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La perdita di individualità in gesti individuali: profilo dell’odierna manifestazione.

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Sappiamo che fu Cartesio il teorico del famoso aforisma “cogito ergo sum”. Sostanzialmente, anche a fronte di un dubbio metodico che coinvolgesse ogni aspetto dell’esistenza, finanche la natura umana, il fatto stesso di dubitare permetteva all’uomo di emergere come essere pensante e certamente esistente nel mondo.
Si trattava di un pensiero fortemente innovativo, il quale includeva l’uomo come epicentro della realtà in un’epoca di profonde trasformazioni.

Mi chiedo se sia, ad oggi, ancora valido questo principio. La risposta temo sia, in molti casi, negativa.

Non sono mai stato un manifestante attivo, quindi le mie parole sono quelle di un profano, di un ragazzo che non ha mai vissuto l’ambiente della “piazza”. Tuttavia ho una fortissima convenzione etica, e morale, che guida il mio agire di cittadino.
Qualsiasi idea io faccia mia, dal sapore schifoso dei broccoli alla difesa del sistema democratico, voglio che sia profondamente mia. Voglio che l’idea che sostengo e difendo non abbia soltanto un corpo all’interno del quale trova un mezzo di espressione, ma abbia anche un volto. Soltanto attraverso un volto riesco a personalizzare davvero l’idea in un contesto pubblico.

Se capita di discutere, col vicino di casa, con un amico, con un avversario politico, con un professore, amo metterci la faccia. Sapere che le conseguenze di quanto dico ricadranno sulla mia persona: ho difeso quest’idea – oppure l’ho criticata duramente – ma sempre nell’ambito di un rapporto frontale dove con orgoglio difendo la mia individualità e la mia capacità di asserzione.

Dubito che le idee siano delle monadi. Piuttosto, credo fortemente che siano delle basi per suscitare una discussione, un approfondimento, collettivo e personale ma sempre rivendicando la propria individualità. Solo così le idee diventano vive: diventano vive quando hanno uomini e donne che si battono per esse.

 

E’ per questo, che non capisco parte delle manifestazioni violente che in tutto il mondo esistono. Ammetto che certe manifestazioni possano essere anche violente: fa parte dell’animo umano, non siamo tutti santi e pacifici, può accadere. Certe volte sono anche necessarie. Lo Stato esiste anche per questo.
Ma non capisco come mai alcuni manifestanti debbano presentarsi in piazza costantemente col volto coperto. Dovrebbe essere il contrario. Proprio perché ho fatto mia un’idea (spesso radicale), che decido di difendere in maniera radicale, dovrei aver voglia di metterci la faccia.
La mia idea è talmente forte, la mia fedeltà ad essa talmente radicata, la mia fiducia in essa talmente in grado di condizionare il mio agire, che non temo alcuna conseguenza. “Io agisco nel giusto, no matter what”. Credo agirei così.

Temo che il fenomeno sia quello di una perdita di individualità in gesti individuali: assistiamo al rifiuto di personalizzazione, e quindi di definizione, di un’idea soltanto perché non capaci di radicarla in noi al punto tale da difenderla “a viso aperto”. La massa assume contorni genitoriali: assistiamo a fenomeni di promozione di idee spesso radicali senza un volto a difenderlo, consci della pericolo di poterne “pagare le conseguenze”, e la folla diventa un’amorevole placenta materna dove si ricerca l’impunità. Menti anche brillanti che rischiano di diventare corpi vuoti.

 

E’ un peccato.. chissà cosa ne penserebbe Cartesio.