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Ecco chi sono e cosa hanno da dire gli studenti delle Enriques

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Celeste Bartolini, Consulta degli Studenti di Livorno, 18 anni

  1. Sono trascorsi 6 giorni di protesta continuativa. Quali sono le vostre ragioni?

Le motivazioni sono poche ma cruciali: la prima è che dobbiamo risolvere l’emergenza Enriques, che non possiede attualmente una struttura sicura e a norma dove i ragazzi possano andare a fare lezione. O quantomeno avere una disposizione d’orario decente. Il motivo per cui si sono unite così tante scuole è che il problema è generale, comprende tutti gli istituti di Livorno, della Provincia e della Regione e di conseguenza anche tutte le strutture scolastiche nazionali: è un problema che coinvolge tutti e per il quale bisogna farci sentire e non essere più indifferenti.

  1. Come sono nate le proteste? Come e quando avete deciso di iniziare a scioperare e manifestare?

Le proteste sono iniziate a seguito della nascita dell’emergenza Enriques, che si ritrova senza una struttura sicura dove andare, e quindi gli studenti allo sbaraglio non sapevano dove fare lezione in maniera consona. La mancanza di una struttura edilizia adeguata, di strutture non fatiscenti, ha portato quindi anche le altre scuole a manifestare: i motivi hanno accomunato tutti gli istituti.

  1. Quali sono i problemi di Calafati? In questi mesi, da settembre a dicembre, come erano organizzate le lezioni?

Il problema del Calafati è che non è a norma, non è sicuro, non è agibile per le attività scolastiche. Nonostante fosse stato richiesto già da due anni da parte dell’istituto Enriques, Calafati non è stato messo a norma fino ad oggi. Stupisce i ragazzi il fatto che questa notizia sia uscita solamente cinque giorni prima dell’inizio del secondo quadrimestre, quando era stato garantito che gli studenti, dal fondo commerciale di Porta a Mare, si sarebbero trasferiti a Calafati, che in questo momento si presenta senza una SCIA antincendio, senza una struttura decente e in grado di possedere una capienza per tutti gli studenti a cui era stata destinata.

  1. I rischi per la sicurezza sono seri e concreti o si tratta solo di un problema di certificazioni mancanti, per altro comune alla maggior parte degli edifici scolastici italiani?

I problemi di Calafati sicuramente sono gravi e non riguardano soltanto le mancate certificazioni. Il corteo studentesco non chiede semplicemente una struttura che sia considerata ‘abbastanza’ a norma. Anche gli altri istituti si ritrovano senza certificazioni che attestino che siano a norma, senza strutture sicure, senza i muri che cadano a pezzi, senza i tetti che crollino. Il problema è anche e soprattutto di tipo strutturale: altrimenti perché tante scuole si sarebbero riunite per questo corteo?

  1. Quindi quali sono le vostre richieste?

Chiediamo di essere ascoltati, chiediamo la risoluzione immediata dell’emergenza Enriques, un piano, un orario, o ancor meglio una struttura sicura, a norma, che non sia fatiscente, per mandare i ragazzi a scuola. Le altre richieste sono permettere una comunicazione diretta tra istituti e Provincia e che questa cambi il suo modo di atteggiarsi nei confronti della popolazione studentesca e degli istituti. Si chiede che inizino veramente ad ascoltarci e a risolvere le nostre problematiche non come se fossero parte di una routine, ma come emergenze.

 

Alessandro Gazzetti, rappresentante del Parlamento degli Studenti, 16 anni

  1. Cosa avete ottenuto finora?

Finora abbiamo ottenuto due tavoli con la Provincia, uno lunedì, uno giovedì. La Provincia oggi ci ha detto che entro una settimana ci darà un cronoprogramma delle azioni e dei lavori da svolgere prima di poter entrare in una sede che ci indicheranno entro una settimana. Detto questo, la sede potrebbe anche non essere unica, ma le classi potrebbero essere spezzettate: cioè due classi in una struttura, tre in un’altra e due in un’altra ancora; questo ce lo faranno sapere entro una settimana.

