17 Maggio 2022

Il passato parla. Il presente ascolta. Il futuro vede.

Grazie alla collaborazione tra Fondazione Caritas Livorno e Fondazione Ferrovie dello Stato è stato possibile salvare le “carrozze di Via La Pira” volute da quel rivoluzionario Don Nesi che molto operò per il quartiere, trainando e guidando le vite di molti. Il progetto di recupero di questa parte di patrimonio storico ferroviario permetterà inoltre, nei nuovi spazi, la costruzione dell’Emporio Solidale pensato per rivoluzionare il concetto di assistenza alimentare.

Livorno custodiva le ultime tre di una serie (68900- 68903) credute perse da tempo: nella consapevolezza del loro valore storico, culturale e sociale è stata quindi doverosa, quanto fondamentale, la collaborazione tra i due enti per garantire la loro sopravvivenza, il loro restauro e la loro rimessa in funzione.

Sguardi fugaci, incuriositi e commossi hanno accompagnato lo spostamento delle tre carrozze dal lotto di Via La Pira per essere condotte alla sezione Rotabili Storici di Pistoia, dove saranno restaurate e ricollegate alla quarta ed ultima vettura recuperata negli anni Novanta: verranno con lei impiegate come treno storico per usi turistici, film, scopi culturali e divulgativi.


La balestra delle vetture

Queste vetture risalgono al primo Novecento (1906/07) e nacquero in un momento in cui si pensava che il progresso dovesse essere realizzato con forme che dimostrassero, attraverso l’eleganza, le conquiste dell’ingegno umano. È anche per questo motivo che molti dei manufatti antichi si “fanno riconoscere” attraverso i loro dettagli: in questo caso si possono notare la sagoma squadrata della carrozza, le maniglie stondate e il design delle balestre delle ruote, evocativo di linee razionaliste. Chiamate anche “centoporte” per via della presenza di molte porte (una per ogni scompartimento), avevano interni in legno e plafoniere in vetro: varie vetture di questo tipo sono state nel tempo smantellate dopo essere state sfruttate per motivi bellici, medici o infrastrutturali.

Grazie alle mani di Don Nesi e degli operai del Deposito Locomotive di Livorno questa sorte non toccò però

Le carrozze ‘centoporte’ in Via la Pira

alle vetture livornesi che, negli anni ’70, divennero invece protagoniste di un processo di emancipazione sociale attraverso l’istruzione per la generazione figlia del ‘boom’. Queste carrozze sono testimoni di molto più che di un progetto ben riuscito: rappresentano infatti un “compromesso storico” tra il Partito Comunista e la Chiesa, come afferma Giuliano Bagnoli ex presidente del Dopolavoro Ferroviario, al fine di poter istruire il più possibile le nuove generazioni in maniera pratica, paritaria ed effettiva. La svolta avvenne grazie al fortuito intreccio di vite tra le persone giuste: Don Alfredo Nesi, a Livorno dal 1962, entrò in contatto con gli operai del vicino Deposito Locomotive andando di persona a conoscere la realtà del quartiere Corea, ricco solo di campi e miseria. Parroco noto e amato a Livorno, egli “credeva con le mani”, fu una personalità infaticabile e unica. Cresciuto nel fiorentino, ebbe come compagno di banco un altro prete rivoluzionario, Don Milani, e realizzò per il quartiere strutture scolastiche, aggregative ed assistenziali basandosi sulla ricchezza che aveva a disposizione in quel momento, quella umana: cooperando fin da subito con gli operai delle Ferrovie italiane riuscì, in un momento storico in cui vi era un confronto continuo tra la Chiesa e la politica comunista, a coltivare relazioni umani di valore e a realizzare progetti duraturi.

Il punto di partenza per la ricostruzione fu proprio l’istruzione, vista come strumento fondamentale di riscatto ed emancipazione: ciò si concretizzò nell’accoglienza di studenti universitari che non avevano i mezzi per gli alloggi, nell’impostazione di percorsi didattici per età diverse e la creazione di attività laboratoriali ai fini dell’apprendimento.

L’arrivo delle carrozze al villaggio di Corea, Il Focolare 1977
La messa in loco sui binari ad opera della Ditta Bettarini, Il Focolare 1977
Le operazioni di trasporto verso il Deposito, 20/12/21
Le operazioni di trasporto verso il Deposito, 20/12/21

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare tutto ciò in una situazione di estremo bisogno dato dalla mancanza di tutto? Dove insegnare, dove studiare? Nelle carrozze verdi!

La storia ci viene narrata attraverso le testimonianze di operai, ex ferrovieri e responsabili che hanno vissuto in primo luogo quegli anni e grazie a braccia forti, volontà di ferro, grandi cuori e visioni a lungo raggi impostarono il quartiere come luogo del futuro, spiraglio di rinascita da plasmare attraverso azioni concrete per poter ritagliare uno spazio nel mondo. Non passavano molti giorni senza che Don Nesi comparisse in deposito, mangiasse con gli operai, parlasse con loro e fosse un parroco del popolo, un punto di riferimento in un contesto lavorativo prettamente operaio, in fermento e per nulla arido.

