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Industria 4.0: “When the fastest dominates the strongest” – E. Falcucci

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When the fastest dominates the strongest

L’industria 4.0 viene considerata da molti come la quarta rivoluzione industriale.

La prima è stata ai tempi del binomio vapore-carbone grazie al quale si è si è affermato il sistema fabbrica.La seconda è ricordata indubbiamente per l’avvento dell’elettricità , l’applicazione tecnologica della scienza, mentre la terza, quella che fino a poco tempo fa era riconosciuta come la rivoluzione che arrivava fino ai giorni nostri, è stata caratterizzata dai computer, il telefono mobile, l’energia nucleare, l’era della digitalizzazione.

Questa quarta rivoluzione industriale non ha ancora un aspetto preciso, per questo vengono raccolti sotto il nome di industria 4.0 diverse denominazioni che sottolineano un aspetto particolare di questo processo, come “smart manufatcuring”, cloud manufacturing (CMfg), Internet of things ( IoT), advanced human interface (AHMI) e altre numerosissime sigle che portano ad un unico risultato finale : il mondo è cambiato e sta cambiando.

Banalizzando si dice che sarà solo una piccola modifica del sistema fabbrica, gli operai verranno sostituiti da dei robot, tutto sarà più fluido ed automatizzato ;no non è così.

E’ sbagliato perché sarà una rivoluzione che cambierà il modus operandi di concepire all’origine i prodotti, e ciò, toccherà tutta la popolazione. Di fatti il passaggio evidente sarà riscontrabile soprattutto nel passaggio dai mercati di massa ad una personalizzazione di massa.

Ecco che quindi questa rivoluzione , come in ogni cambiamento, ha due facce della medaglia.Se questa verrà fatta bene le macchine andranno a sostituire tutti i lavori più pesanti e noiosi di una catena di montaggio e gli umani si potranno spostare, finalmente, a gestire mansioni più interessanti e stimolanti.Se, invece , questa rivoluzione venisse sviluppata male , i risultati potrebbero essere disastrosi e i fenomeni di luddismo , della prima rivoluzione industriale, saranno solo un preambolo catastrofico.

In realtà le rivoluzioni industriali creano comunque opportunità e un aumento di profitti. I vantaggi economici devono essere guidati nelle opportune direzioni da chi governa per evitare squilibri sociali. Il punto chiave della rivoluzione industriale è la gestione della distribuzione delle ricchezze che vengono generate.

La proporzione macchina sta a fabbrica come operaio sta a licenziamento non è per forza vera. Si sono dimostrati casi in cui, grazie alla maggiore efficienza produttiva industriale, generata da chi aveva come punto di forza nella sua offerta il sostituire gli operai con le macchine, paradossalmente si tendeva ad assumere più persone.

Una caratteristica propria di questa quarta rivoluzione industriale è che l’innovazione tecnologica stavolta non rivoluziona soltanto l’ambito strettamente produttivo.

Il marketing, area basilare in ogni attività economica e non, può permettersi di progettare e concretizzare personalizzazioni ad hoc , il settore dei trasporti sarà ancora più efficiente grazie alle consegne pseudo-immediate attraverso droni, il settore automobilistico sta inserendo ed inserirà personalizzazioni sempre più bizzarre e specifiche (Tesla ne è un esempio).

È difficile dire dove ci porterà questa Industria 4.0. Già oggi però sono evidenti i segni di una più facile e diffusa accessibilità ai prodotti, di una maggiore rapidità di comunicazione, ma anche una rapida obsolescenza, che richiedono risposte e decisioni rapide, grande flessibilità. Lo schema tradizionale della grande azienda strutturata suddivisa in reparti complessi con una precisa distribuzione di mansioni rischia di trasformarsi in un “ goffo elefante “ incapace di destreggiarsi su un cammino agile. Le pmi  hanno da questo punto di vista un’opportunità di adeguarsi rapidamente ad un mercato crescente e variegato.

Ecco che quindi, a fronte di tutti questi cambiamenti chi riuscirà a cavalcarli senza farsi schiacciare sarà di nuovo il più competitivo.

Diventa obsoleto il concetto in cui la potenzia più grande sovrasterà quella più piccola , di fatto come afferma Klaus Schwab ( fondatore del World Economic Forum) In the new world, it is not the big fish which eats the small fish, it’s the fast fish which eats the slow fish.

Edoardo Falcucci