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google+ - #askvenezia71Claudio Di Biagio, giovane romano, creatore del noto canale Youtube Nonapritequestotubo, che, con la sua accattivante simpatia, 4 anni fa è approdato sugli schermi dei computer di milioni di ragazzi spopolando nel web. Partì con un’esilarante parodia del film Eclipse della saga di Twilight, e, dopo anni di duro lavoro, sta coronando il suo sogno di regista passo dopo passo. Un ragazzo di una bellissima semplicità, umile per indole e per scelta, che alla domanda inerente alla sua carriera risponde “Quale carriera? Sono solo all’inizio!”. Claudio ci catapulta nella sua realtà, apparentemente distante chilometri da noi, grazie alla sua sincerità e alla fantastica capacità di farsi conoscere per come è veramente, e chissà…magari ispirerà qualcuno a tal punto da seguirlo nel web!

 

-Che cosa voleva fare Claudio Di Biagio da bambino?

Claudio: L’architetto! E’ un po’ la stessa cosa del regista, no? Sono sempre stato affascinato dal controllo delle cose più grandi di me e delle proporzioni delle immagini. Poi è nata la passione per il cinema. Direi che non c’è stato un momento preciso nel quale ho capito che volevo intraprendere la strada del regista, è stata un po’ una risultante di molti momenti ed esperienze vissute.

 

-Come mai sei partito con Youtube? Avevi un obiettivo particolare?

Claudio Di Biagio

Claudio Di Biagio

Claudio: Molti credono che abbia iniziato con Youtube, in realtà faccio questo lavoro da quando avevo sedici anni e Youtube è stato semplicemente uno dei passi, una delle tante cose che mi sono successe, forse il passo più drastico, ma sicuramente uno dei più significativi. Il buttarmi nel web è stato il risultato di una forte necessità di esprimermi come artista e una passione innata per la telecamera, ed è diventato per me un’occasione per sperimentare e dimostrare che sto imparando. Iniziare è stato possibile soprattutto grazie al fatto che ho avuto un grande mentore, che purtroppo manca alla maggior parte delle persone, che mi ha fatto comprendere a pieno cosa significasse lavorare e soprattutto imparare a lavorare. Lui mi ha tirato fuori il talento, ed io ho coltivato la passione. Così ho aperto il mio canale: Nonapritequestotubo. Non chiedermi il motivo della scelta del nome perché non lo so, probabilmente un gioco di parole o qualcosa del genere. Se potessi tornare indietro lo chiamerei semplicemente con il mio nome, anche perché adesso non c’è più bisogno di identificarsi con un nickname in rete, e soprattutto mi piace presentarmi come “Claudio” e basta. Credo sia importante farsi conoscere per come siamo realmente, senza maschere.

 

-Con Youtube abbiamo visto un Claudio attore…perchè non darsi alla recitazione?

Claudio: Perché io non sono un attore, io sono me stesso e sono bravo in ciò, come ognuno di noi. Ho però una sensibilità particolare verso gli attori che mi aiuta a compiere al meglio il mio lavoro da regista, in modo da poter delegare la mia visione alla capacità altrui, per far entrare l’interprete a pieno nel personaggio. Che poi potenzialmente ognuno di noi può fare un sacco di cose, ma non credo che nella vita ci sia il tempo per farne bene due. Dobbiamo essere capaci di scegliere la cosa che più ci smuove dentro, che ci fa vibrare, ed io ho scelto la regia. Non mi immagino di andare in giro a recitare o cantare qualcosa; mi immagino invece di inquadrarlo quel qualcosa, di dirigerlo e di comporlo così da mostrare a tutti la mia prospettiva.

 

-Da questo tuo emergere da Youtube sei arrivato alla regia di due film: “Andarevia” e “Vittima degli eventi”. Che ci dici delle due esperienze?

Claudio: Sono state due occasioni estremamente diverse fra loro per molti motivi. Andarevia , che mi venne

Vittima degli eventi

Vittima degli eventi

proposto da Rai Cinema, fu un’esperienza fuori dalla mia sfera creativa, o comunque dal mio potere decisionale, e devo dire che sono stato incredibilmente felice perché ho potuto imparare, a soli 23 anni, com’è la vita sul set, comprendendo a pieno cosa significhi fare il regista. Vittima degli eventi è stata più uno sfogo personale verso un argomento che mi sta a cuore e un personaggio che adoro e adorerò per sempre: Dylan Dog. La cosa bella delle due regie è che entrambe hanno rappresentato una crescita personale, che è l’obiettivo fondamentale da ricercare in ogni progetto, cosa che sto cercando di trasmettere attraverso i miei prodotti audiovisivi.

 

-In questo tuo percorso senti di avere avuto tante occasioni esterne o di essertele create?