Infatti, la Provincia, venerdì, ha quindi indicato alcune aule da adibire a nostra succursale in uno dei piani del Geometri. Quei locali adesso sono occupati dal Cpia, loro andrebbero alle Orlando così da liberare cinque classi per noi. Ci servivano sette aule: cinque classi a rotazione andrebbero lì ogni giorno, le altre due classi sarebbero parte di una rotazione all’interno del nostro istituto.

Attenderemo inoltre un cronoprogramma dei lavori da svolgere a Calafati, nella cui struttura forse torneremo dal prossimo anno scolastico.

  1. Cosa ci dobbiamo aspettare nei prossimi giorni? Quando sarete soddisfatti e fermerete lo sciopero?

Venerdì e sabato andremo avanti con la protesta: sicuramente il nostro disappunto continuerà a essere manifestato, dobbiamo ancora vedere in quale modo, con quale mezzo.

Lunedì alle 11 ci sarà un sopralluogo per valutare la sicurezza di queste aule al Buontalenti; lunedì mattina faremo un presidio sotto la Provincia in attesa della risposta; se l’esito del sopralluogo sarà positivo, ci riterremo soddisfatti e martedì mattina torneremo a scuola, mentre chi dovrebbe entrare il pomeriggio deciderà autonomamente se entrare o meno.

  1. Le manifestazioni si sono sempre svolte in sicurezza?

Non ci sono stati problemi di ordine pubblico, siamo in continuo contatto con la DIGOS, quindi da quel punto di vista siamo abbastanza tranquilli. Ci sono stati lanci di botti, un po’ di fumogeni, però comunque tutto più che nella norma, anzi, molto bene. C’è stato giovedì uno scoppio credo di una bomba carta, ma tutto molto nella norma, diciamo così. Infatti, sono molto contento perché ciò che secondo me è veramente importante è il fatto che la motivazione che ci spinge a protestare non ha bisogno di dimostrazioni di forza per essere ascoltata. E la cosa importante è questa.

  1. Spesso i giorni di autogestione, sciopero o manifestazione sono visti come giorni di libertà dalla scuola, momenti di svago o una mattinata per dormire di più; erano anni che a Livorno non si vedevano proteste studentesche così partecipate e tenaci: come siete riusciti a coinvolgere così tanti vostri coetanei?

Non ne farei un merito di noi organizzatori: è un grande merito dei ragazzi di tutta la scuola che hanno sentito un forte senso di appartenenza, di responsabilità nei confronti dei ragazzi che dovrebbero andare il pomeriggio a scuola, perché tanti dei ragazzi che sono a manifestare non sarebbero nemmeno coinvolti in questa turnazione. È forte la motivazione che spinge questa manifestazione. Noi ci siamo attivati perché questa motivazione non venisse buttata via o venisse sporcata da delle azioni senza senso, come possono essere anche gli stessi botti, perché distolgono l’attenzione da quello che invece è il punto forte: la nostra manifestazione non è contro nessuno, ma è a favore, punta a trovare una soluzione.

L’unica motivazione che ci spinge è trovare una sede dove poter fare lezione la mattina in modo sicuro.

  1. C’è chi dice che la quantità di ore di lezione è la stessa, solo distribuita diversamente nell’arco della giornata e della settimana, e che quindi potreste e dovreste adattarvi. Qual è quindi il problema di fare lezione il pomeriggio?

I problemi sono due. Il primo è che la scuola durante il pomeriggio offre molte attività: corsi di recupero, sportelli, certificazioni linguistiche, ECDL. Queste attività, con i doppi turni, quindi con i turni pomeridiani, saltano perché i professori che le fanno devono andare in classe a lezione, e quindi non c’è modo che tengano queste attività extracurriculari. Al tempo stesso creano dei gravi disagi a noi ragazzi, perché in una società che è basata sulla scuola durante la mattina, tutte le attività pomeridiane, che possono essere sport, teatro, corsi di musica, salterebbero.

 

Pietro Grassi, rappresentante d’Istituto, 15 anni

  1. Le Province negli ultimi anni si sono viste decurtare i fondi, pur mantenendo il carico di servizi da garantire alla comunità, fra cui quello scolastico. La responsabilità di questo disagio secondo voi ricade tutta sulla Provincia, o questa è a sua volta una vittima? La dirigenza scolastica ha anch’essa delle responsabilità?

