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Ridotti alla stampa: la denuncia dei membri del Parlamento degli studenti.

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Il Parlamento Regionale degli Studenti della Toscana è un istituzione democratica del Consiglio Regionale della Toscana, indipendente da qualsiasi formazione partitica, composto da 60 ragazzi eletti nelle scuole secondarie di secondo grado. Si tratta di un organo istituzionale a tutti gli effetti e come tale dispone di un ufficio di presidenza, un presidente, due vicepresidenti e soprattutto un chiaro regolamento. Nasce per dare ai giovani la possibilità di far sentire la propria voce, dedicando tempo alla politica e al servizio, ma negli ultimi tempi qualcosa non sta funzionando.  Parlare di democrazia, oggi, ci sembra impossibile.  Ciò che inizialmente si presentava come iniziativa positiva, volta al miglioramento delle condizioni di tutti gli studenti (circa 140.000 in Toscana), si è lentamente trasformata in una sorta di trampolino di lancio per pochi, che nel loro stato di assuefazione da gloria e nomea hanno dimenticato il loro compito, hanno dimenticato che fare politica non è servirsi degli altri ma servirli.
Non vogliamo cadere negli errori dei nostri padri e non sentiamo nostro questo modus operandi; non vogliamo che la nostra democrazia degeneri in oclocrazia e siamo convinti che non sia mai troppo tardi per cambiare le cose. Abbiamo presentato all’ ufficio di presidenza una mozione di sfiducia nei confronti del presidente Bernard Dika, allegando opportune documentazioni. Questa è stata approvata ed abbiamo in seguito richiesto una seduta plenaria, per poterla discutere con tutti i parlamentari e prendere una decisione in merito.
Oggi ci sentiamo presi in giro: la seduta è stata convocata nel pomeriggio di venerdì 5 maggio per lunedì 8 maggio alle ore 15.00, in una scuola superiore della città di Firenze. Questo avviene in maniera del tutto illegittima, dato che per legge la seduta deve svolgersi nell’aula consiliare della Regione Toscana, (fornita di microfoni e telecamere utili alla registrazione di ogni intervento da parte dei parlamentari), salvo diversa comunicazione da parte dell’ufficio di presidenza e non, come è avvenuto, per iniziativa autonoma della presidenza.
Tutto ciò fa pensare ad un’infima strategia: una mozione di sfiducia infatti per poter essere approvata necessita dei due terzi dei parlamentari; comunicando la riunione tre giorni prima e convocandola per il pomeriggio, difficilmente tutti potranno presentarsi. Queste circostanze ovviamente non si erano mai verificate in precedenza. Coincidenze? Ed ancora il fatto che venga svolta nelle aule di un normale istituto nasconde la discussione dall’occhio della stampa e impedisce che ogni dichiarazione possa essere registrata.

Ebbene noi non ci arrendiamo. Tutto questo non può passare sotto silenzio, se non sarà il voto di molti a dimostrare che c’è chi ancora crede in una politica nuova, giovane, lontana da chi cerca microfoni e telecamere, allora chiediamo che siano i giornali a renderlo noto. Noi non ci stiamo più, siamo stufi della politica da salotto.  Non chiediamo promesse, ma esami di coscienza; non vogliamo riflettori puntati addosso, ma occhi attenti su queste poche righe; non vogliamo tacere perché non lo riteniamo giusto e ciò che non è giusto deve essere denunciato. “Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza.”