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“Guernica”. Un’allegoria del dolore

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Correva l’anno 1937, precisamente il 26 aprile 1937, quando la città basca di Guernica venne crudelmente colpita da un bombardamento aereo ad opera della Legione Condor e il supporto dell’Aviazione Legionaria Fascista. Accadde all’epoca della guerra civile spagnola. I tedeschi, sotto il comando di Hitler, attaccarono la città per appoggiare i tentativi di Franco nel rovesciare il governo legittimo della Repubblica Spagnola. Guernica fu la prima città nella storia a subire un bombardamento aereo. Le conseguenze furono devastanti. Migliaia di civili persero la vita e in un attimo divenne tutto fumo e cenere, morte e desolazione.

Nello stesso anno, a Parigi si era aperta l’Exposition Internationale des Arts et Techniques, una grande fiera che faceva riferimento alla modernità delle tecniche dell’epoca e alla volontà di un’umanità trionfante e felice. Ma accanto alle tematiche utopiche e positivistiche, il quadro a dominare simbolicamente ed emblematicamente di fronte a tanto socialismo – forse proprio per il suo contenuto fortemente significativo e opposto rispetto all’esposizione – fu Guernica di Pablo Picasso, esposto nel padiglione della Spagna Repubblicana. Un gigantesco omaggio al paese basco massacrato dall’orrore delle bombe, un capolavoro della maturità del pittore spagnolo. Un dipinto che esprime tutta l’opposizione di Picasso nei confronti dei regimi totalitari. Su volontà di Picasso stesso di non far esporre Guernica in Spagna fin tanto che ci fosse stato il regime franchista al potere, il dipinto fu ospitato per molti anni al MoMA di New York e tornò in patria solo nel 1982. Oggi è conservato al Museo Reina Sofia di Madrid.

Guernica non contiene nessuna allusione a fatti concreti, ma costituisce un allegato generico contro la barbarie e la violenza della guerra. La grande tela evoca l’orrore che ha rappresentato la Guerra Civile spagnola, così come si fa premonitrice di quello che sarebbe accaduto nella Seconda Guerra Mondiale. Picasso si serve della tecnica cubista – quindi del suo “mostrare le cose” da un punto di vista sia frontale che laterale, della giustapposizione di rappresentazioni piatte e di figure con un proprio volume – per la realizzazione di quello che inizialmente era stato concepito come un grande murale. Lo spazio descritto è l’interno di un’abitazione sventrato dalla forza devastatrice delle bombe; le figure e gli animali sono sofferenti, afflitti, rappresentati insieme a sottolineare come sia uomo che bestia condividano lo stesso destino, lo stesso dolore. Le guerre del Novecento entrano nelle case così come nelle stalle, senza risparmiare niente e nessuno. Il colore è completamente assente e a regnare è il bianco e nero, per accentuare la carica drammatica dell’episodio.

Guernica Uni Info NewsVi sono inoltre molti rimandi classici nella grande tela: la madre col bambino, situata all’estrema sinistra del dipinto, è a tutti gli effetti un richiamo alla Pietà, mentre il toro richiama alle antiche tauromachie e l’ultima figura a destra, l’uomo in fiamme, rimanda alla posizione della Maddalena di molte crocifissioni, dove la disperazione è trattata in modo spettacolare.

Guernica si trasforma in un’allegoria del dolore, di una sofferenza profonda e condivisa da tutti, uomini, donne, bambini, animali.

Oggi, 79° anniversario dal tragico bombardamento della città, ricordiamo questa pietra miliare nella storia dell’arte contemporanea, un grande contributo da parte di un grande artista. Ma oggi, a distanza di 79 lunghi anni, c’è da chiedersi: le cose sono veramente cambiate da allora?

 

Annalisa Castagnoli