1 Ottobre 2020

Immaginifico, onirico, visionario e suggestivo. Questo, e non solo, è il primo quadro dello spettacolo Naturae. La Vita mancata, ultimo capitolo del progetto triennale della Compagnia della Fortezza, andato in scena nella Fortezza Medicea di Volterra dal 28 luglio al 2 agosto.

Gli attori detenuti guidati dal regista Armando Punzo, hanno intrapreso un viaggio verso un Nuovo Mondo, alla ricerca di inesplorati orizzonti, oltre i propri limiti. Un altrove dove favole, miti e leggende coesistono e si svelano davanti a noi avvolti da un’aura sacrale.


Dopo pochi passi ci ritroviamo immersi in uno spazio bianco, abitato da un divano e un albero rossi, intricati labirinti bianchi e neri e uno scultoreo Cristo velato in carne e ossa.

Una mela rossa posta ai piedi di un novello Prometeo incatenato, catalizza tutta l’attenzione. Solo quando essa sarà avidamente addentata da Punzo, la nuova Genesi avrà inizio.

Ph Stefano Vaja

Accompagnati dalle acustiche note originali di Andrea Salvadori, ogni personaggio in scena compie piccoli rituali, come a voler plasmare un nuovo ordine di cose. Un etereo Pigmalione modella sapientemente una statua in argilla di un atleta, mentre il libro della vita viene minuziosamente rilegato a mano con un filo rosso da un anziano profeta.

Altri uomini, completamente dipinti di bianco, portano con sé delle scale rosse, alla ricerca di un collegamento tra la materia e lo spirito, tra la terra e il cielo.

“La vera bellezza risiede nell’invisibile”

Un albero della vita rosso e senza foglie si staglia in un angolo del cortile e funge da luogo d’incontro con la sacerdotessa che, con andamento sinusoide, canta angelicamente invocata da Punzo. Come l’Upupa artefice dell’incontro tra la Regina di Saba e Re Salomone, anche lei è messaggera d’amore in questa nuova vita.

“Si dice che fu per amore”

Ph Stefano Vaja

Guidati da maestosi sacerdoti con delle grandi caravelle, navighiamo in terre nuove e inesplorate, dove un novello e imponente Prometeo è incatenato e trattenuto da sei uomini, mentre tenta costantemente di liberarsi. Alle sue spalle si districa un grande labirinto.


Dedalo è un uomo in rosso, dal cui petto partono e si diramano verso di noi numerosi fils rouges. Sorride ironicamente. Lui è la figura chiave di questo quadro, il detentore del filo di Arianna.

Ph Stefano Vaja

“Si deve trattare di un evento universale come lo è stata la Guerra di Troia”

Achille fa il suo ingresso, con in mano l’elmo dorato. Ha già combattuto. La grande battaglia che divise l’Oriente e l’Occidente è solo un lontano ricordo.

Nessuno può restare estraneo a questo altrove. Tutti devono partecipare e così ci ritroviamo coinvolti nell’azione. Con delle grandi canne rosse puntate verso di noi, queste oniriche presenze ci spronano a partecipare.

 

Ph Stefano Vaja

Attraverso lo sguardo siamo invitati a prendere coscienza di ciò che sta accadendo sulla scena: Prometeo, il ribelle incapace di accettare l’ordine imposto dagli dèi, si è liberato.

NATURAE. LA VALLE DELL’INNOCENZA. II QUADRO.

La seconda tappa di questo spettacolo è Naturae. La valle dell’innocenza, un site specific che si è tenuto nel Padiglione Nervi alle Saline di Volterra, l’8 e il 9 agosto.

Lo spazio onirico e sacrale è stato accentuato dalle cascate di sale al centro del padiglione e sugli ingranaggi ancora in funzione della salina. Il sale della vita è la costante di questa ricerca di un altrove nel quale continuano ad apparire figure mitologiche, leggendarie e storiche creando una polifonia di colori, gesti e parole. Prometeo non è più trattenuto da sei uomini. Qui combatte contro una montagna di sale. Accanto a lui svetta una grande mano bianca protesa verso l’alto posta ad accentuare l’idea che attraverso il tocco tutto può essere plasmato, lavorato, creato e distrutto.

La “valle” di sale ricopre la terra e noi, dal perimetro della scena, siamo testimoni di una nuova teatralità che supera i confini del mondo reale e si proietta dritta verso la nostra anima, dove risiedono esperienze, vissuti ed emozioni. Il nostro io più intimo.

“Lasciati essere, non sei solo”

 

 

 

 

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Marta Sbranti

Marta Sbranti, classe 1989. Dopo il Diploma presso l'Istituto d'Arte Franco Russoli di Pisa mi sono laureata in Scienze dei Beni Culturali curricula storico-artistico. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Storia delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media, presso l'Università di Pisa. La mia tesi di laurea "Musei e Danza" unisce le mie due grandi passioni la danza e l'arte, che coltivo fin da piccola.
"Toccare, commuovere, ispirare: è questo il vero dono della danza".
(Aubrey Lynch)

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