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Recensione di Nymphomaniac Vol. I

Claudio Fedele - 3 Aprile 2014
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Recensione di Nymhomaniac Vol. I

Le voci attorno alla realizzazione dell’ultima fatica di Lars Von Trier vol 1hanno subito fatto il giro del mondo non appena il progetto fu annunciato ai più. Che Nymphomaniac (o Nymh()maniac) sarebbe stato un film che avrebbe fatto parlare di sé alla sua uscita, nel bene o nel male, era una delle certezze più scontate dell’intero panorama cinematografico. Non solo il titolo e la trama, ma poi anche i trailer e le immagini ufficiali sono riusciti a creare immediatamente una schiera di fan da una parte e una massa di critici dall’altra. Oggi, Giovedì 3 Aprile 2014 Nymhomaniac esce finalmente in Italia grazie alla Good Films, che dopo tanti problemi e dubbi è riuscita a far distribuire la pellicola nel bel paese. Si parla ovviamente della versione ridotta, quella a cui Lars ha dovuto lavorare per far si che il suo prodotto venisse proiettato al cinema e non bocciato a priori a causa delle tante scene di nudo e sesso esplicito. Dunque, se siete dei fan del regista Danese o se appartenete a quella schiera di curiosi che si diletta a leggere gli articoli della redazione vi invitiamo a continuare a leggere e scoprire così le nostre impressioni sul primo volume dell’ultimo lavoro fatto da Trier.

In una fredda serata invernale Seligman (Stellan Skarsgard), uscito per comprare da mangiare, trova a terra, priva di forze e ferita, Joe (Charlotte Gainsbourg) una donna di cui non sa niente ma che spinto dalla pietà e dalla bontà d’animo decide di aiutare. Una volta entrati nella casa di quest’ultimo la donna decide, sebbene ancora debole e malconcia, di raccontargli la sua vita ed il perché si sia ridotta in quelle condizioni. Inizia così, Joe, a narrare la sua esistenza da ninfomane nella società.

L’attesa che si è creata attorno a questo lungometraggio, anche per chi scrive questo articolo, è stata davvero alta, così come altrettanto considerevoli erano la voglia di scoprire cosa Trier avesse voglia di narrare stavolta dopo il magnifico Melancholia, ma sopratutto il come l’avrebbe raccontato.vol 2 Ebbene il regista europeo riesce a catturare subito l’attenzione e farci capire, dopo soli pochi minuti che quello a cui andiamo in contro non è assolutamente un film sul sesso o una pellicola porno, ma una storia che vuole parlare dell’esistenza, delle paure e dei desideri che vivono in ognuno di noi, dove sarà la sensibilità del cineasta a farla da padrone. Dietro quindi l’espediente della dipendenza sessuale di Joe si trova un mondo ed una visione dell’essere a cui Lars ha già abituato tutti noi e che è indubbiamente uno specchio intimo di come il regista vede la vita dell’uomo fatta di costanti ricadute e crisi ed al contempo della ricerca del piacere e della sicurezza. Questi binomi vengono costantemente riproposti anche attraverso la musica in questo caso, qui infatti si alternano sequenze hard rock con sezioni accompagnate da musica classica.

La vicenda è narrata, attraverso tutta una serie di analessi e suddivisa in capitoli (metodo già usato in altri film), da Joe, la quale racconta all’anziano Seligman, che è possibile identificarlo come lo spettatore casuale, la sua vita dalla nascita fino al presente. Questo primo volume rappresenta dunque il biglietto di ingresso, nonché un primo assaggio, vol 3della storia di questa donna tanto comune quanto simbolica che passa dalla scoperta della sua sessualità fino alla consapevolezza della sua psicologia e del suo io, dei suoi limiti e dei suoi desideri a cui non può (o si vuole) opporsi. Un lavoro raffinato, che chiama in causa tutti i temi presenti nel cinema di Trier a partire dalla religione fino a giungere alla musica, l’arte, il rapporto mutevole tra l’essere umano e gli altri, l’egoismo, il senso di colpa, la matematica e la psicologia, un viaggio che cerca di portare a galla le varie sfaccettature della donna senza né fare scandalo né apparire scialbo.

Vi è, tuttavia, un punto debole in tutto questo, che va ricercato nel modo in cui non tanto l’opera si mostra a noi nella sua complessa semplicità, quanto piuttosto al modo in cui è stata presentata e proposta in precedenza dai mass media. Alla fine della prima parte infatti il tutto appare fin troppo contaminato da agenti esterni, che hanno limitato non solo la messa in scena in generale ma anche il messaggio forte che il regista ci vuole mandare. Nymphomaniac vol. I è proprio come un bel dipinto realizzato a metà, una grande composizione incompleta, una storia di cui si ha solo poche pagine e su cui è difficile trarre le conclusioni concrete. vol 4Il problema più grande che si identifica alla fine non si trova assolutamente nella sceneggiatura o nella tecnica, ma nella scelta di voler spezzare il lavoro in due parti, penalizzando di gran lunga la prima che non solo appare inconcludente (come è logico aspettarsi) ma si rivela essere, essenzialmente, priva del giusto pathos tanto che le scene finali non godono di un climax perfetto per poter far compiacere appieno lo spettatore; di fatto, forse chi amerà questo film rimarrà amareggiato per questo assurdo cliffhanger, mentre chi lo detesterà rimarrà ancor più deluso per il modo in cui si giunge ai titoli di coda magari portando a criticare tutto ciò in modo inappropriato. Sarebbe stato di gran lunga più logico offrire la pellicola, con i suoi tagli e revisioni, nella sua completezza invece di dare a noi tutti un solo primo tempo su cui far degli encomi o critiche che si reggono parzialmente su due ore scarse. Questa scelta poi appare ancor più banale se andiamo a vedere la data di rilascio dell’ultima parte del film che fino ad oggi è fissata al 24 Aprile in Italia.

Nymph()maniac Vol. I, nel complesso, è un film che proprio come Melancholia, Idioti e Antichrist, vuole portare lo spettatore a conoscere il mondo di Trier e lo fa senza cadere nello squallido elemento estetico né tanto meno ricercando una storia che punta tutto sul far scandalo. Ci sono, come è sempre stato giusto aspettarsi, numerose scene di nudo esplicite, ma tutto questo viene messo in secondo piano grazie al talento del danese e alla bravura degli attori tra cui spicca la giovane Stacy Martin, perfetta nel ruolo di una Joe giovane e ribelle.Nymphomaniac_Volumen_1-404377727-large Con Nymph()maniac Vol. I Lars Trier ci apre le porte a quello che forse rimarrà il suo film più discusso e più bello, anche se per adesso queste rimangono solo supposizioni a causa delle poco condivisibili scelte della produzione il cui intento è stato quello di voler per forza fare di questo lungometraggio un prodotto facile e alla portata di tutti snaturandolo e dividendolo, rompendo la magia e la ferocia di cui è intriso l’ultimo lungometraggio del danese. Per trarre le giuste conclusioni e dare un voto aspettiamo dunque fine aprile, poiché solo allora capiremo il tutto nella sua essenza (avvertiamo dunque tutti voi che la valutazione data a questa prima parte è del tutto parziale e relativa). Per adesso ci troviamo davanti ad un film più che buono con un potenziale enorme, ma che rimane purtroppo ed ingiustamente incompleto.

Claudio Fedele