Dicembre 2019

Venerdì 8 Novembre ho avuto il piacere di ospitare in libreria Valentina Savi, in arte “Tutte le mele di Annie”, per la presentazione del suo primo libro illustrato “Il vuoto che resta”, edito Beccogiallo editore.

Il libro è uscito ieri…

Sì, con un po’ di peripezie ma sì!

So che però l’hai presentato in anteprima al Lucca Comics: com’è andata?

È andata molto bene. Vedere delle persone pagare 20 euro per stare sotto una pioggia come non si era mai vista, per entrare in un capannone e fare delle lunghe file per incontrare me, comprare il mio libro e farsi fare una dedica è stato emozionante. Ho un aneddoto da quelle giornate: un signore che era addetto alle vendite, alla fine di una giornata mi ha detto che ero molto “abbracciabile”. Molte delle persone che erano lì per comprare il libro e per avere una dedica, mi chiedevano delle foto e capitava di abbracciarsi: a detta di questo signore, nello stand Beccogiallo non succede spesso. Ho scoperto anche di essere lenta a fare le dediche!

Come sono andati i mesi della stesura? Chi ti segue sui social ha notato come questa stesura ti abbia letteralmente steso….

Sì, questa stesura mi ha stesa. Chi mi segue sui social sa che sono stati mesi pieni di ansia. È successo tutto in fretta: un pomeriggio rientro a casa e mi ritrovo un messaggio su Instagram dall’editore che mi chiedeva se volevo pubblicare con loro. In casa mia il cellulare non prende bene quindi ho risposto all’editore per messaggio e ci siamo dati appuntamento telefonico tre giorni dopo a casa di mamma. La chiamata era programmata per le 17, alle 17:03 la chiamata è arrivata ed era fatta. Non ci volevo credere! Però non è stato facile e per questo ringrazio Claudio per essermi sempre stato accanto: vorrei tanto avere metà della sua calma! L’ansia mi ha giocato brutti scherzi parecchie volte…

Leggendo la tua biografia sul libro, leggo che “Tutte le mele di Annie” nasce tra i banchi universitari: quanto ha influito la tua carriera universitaria in tutto questo?

Io ho fatto Nuove Tecnologie che può significare tutto e nulla. L’unica cosa certa è che si tratta di un indirizzo privo del corso di illustrazione. Quindi no, non ha influito su tutto questo però per quanto riguarda la scrittura sì: molte delle lettere che sono presenti nel libro iniziano con quelle che prima erano note sul cellulare che scrivevo di notte quando mi svegliavo, nei momenti di noia o all’università.

Perché proprio “Tutte le mele di Annie”?

Inizialmente mi chiamavo “Tutte le mele che vuoi” che, per chi non lo sapesse, è una citazione da una canzone de Lo stato sociale. Mi piaceva illustrare le canzoni. Poi però ho avuto un problema con una band e ho deciso che non volevo più essere qualcosa che non mi apparteneva ma qualcosa che mi rappresentasse. Allora avevo optato per “Le mele di Annie” (Annie è il mio soprannome perché una volta invece di “amore” il correttore automatico del cellulare scrisse “Annie” e da allora mi è rimasto) ma qualcuno aprì un account vuoto solo per rubarmi il nickname non appena annunciai che avrei cambiato nome. Alla fine decisi Tutte le mele di Annie e adesso è come se le mele per me fossero i miei fans. I numeri di Instagram calarono drasticamente: evidentemente alle persone che mi seguivano quel cambio di nome non piacque molto ma io ero soddisfatta.

Com’è nato “Il vuoto che resta”? Voglio dire: hai deciso di raccontare come si sopravvive a un amore finito e non la tipica storia d’amore che finisce bene…

Ho deciso di raccontare come stanno veramente le cose: un amore inizia, dura e poi magari finisce. Volevo raccontare la verità: a me non interessava scrivere una cosa commerciale, non volevo scrivere il nuovo Harry Potter per esempio. Volevo semplicemente scrivere quello che io avevo da raccontare.

Da totalmente ignorante in materia ti chiedo: come scegli il tuo stile? Perché proprio questo stile per questa storia?

Per lo stesso motivo per il quale a volte voglio stare in pigiama e a volte, come adesso, ho voglia di un vestito e degli stivali neri fino al ginocchio: lo stile del disegno è così. Per narrare questo tipo di storia ho scelto questo perché secondo me è quello che si adatta meglio al libro. Per assurdo è come se io parlassi  solo russo e raccontassi a te, che parli solo italiano, la mia storia. No: la dovrei adattare alla tua lingua per fartela capire. Con il libro è successo più o meno così.

Quanto è importante per te la musica e quanto lo è stata per la stesura del libro?

Nonostante io sia una tipa da film, la musica è stata molto importante per la stesura del libro. All’interno ci sono diverse illustrazioni ispirate ad alcune canzoni. La mia preferita è “Mr Brightside” dei The Killers: senza non so se in alcuni momenti avrei trovato la forza per continuare a scrivere. Su spotify c’è una playlist che si chiama “Il vuoto che resta”: mi piacerebbe che le persone l’ascoltassero prima, dopo e se vogliono anche durante la lettura del libro. Penso che grazie alle canzoni della playlist si possano cogliere delle sfaccettature altrimenti difficili da intuire.

Com’è nata la copertina?

Prima di questa copertina ne sono state scartate diverse. Io non esco mai senza iPad, mai: la volta che sono uscita senza a un certo punto mi è venuta in mente un’illustrazione e mi sono detta “Ecco: questa è la copertina del libro”. All’editore è piaciuta e abbiamo optato per quella. All’inizio e alla fine del libro potete trovare quella che alla fine è diventata un’altra copertina scartata ma che all’editore piaceva molto!

C’è qualche fumetto che ti ha ispirato particolarmente?

Questa è una domanda che quando viene posta a molti illustratori, loro rispondono che da bambini leggevano Topolino e Paperino. Chi mi conosce sa benissimo che io invece ho iniziato a leggere fumetti l’anno scorso e che quando ero piccola disegnavo il cielo come una striscia blu nella parte alta del foglio e il sole rigorosamente nell’angolo in alto a sinistra. Quindi no, non sono stata ispirata da nessun fumetto in particolare.

Che cosa consigli a chi vuole intraprendere la tua stessa strada?

Due cose: non fatevi prendere dall’emozione (sì, è giusto vivere le proprie emozioni ma non fate come me che ne ero totalmente sopraffatta!) e vivete il tutto come un percorso. E comunque ve lo dico io: a 22 anni e che non so fare nessuna delle due cose!

 

“Il vuoto che resta” dal sette Novembre in tutte le librerie fisiche e negli store online.

 

Veronica Tati

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Veronica Tati
Veronica Tati

Nata a Livorno il 27/01/1995, studentessa di Lingue e letterature straniere all'università di Pisa e responsabile-libraia della libreria Ubik Livorno. Appassionata da sempre di letteratura e scrittura, ama parlare di libri e scrivere poesie.

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