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Posta dei Lettori - 3 Novembre 2016

Dopo la Tempesta di Armando Punzo al Teatro Verdi di Pisa

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15 settembre 2016-Paolo Dario-Fondazione memorie cooperative, a cura di Ruggero Morelli

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Una lezione magistrale, una iniezione di ottimismo, consapevole delle difficoltà date da una cultura conservatrice che teme l’immigrazione e l’innovazione.

Il modello economico industriale che consente la chiusura di una azienda sita nella nostra città,  dall’oggi al domani- Trw e Tirseo – deciso in Canada o in  Pensilvania  con un tratto di penna di un cda sconosciuto, è fallito.

Nei nostri territori ci sono centri di ricerca, università, industrie che possono rendere capaci di produrre qui nuovi manufatti che siano i migliori del mondo ed attraggano investimenti  rendendoci liberi di decidere il nostro lavoro e futuro.

La scuola Sant’Anna da tempo si dedica a formare ingegneri non tanto capaci di elaborare le decisioni quanto di essere loro imprenditori : inventori/ricecrcatori/imprenditori.

Negli anni recenti sono stati realizzati alcuni centri per la ricerca che hanno ottenuto risultati riconosciuti in tutto il mondo: biorobotica, softrobotics ecc. a Pontedera, a Livorno, a Peccioli per impulso della scuola Sant’Anna. Vedi su fb ‘’Istituto di biorobotica’’ e la presentazione del polpo,  realizzato a Livorno, sulla rivista Spectrum.

E sono in corso collaborazioni per progetti già finanziati come  CENTAURO con Piaggio.Vedi : http://www.sssup.it/news.jsp?ID_NEWS=5004&GTemplate=default.jsp

Altri con università e centri di ricerca in Svizzera, in Cina ed in Corea. Vedi al sito del Sant’Anna.

Non è più tempo di mirare al posto fisso dipendente  e tranquillo, negli enti pubblici o in banca, ma è il tempo della ricerca ed il coraggio di produrre noi quanto necessità per migliorare la sanità, qualità della vita, delle comunicazioni, dei trasporti, del riciclo di rifiuti, ecc.

Così, con la produzione ci sarà poi la manutenzione e cura dei prodotti.

Lo scopo guida deve essere la creazione di nuova occupazione contro fenomeni come ad esempio il bancomat o Amazon che hanno ridotto e di molto il lavoro dell’uomo.

Una prerogativa che ci può dare una marcia in più è la cultura umanistica che sta alla base anche degli studi tecnici; questo fa si che i nostri laureati, ricercatori siano migliori di quelli usciti dalle scuole americane o asiatiche; quindi non lasciamo fuggire i nostri ma educhiamoli a inventare e produrre qui quei componenti che rendono le macchine intelligenti – i mems da applicare ai treni, alle ruspe, alle gru ecc. –

Come: con una azione pubblica che indichi mete molto ambiziose e le finanzi – i soldi ci sono – per ‘’costringere’’ industria e università/centri di ricerca a collaborare per ottenere i risultati tali da rendere questa nostra aerea appetibile per  investimenti e capace di sostenersi.

L’altro fattore è il tempo. Occorre tentare di realizzare un nuovo processo che nell’arco di tre-cinque anni dia risultati.

Peraltro è pacifico che anche in passato le grandi aziende hanno sfruttato le ricerche finanziate dalla parte pubblica. Vedi ‘’Lo Stato imprenditore’’ di Marana Mazzucato

Esempio: proporre di creare un centro sanitario all’avanguardia per nuove tecniche, oppure un centro per la rottamazione delle navi o scomposizione di oggetti (come si stanno progettando a Scapigliato e Piombino). O lavorare per la logistica in funzione dell’attività portuale.

Nelle slides del progetto New deal 2.0 si trovano in elenco ben 12 settori di possibile intervento con le relative indicazioni specifiche .

Vedremo se il PRS si avvarrà di queste indicazioni.

ps

Carmine Fotina – Il Sole 24 ore 13 sett. pag.10 :

…..Cruciale infine il dialogo tra mondo della ricerca e imprese:da qui il finanziamento a 900 dottorati di ricerca specializzati (di cui 100 sui big data), il potenziamento del cluster nazionale fabbrica intelligente e la creazione soprattutto di «competence center» legati a poli universitari di eccellenza – i  poltitecnici di Milano, Torino e Bari, l’università di Bologna e il Sant’Anna di Pisa – a cui affidare il compito di fare formazione e sperimentare con le imprese le nuove tecnologie 4.0. Per irrobustire questi poli d’eccellenza potrebbe essere prevista una dote di 100 milioni.

Ruggero Morelli