12 Luglio 2020

Sono stanco. Stanco di vedere opportunità perse, sfinito da chi per questioni ideologiche cerca di sabotare ogni tentativo di ripartire. Le infrastrutture non vanno mai bene, i grandi eventi per rilanciare l’economia neppure. Smettetela, siete ridicoli, siete più conservatori dei Tea Party made in USA.Se da una parte sarei disposto a tutto perché venga rispettato il vostro diritto a manifestare e esprimere il vostro dissenso -retaggi democratici- dall’altra non vi tollero più.

Domani sarà la Festa dei Lavoratori e come ogni anno in piazza San Giovanni a Roma ci sarà il concerto del primo maggio, ma stasera ci sarà un altro concerto: quello di Andrea Bocelli in piazza Duomo a Milano. Questo perché domani a Milano si aprirà la più grande opportunità degli ultimi anni per l’Italia: Expo 2015. Dico la più grande opportunità perché possiamo anche discutere su organizzazione, intenti e partner, ma indubbiamente per l’Italia sarà una grande vetrina per rilanciare l’economia.


In tutto questo, curiosando su internet, vai a scoprire che esistono i Movimenti NoExpo. Per carità, non mi stupisco, in Italia le proteste -inutili- sono all’ordine del giorno. Poi vai a scoprire che hanno creato un mega-evento pieno di date ed altri eventi su Facebook e addirittura un sito ben fatto e aggiornato costantemente. Devo dire la verità, la prima cosa a cui ho pensato è stata: “ma questi non hanno niente da fare tutto il giorno?” Ovviamente è stato il pensiero di un attimo. Crollata questa prima impressione mi sono messo a leggere tutto: evento Facebook, eventi affini con organizzazione dei pullman, cortei vicini, documenti a sostegno delle tesi NoExpo, critiche varie, riscontri, sentenze. Si, ci ho perso molto tempo e più giorni.

Lasciando fuori il discorso sull’apertura imposta il giorno della festa dei lavoratori, e il ben peggiore scandalo sulle tangenti e la gestione degli appalti, il quale meriterebbe paginate di giornale piene di critiche in stile Travaglio; alla fine l’idea che mi sono fatto è più o meno questa. Sicuramente l’Expo parte con ottime dichiarazioni di intenti, ma come tutti i grandi eventi, specie quando si tratta di esposizioni internazionali, è molto difficile o proprio impossibile tenere fuori quella massa di pescecani della finanza e delle multinazionali che decretano quotidianamente gli spostamenti del denaro nel mondo. Se da una parte questa non è una bella cosa, perché ci fornisce l’ennesima prova di quanto denaro e egoismo muovano il mondo, dall’altra è anche una realtà inevitabile. Non voglio dire che non si possa far niente per “costruire un altro mondo”, anzi sono in prima linea a sostenere il contrario, ma effettivamente quando si fanno i conti con le “cose grosse” dobbiamo accettare anche i rischi che comportano; rischi che sono impliciti nel nostro tempo. Quello che dobbiamo capire è che l’incoerenza di Expo è lo specchio dell’incoerenza e delle contraddizioni del nostro mondo.

In questo scenario siamo posti di fronte ad una scelta: “sfruttare” questa opportunità per tentare un rilancio dell’economia, del Made in Italy e sforzarci perché nonostante tutto la Carta di Milano possa davvero servire a qualcosa, oppure bloccare tutto e cedere al “ricatto morale” che la presenza di quei pescecani e delle loro incoerenze comporta. Tra queste due scelte: partecipare senza cedere ai “ricatti morali” o abbandonare cedendovi io scelgo la prima. E scelgo la prima perché sono stufo delle scelte radicali di chi per posizioni ideologiche rifiuta la “mediazione morale” (e fattuale) con il mondo in cui viviamo. Non si può bocciare tutto finché non troviamo qualcosa di moralmente e tecnicamente perfetto, che vada bene a tutti, coerente al 100%, rischiamo di cadere nella “trappola dell’immobilismo”. Trappola in cui l’Italia è racchiusa da tanti, troppi anni. La situazione sarebbe quella della principessa che muore zitella perché nella vita non le è andato mai bene alcun pretendente. Il rischio è che l’Italia muoia da sola in attesa del “principe azzurro”.

Alle volte i fini giustificano i mezzi e se Expo può servire realmente a costruire un futuro più giusto per l’alimentazione globale, per rilanciare l’economia italiana e darci visibilità all’estero, accetto anche che vi partecipino aziende alquanto discutibili, che si spendano fondi pubblici -notare che sono “investimenti” e non “spesa pubblica” fine a sé stessa-, e che si cementifichi più del dovuto. Quello che non sopporto sono tutte le bugie e strumentalizzazioni che leggo negli eventi Facebook, nei manifesti e negli articoli che sostengono i Movimenti NoExpo. Mi fa amaramente ridere sentir collegare Troika e Expo, speculazioni edilizie milanesi e Expo (in un certo senso la più realistica), Tav e Expo, lavoro precario & Expo (questione volutamente strumentalizzata), Palestina e Expo, Fascismo e Expo. Ma sapete di cosa state parlando o state cercando un capro espiatorio per le vostre “frustrazioni ideologiche”?

Pure io, a mio modo, sono molto critico verso la società dei consumi, verso la Milano del business, droga, frenesia, potere, emergenza educativa, malavita e sesso a pagamento; ma l’Expo non è la causa di questo e non è sabotando Expo che si possono cambiare queste cose. Oltretutto chi dice che l”Expo è solo male, dice una grossa bugia. L’Expo 2015 -“nutrire il pianeta, energia per la vita”- è anche milioni di metri quadrati di strutture costruite e che alla fine in gran parte saranno smontate, in altra parte saranno devolute ad associazioni del terzo settore e il resto comunque tornerà a Milano. Accanto ai nomi delle grandi multinazionali l’Expo è anche eco-sostenibilità, buona alimentazione, opportunità di investimento, slowfood, consumo critico, educazione, cultura e molto altro. Ricordiamoci che le esposizioni internazionali hanno sempre lasciato “un di più” alle città che le hanno ospitate, basti pensare alla Torre Eiffel ai tempi dell’Esposizione Universale di Parigi del 1889.

In ultima analisi l’Expo secondo me, in un’ottica meramente italiana, è un tentativo di far qualcosa di grande e “istituzionale” per smuovere l’immobilismo Italiano e da questo punto di vista non vedo perché un premier decisionista come Renzi, pur non essendo stato chi l’ha decisa -l’assegnazione all’Italia risale al 2008-, non debba farsi portatore principale della sua diffusione. Alla fine, detto tra noi, dobbiamo parlarci chiaro e mettere le mani avanti: i conti veri non si potranno che fare una volta giunti alla conclusione di Expo 2015. Ma sprecare un’occasione senza “giocarcela” sarebbe stato sicuramente un grande rammarico per tutti. E io come già detto, sono stufo dell’Italia che decostruisce ogni raggio di novità in nome di un conservatorismo ideologico, un paese che rimanda senza proporre alternative valide, sono stufo dell’Italia che per paura di cambiare sta ferma a lamentarsi. Ma per fortuna in questo caso non posso fare di tutta l’erba un fascio.


Per saperne di più sui Movimenti NoExpo: www.noexpo.org

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