Jenny Holzer. La potenza della parola.

Leonardo - 30 Marzo 2014

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Ognuno vale(va) uno!

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La favola del brutto anatroccolo è nota a tutti noi, è entrata nell’immaginario collettivo comune: un anatroccolo brutto che non viene accettato, e dopo aver vagato si scopre essere accettato dai cigni, ed essere egli stesso un cigno.

La metafora del brutto anatroccolo è stata poi ripresa e trasposta in ogni ambito del vivere civile, ma quello che mi chiedo è se, nel caso del Movimento 5 Stelle, non si stia compiendo il procedimento inverso: una involuzione da cigno a brutto anatroccolo.

Un movimento che ha costruito parte della proprietà identità sull’assoluta uguaglianza dei cittadini (tanto da chiamarsi tali anche nelle aule del Parlamento), sulla mancanza di qualsiasi gerarchia e nella lotta incessante, martellante, mediatica contro la “casta”. Una lotta condivisibile sotto molti punti di vista.
Che ha trovato una netta battuta d’arresto.

Pomezia (Roma), tappa Tsunami Tour del Movimento 5 stelle

Solamente qualche giorno fa infatti è stato pubblicato il “Codice comportamento per i candidati del Movimento 5 Stelle alle elezioni europee e per gli eletti al Parlamento europeo”, articolato in poche e sommarie disposizioni che dovrebbero informare l’operato dei pentastellati nelle istituzioni europee. Tra le maglie del testo, tuttavia, vi sono almeno tre criticità che è opportuno segnalare.

  1. “[…] Beppe Grillo, in qualità di capo politico del M5S.”
  2. “Ogni deputato si impegna a prescegliere e designare due dei predetti assistenti di propria competenza fra i soggetti indicati come componenti del gruppo di comunicazione M5S” da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.”
  3. “La consistenza del “gruppo di organizzazione”, in termini di organizzazione, strumenti, scelta dei membri e del coordinatore, sarà definita da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.”

Sono tre affermazioni parimenti contrastanti con la portata del Movimento.
Beppe Grillo si è sempre definito un portavoce, ha sempre negato qualsiasi etichetta, in special modo quelle gerarchica, ed ora in documento ufficiale che dovranno sottoscrivere decine di parlamentari scopriamo che Beppe Grillo è un capo politico?!
Tra gli assistenti, un consistente numero di essi dovrà essere scelto, a pura e completa discrezionalità, dai due mentori del movimento. Una disposizione che non comprendo come non sia stata criticata dagli stessi pentastellati, visto che la “casta” poggia la negatività della propria definizione proprio sulla mancanza di trasparenza e di accertamenti collegiali delle competenze dei singoli candidati o della classe politica in genere.
Infine, lo stesso gruppo di organizzazione sarà sottratto alle determinazioni della Rete, degli scritti: solo Grillo e Casaleggio.

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Nelle piazze è risuonato come un allarme, un grido incessante di protesta: “Ognuno vale uno, ognuno vale uno!”
Il Movimento si ripiega sulle proprie fondamenta: “Ognuno vale – va uno, ognuno vale – va uno..”

P.S. Grillo ha affermato di voler introdurre in modo deciso il vincolo di mandato. Se così fosse, il MoVimento stesso non avrebbe più ragione di esistere, e tanto varrebbe eleggere dei pupazzi. O dei bot. Ma questa è un’altra storia.