Claudio: Credo un po’ entrambe le cose, perché alla fine mi sono creato molte occasioni, ma ho sempre saputo cogliere al volo quelle esterne. Ciò che mi preme di sottolineare è che bisogna imparare a muoversi ed a essere ingegnosi se si vuole lavorare. Rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Il problema è che la vostra generazione è stata cresciuta con questa campagna elettorale per il sogno: sembra che nella vita basti averne uno e il gioco è

Da sinistra: Guglielmo Scilla, Claudio Di Biagio, Matteo Bruno. Amici nella vita e nel lavoro

Da sinistra:
Guglielmo Scilla, Claudio Di Biagio, Matteo Bruno
Amici nella vita e nel lavoro

fatto. Si leggono le parole sogno e passione ovunque, spesso dette da persone che ce l’hanno fatta, persone dalle quali allontanarsi al più presto. Non è così. Non è facile come vogliono farvi credere. Abbiamo così tanti stimoli, troppi direi, che ci inculcano l’idea che possiamo arrivare dovunque solamente con la passione e quindi realizzare i sogni nel cassetto. Non è assolutamente così! Tu devi stare lì e, mosso dalla passione, farti il mazzo dalla mattina alla sera. Poi, dopo che ti sei fatto le tue esperienze, dopo che ti hanno dato contro, dopo che hai sbattuto la testa, lentamente arriveranno le soddisfazioni a dare un significato allo sforzo compiuto. Questa è la verità. Bisogna essere molto realisti, senza illusioni. Personalmente, parlando con molta umiltà, non ho mai avuto un’agenzia che mi consigliasse cosa fare e cosa non fare, né parenti o amici nel mondo dello spettacolo che mi spingessero. Sono io che con la mia intraprendenza e la voglia di andare avanti ho sempre cercato di sperimentare al fine di iniziare, a poco a poco, a guadagnarmi i miei soldi e crearmi il mio futuro da zero. Tutto ciò mi ha fatto capire in modo concreto che i sogni e la passione non bastano se a sorreggere tutto non c’è un duro impegno.

 

-Che consiglio dai ai giovani che vogliono intraprendere la strada di Youtuber?

Claudio: Posso dare loro il consiglio che ho seguito io e continuo a seguire: fare, sperimentare ed andare oltre i propri limiti. Quasi una banalità, ma spesso le più grandi banalità nascondono le più profonde verità. Inoltre un altro fatto estremamente importante è accertarsi di avere sempre un messaggio da trasmettere. Non sempre chi fa video su Youtube, chi comunica attraverso i social media o chi fa arte in generale, lo fa cercando di trasmettere qualcosa, e non parlo di messaggi super impegnati, parlo di comunicare ciò che ti ha spinto a creare il prodotto e a esporlo al mondo. E’ necessario quindi avere uno spessore, altrimenti non vali niente e non resisti alla crudeltà del tempo.

 

-Secondo te che differenze ci sono tra televisione e web?

Claudio: Sicuramente la prima che salta all’occhio è che la tv è un atto passivo che consiste nell’ assorbimento

Cast della web series "Freaks" che Claudio Di Biagio ha diretto

Cast della web series “Freaks” che Claudio Di Biagio ha diretto

di un media, molto spesso falso e architettato. Il web è l’esatto contrario, almeno si spera, poiché è caratterizzato da questa fantastica libertà che hai, libertà di essere te stesso e dire ciò che vuoi. Credo che in Italia purtroppo la tv sia ancora un media radicato nella nostra quotidianità, e ciò significa che fondamentalmente tu non puoi prescindere da quel tipo di qualunquismo che caratterizza la realtà televisiva. Questo fenomeno di generalismo è arrivato anche in web e questa cosa si vede soprattutto al livello commerciale: c’è chi come me condivide sinceramente con il pubblico i propri progetti e chi non lo fa, nascondendo la reale falsità di certi personaggi pubblici architettati solamente per scopi economici.

 

-Aspettative per il futuro?


Claudio
: Come prima cosa comprarmi casa! Un regista deve essere tranquillo come tutti i lavoratori, senza avere paura di non avere un tetto sopra la testa. Casa a parte, mi aspetto di fare il mio cinema, non un cinema fatto di fretta, solo per incassare, ma un cinema vero e personale. Io non ho fretta, nessuno dovrebbe averne, bensì bisogna avere la voglia di fare le cose, la smania di fare le cose bene e in modo corretto.

 

-In conclusione, nella tua recente recensione del film “La grande bellezza “, hai parlato di mal-interpretazione dell’arte e di potenziale rinascita del cinema nostrano: come può l’Italia sostenere il passo del cinema internazionale?

Claudio: Prima di tutto c’è da dire che dovremmo cambiare la visione del cinema italiano, dal momento che il tipico regista italiano o crea un prodotto completamente insulso per l’Europa, o fa qualcosa di totalmente autoriale e non vendibile all’Europa. La mia critica a La grande bellezza era riferita al fatto che non lascia spazio a livelli di diversi di lettura da quelli che ti da. Credo che la pellicola giovi esclusivamente a Sorrentino, e non al cinema italiano e ai giovani registi, e ciò vuol dire che il prodotto è stato concepito in funzione di vincere l’Oscar. Per poter segnare una rinascita cinematografica c’è bisogno di qualcosa che possa essere un manifesto generazionale di un cinema che ha bisogno di urlare delle novità, e La grande bellezza non è niente di nuovo. C’è bisogno di un cinema fresco e reale.