È chiaro che la Provincia utilizza i fondi che le vengono forniti dal Ministero. La nostra manifestazione però è rivolta alla Provincia perché è il primo organo con cui possiamo interfacciarci in maniera semplice dal punto di vista logistico, è chiaro che non possiamo andare a Roma con facilità e quindi per questo andiamo contro la Provincia anche se lei subisce purtroppo i problemi del governo.

Alla dirigenza scolastica posso imputare solo di essersi fidata troppo della Provincia, e di conseguenza anche del Ministero, perché appunto purtroppo i fondi non ci sono, le strutture non sono facili da trovare e quindi aver accolto così tanti ragazzi alla fine si è verificato essere un problema. Ma sono molto orgoglioso che tanti ragazzi continuino a scegliere il mio liceo.

  1. Avete fiducia nella capacità delle istituzioni di risolvere i vostri problemi? Si stanno dimostrando collaborative?

La Provincia giovedì ci ha dato risposte un po’ arroganti, ci ha considerati come ragazzi che non hanno voglia di andare a scuola o che non hanno voglia di svolgere il loro lavoro, per quanto riguarda i docenti; e anche i genitori. Per questo motivo, non siamo soddisfatti degli esiti dell’incontro di giovedì. La Provincia ci ha promesso che entro una settimana troverà un luogo dove andare a scuola di mattina e in sicurezza. Ma mi chiedo se ci metterà una settimana adesso, perché non ci ha messo una settimana anche prima, quest’estate o durante le vacanze di Natale? Ci vuole qualcosa di molto forte come questa manifestazione per smuovere qualcosa.

  1. Che ruolo hanno i docenti in tutto ciò?

I docenti ci hanno sempre appoggiati: saltare così tanti giorni di scuola senza il loro sostegno saremmo potuti andare incontro a delle difficoltà dal punto di vista organizzativo, amministrativo e delle assenze. Sono stati molto collaborativi, ci hanno sempre sostenuto, sono venuti anche loro a parlare con la Provincia, hanno sempre detto che ciò che stavamo facendo era importante e dovevamo continuare così. Per questo motivo ci tengo a ringraziarli. Anche loro spingono per una risposta immediata dalla Provincia.

  1. E i genitori di tutti voi, ragazzi e ragazze, in tutto ciò come si posizionano? Vi dicono di continuare a lottare, o preferirebbero che andaste a scuola in attesa che chi di dovere risolva la situazione?

I genitori ci hanno sempre sostenuto. Forse adesso alcuni si stanno spostando un po’ sul farci rientrare a scuola almeno in questa settimana di attesa e poi nel caso ritornare in piazza se la Provincia non dovesse darci una risposta. Però sono scesi in piazza con noi, anche loro sono venuti a parlare con la Provincia e ci danno il loro sostegno per questa lotta che stiamo portando avanti.

 

Adele Avelardi, rappresentante d’Istituto, 17 anni

  1. Giovedì, sono scesi con voi in piazza gli studenti di molte altre scuole. Perché? Per solidarietà fra studenti, o c’è dell’altro?

Innanzitutto per solidarietà, ma anche perché la nostra protesta sta facendo riflettere tutti gli studenti di queste scuole, che hanno problemi non gravi quanto il nostro, il Liceo Enriques, però comunque problemi strutturali. Problemi che sono del nostro stesso tipo, quindi penso che abbiano tutti i buoni motivi per protestare e per unirsi a noi.

  1. La vostra protesta ha un colore politico?

Ciò che stiamo facendo è politica, stiamo lottando per i nostri diritti, però resta comunque una protesta apartitica, perché al momento è importante lottare per i propri diritti e non è importante fare propaganda di posizioni politiche estreme o partitiche. Questo non è quel che ci interessa.

  1. I social network sono stati uno strumento di coinvolgimento e di organizzazione utile?

È stato utile l’utilizzo dei social network per diffondere i comunicati ufficiali riguardanti la logistica delle proteste.

  1. Cosa avete imparato da questi giorni?

Personalmente sono venuta a conoscenza di molte leggi, di molte questioni che riguardano la legalità, i diritti. Inoltre, in quanto rappresentante d’istituto e organizzatrice sto imparando davvero a gestire le persone, a organizzare delle cose così grandi e soprattutto a comunicare con giornalisti, a informare; insomma: a capire ciò che è giusto.