Le differenze ideologiche e culturali non mancavano: “operai, falegnami, tornitori, macchinisti…” eravamo “tutti insieme, c’era una gran confusione!” spiega Giovagnoli Bruno, ex operaio ultranovantenne, che ci racconta ancora oggi con energia come si sviluppò spontaneamente il rapporto di collaborazione tra gli operai e la neonata Comunità, che riusciva a far fronte ai bisogni  essenziali grazie proprio alla collaborazione di tutti, adoperando magari i materiali “che entravano ed uscivano continuamente dal Deposito”, sfruttando il tempo, gli uomini e le idee di una realtà lavorativa importante costituita, fra gli altri, da uomini di spessore. Tra questi si ricordano Dino Barontini, esponente del PCI e delegato CGIL dei ferrovieri, Cesare Mantellassi, futuro sindaco di Collesalvetti e infine Gastone Raugi, fratello del Sindaco di Livorno.


Le vecchie carrozze aule accoglienti”, Il Focolare 1978

Durante queste giornate le carrozze attendevano lo smantellamento al deposito finché, magari proprio a tavola, non venne avanzata l’idea dal visionario Don Nesi di averle per realizzarvi degli spazi utili al Villaggio, dove poter far studiare tutti. Nella sua semplicità l’idea del recupero fu disarmante ed entusiasmante: con prontezza labronica vennero attivate le procedure e fu proprio il sodalizio tra Don Nesi e Barontini a rendere attuabile il progetto. Giuliano Bagnoli e Roberto Rinaldi, ex presidenti del Dopolavoro Ferroviario, ricordano il fondamentale operato di Barontini per la realizzazione del progetto, che si interfacciò in prima persona con le autorità locali e nazionali per permetterne la concessione (non per ultimo il Ministero degli Interni e quello dei Trasporti), oltre a restaurarle gratuitamente insieme a tutti gli altri operai per adattarle “alle esigenze che indicava Don Nesi”.

Vagoni medici, il Focolare 1978

La bellezza e la preziosità di questa operazione risiedono proprio nel senso di Comunità e di fratellanza universale che si realizzò: accolte dalla popolazione con sguardi incuriositi e divertiti, le carrozze arrivarono a metà degli anni ’70 ed entrarono subito in attività. Nel 1977 la rivista “Il Focolare” le definì “strutture essenziali del Villaggio” con “il laboratorio legno, i servizi sanitari, la musica e la drammatizzazione”. L’anno successivo si legge che “le attrezzature ambulatoriali dei tre vagoni scolastici” erano state “unificate e centralizzate” e che sul “vagone sanitario” era in avvio un nuovo tipo di attività per la prevenzione sanitaria gratuita che prevedeva la redazione di una cartella medica individuale per ogni bambina/o e ragazza/o del villaggio, vaccini, visite specialistiche e controlli annuali.

Un programma ambizioso che supportò il quartiere attraverso la formazione delle nuove generazioni, lasciando un segno indelebile: ancora oggi gli ex alunni ricordano con affetto i vagoni e lo scuolabus “Lazzaro”, chiamato così perché anch’esso recuperato dalla dismissione, e rivivono commossi ricordi di laboratori di cucito, i quaderni scritti, le ceramiche dipinte, i giochi scout, i libri della Biblioteca dei ragazzi, il legno decorato e la scritta “Scuola Popolare” all’ingresso del treno.

La città di Livorno ha vissuto queste carrozze salvandole la prima volta e dandogli una nuova possibilità di esistere: il 2021 le ha ereditate da decenni che hanno parlato una lingua diversa e visto cambiamenti importanti. Oggi questo nuovo progetto di recupero chiude la parabola di vita labronica aprendo loro la possibilità di essere salvate nuovamente per avviarsi verso un nuovo futuro e creare nuovi ricordi.


Si ringrazia per la collaborazione, il contributo e le testimonianze Giovagnoli Bruno, Bagnoli Giuliano, Rinaldi Roberto, Denardi Giovanni e tutti i componenti del Dopolavoro Ferroviario di Livorno. L’Associazione Don Nesi, la Fondazione FS, la Fondazione Caritas Livorno e tutti i cittadini che hanno contribuito.

R. e M. scelsero le carrozze come set per il servizio fotografico del loro matrimonio
Le operazioni di traposto della seconda carrozza, 20/12/21
Il trasporto della seconda carrozza, 20/12/21
La quarta carrozza, restaurata, presso il Deposito Rotabili Storici di Pistoia
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Chiara Lo Re

Scrivere per documentare, scrivere per imparare, scrivere per comunicare.
Dallo studio al lavoro, dalla curiosità all'immagine, sempre alla ricerca di ciò che ancora non c'è: scrivo vivendo, strada facendo.

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