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Recensione di Fantastic 4

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Recensione di Fantastic 4

f4-characters-poster-usEra lecito aspettarsi qualcosa da Fantastic 4, in quest’era forsennata di cine-comics, che le case di produzione pompano al massimo nelle sale cinematografiche di tutto il mondo; se non altro, questo reboot poteva dimostrarsi nettamente superiore e migliore dei primi due episodi, degli anni 2000, con protagonisti Jessica Alba e Chris Evans (oggi famoso per Captain America e Avengers).

Josh Trank, al contrario, non solo non ha nemmeno terminato l’opera, per forti divergenze creative, stando a quel che si sussurra in giro, ma la sua firma a fine pellicola è una di quelle che possono compromettere una carriera, quando si giunge alla conclusione di uno dei peggiori lungometraggi, dell’anno e del mondo dei fumetti, di sempre.

Partendo proprio da un confronto con le pellicole, mediocri, di Tim Story, queste avevano il grande deficit di proporre una storia banale, lontana dai canoni e dagli stereotipi dei film di adesso, tratti sempre da fumetti, pur tuttavia cercando costantemente di proporre al pubblico una narrazione che portasse ad un crescendo di tensione, con una struttura classica ed un epilogo enfatizzato il giusto da permettere di rimanere colpiti, entro certi limiti, da quel che accadeva sullo schermo.

Trank, per colpa sua o meno, non ci è dato saperlo e nemmeno, in fondo, interessa poi tanto, fallisce anche e sopratutto nella costruzione della storia, partendo da un inizio interessante, che sembra ricordarci i film di Spielberg ed il recente Super 8 di J.J. Abrams, con protagonista Reed e Ben (rispettivamente Mr. Fantastic e la Cosa) che nel garage di casa cercano di dare alla luce una macchina per il teletrasporto. Chiudendo l’occhio sull’irrealtà dei fatti, in fondo sono solo dei ragazzini, sul genio (troppo precocemente) prodigio per la creazione di uno strumento di tale portata, il tutto si sposta sette anni dopo fantastic-four-2015-images-dimensionl’inizio dell’amicizia tra i due adolescenti, e, divenuti ormai adulti, il mondo non impiega molto ad utilizzare le scoperte ed i progetti di Reed basati sul teletrasporto.

Fantastic 4 però non dosa i tempi nel giusto modo, tant’è che per più di metà film sembra di assistere ad una critica verso la scienza e l’utilizzo che determinate macchine, create da scienziati specializzati, non debbano essere destinate poi a terzi per secondi fini, e nel far questo si dimentica la propria natura, snatura, anzi, la propria essenza di cine-comics e intraprende strade estranee difficili da assecondare o elogiare fredde e figlie di una serietà fuori luogo. Perché, sembra paradossale a dirsi, il lavoro di Trank viene meno quando sono i super-eroi a mostrarsi sullo schermo ed i tanto desiderati Torcia Umana, Donna Invisibile non si rivelano come elementi di pregio, fantastic-four-human-torchper un miglioramento generale del tutto, ma una condanna a morte che porta, inesorabilmente, ad una conclusione priva di pathos e adrenalina, una dura prova della scarsezza insita all’interno del nuovo Fantastici 4.

Non funziona per nulla l’elemento “soprannaturale”, ed effetti speciali e colonna sonora non aiutano affatto, tutt’altro che paragonabili a quelli di altre costose produzioni Marvel, così come il cast, tanto poco affiatato (colpa dello script) quanto poco credibile in alcuni momenti o mal gestito. Miles Terrer, che ci aveva deliziato in Whiplash, macchia la propria carriera con un progetto che, si spera, non faticherà presto a dimenticare, mentre Kate Mara e Jamie Bell non riescono ad avere né il tempo né la forza di dimostrare non solo il loro valore, ma di aver presto pienamente dimestichezza con il personaggio e il contesto. Questo perché il film, in generale, cerca costantemente di approfondire i tanti personaggi protagonisti, ben cinque, se contiamo il Dottor Destino, e puntualmente non riesce, in quasi cento minuti, a cucire addosso ad uno solo di essi una personalità carismatica o interessante.

Comprimari e protagonisti, si rivelano, dunque, macchiette o figure di contorno e quel che, solitamente, dovrebbe rappresentare il vero motivo di interesse, vale a dire il villain, in una produzione di tale genere, si mostra ed innalza quale esempio cruciale della mediocrità che costella il lungometraggio di Trank in ogni inquadratura, non perché la regia sia scialba o confusionaria, ma unicamente a causa del fatto che la storia 1429521355_194149non decolla mai, così come, tirandola per le lunghe, anche tutti i buoni propositi, serviti nella prima mezz’ora, cadono in cliché e stereotipi o, peggio ancora, vengono completamente dimenticati nell’epilogo.

Fantastic 4 è uno dei peggiori film dell’anno, perché poteva essere qualcosa di interessante e non aveva nemmeno bisogno di dimostrare poi così tanto, a noi tutti, perché i film precedenti di Story vantavano una scarsa qualità pari a quella dei peggiori B-Movies, ma Trank va oltre, e dà alla luce un prodotto ancor peggiore degli scorsi capitoli, mettendo, forse, la parola fine alle incessanti necessità di voler trasportare la famiglia dei quattro super-eroi sul grande schermo, condannata a rimanere tra le pagine degli albi che li hanno resi celebri. Che fosse un disastro annunciato da tempo, o su cui probabilmente si speculerà quel tanto per gettare lì qualche infamia, è difficile dirlo, la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver visto la pellicola o credere di essersi addormentati e aver fatto un brutto sogno, anzi, quattro orribili incubi.

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Fantastic 4, Marvel, Comics, Miles Teller, Kate Mara,
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