13 Dicembre 2019

A inaugurare la nuova Stagione di Prosa 2019/2020 del Teatro Verdi di Pisa è La Locandiera, la commedia di Carlo Goldoni, scelta come apripista di una stagione che si prospetta vivace ed eterogenea, curata dal direttore artistico Silvano Patacca e organizzata in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo onlus.

La Locandiera, composta nel 1753 da Goldoni, è la più celebre opera dell’autore e una delle commedie più importanti della storia del teatro occidentale. L’opera è infatti il vertice della riforma goldoniana, che in quegli anni rielaborava le maschere della Commedia dell’Arte in favore di un teatro dai risvolti più drammatici, con personaggi realistici, psicologicamente più complessi e sfaccettati.

Foto A. Botticelli

Lo spettacolo, per la regia di Paolo Valerio e Francesco Niccolini, propone un testo riadattato dallo stesso Niccolini che vede un’abile Amanda Sandrelli nei panni di Mirandolina, una donna tanto gentile quanto scaltra. Una commedia che Goldoni ha definito essere

“la più morale, la più utile, la più istruttiva. Sembrerà ciò essere un paradosso a chi soltanto vorrà fermarsi a considerare il carattere della Locandiera, e dirà anzi non aver io dipinto altrove una donna più lusinghiera, più pericolosa di questa. Ma chi rifletterà al carattere degli avvenimenti del Cavaliere, troverà un esempio vivissimo della presunzione avvilita, ed una scuola che insegna a fuggire i pericoli, per non soccombere alle cadute. Mirandolina fa altrui vedere come s’innamorano gli uomini.”

Mirandolina è un personaggio complesso. Una donna orfana che gestisce da sola una locanda nel 700 agli albori della Rivoluzione Francese. Tiene testa a quattro uomini contemporaneamente, Fabrizio il cameriere a cui il padre l’ha promessa in sposa (Massimo Salvianti), che con rassegnazione accetta il suo destino di servo innamorato, il generoso e spocchioso Conte d’Albafiorita (Dimitri Frosali), il taccagno Marchese di Forlipopoli (Andrea Costagli) e l’imperturbabile ma non troppo Cavaliere Ripafratta (Alex Cendron). A tutti e quattro si rivela diversa, perché il suo desiderio in fondo è piacere e far cassa.

Foto A. Botticelli

Mirandolina nell’intento di umiliare il Cavaliere Ripafratta, un misogino che non ama la compagnia delle donne, cadrà nella sua stessa trappola finendo per innamorarsene, tanto da indurla ad allontanarlo bruscamente per paura di perdere la propria libertà. Un addio all’amore sottolineato anche dalla scelta del brano R’n’B Back to Black nel finale, uno dei più celebri di Amy Winehouse.

La Locandiera è stata interpretata magistralmente da una Amanda Sandrelli che ha dato brio e spessore a un personaggio ricco di sfumature e di grande forza, in un’epoca in cui la donna era trattata come oggetto di piacere o disprezzo. Qui debolezze, contraddizioni e inganni si alternano comicamente riuscendo a destare risate tra il pubblico grazie a qualche battuta più popolare recitata in dialetto fiorentino.

L’amore rifiutato e respinto è il filo conduttore di tutto lo spettacolo fino a quando Mirandolina prende la cinica decisione di sposarsi con Fabrizio, anche se con l’urlo finale verso la platea fa presagire un matrimonio tutt’altro che pacifico.

Una Locandiera in linea generale molto fedele all’originale con un guizzo di comicità in più data dalle due donne Ortensia (Lucia Socci) e Dejanira (Giuliana Colzi), che rappresentano abilmente un mondo popolare e pittoresco tutto toscano. Un buon inizio di stagione.

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Marta Sbranti

Marta Sbranti, classe 1989. Dopo il Diploma presso l'Istituto d'Arte Franco Russoli di Pisa mi sono laureata in Scienze dei Beni Culturali curricula storico-artistico. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Storia delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media, presso l'Università di Pisa. La mia tesi di laurea "Musei e Danza" unisce le mie due grandi passioni la danza e l'arte, che coltivo fin da piccola.
"Toccare, commuovere, ispirare: è questo il vero dono della danza".
(Aubrey Lynch)

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