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10264702_325616197591979_5480017697413271150_n[1]Mentre navigavo su You Tube mi sono imbattuto per caso in un cortometraggio chiamato “La cena”, l’ho guardato, riguardato e guardato ancora una volta, mi sono detto: “Questo è un lavoro davvero ben fatto”, allora ho subito contattato Claudio Fedele che, qui, su Uni Info News, gestisce insieme ad altre persone la sezione cinema, per condividere con lui quello che ero riuscito a scovare fra i milioni di video che si trovano sul Tubo.

Il mio collega ha concordato con me nel definire quest’opera un lavoro ben fatto, “E’ doverosa una recensione” mi ha detto subito dopo averla visto. Ero d’accordo, ma volevo qualcosa di più.

Quindi abbiamo deciso di unire una piccola intervista all’intero staff, che ringraziamo per la disponibilità, insieme alla  recensione che abbiamo fatto del loro piccolo capolavoro che potete vedere a questo indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=6W-zD5WjhhE

  • Parlare del cortometraggio “La Cena” come di un lavoro banale sarebbe a dir poco assurdo e poco rispettoso, eppure, dobbiamo ammetterlo, la storia su cui i Dead Pixels hanno lavorato e su cui hanno orchestrato l’intera 10339549_325614837592115_5895028889955811015_n[1]produzione gode di una trama estremamente semplice, ma non per questo monotona o priva di tutte quelle peculiarità capaci di generare una sorta di interesse, anche minimo, nello spettatore. Parliamoci chiaro, portare alla luce una vicenda in meno di 10 minuti non è un lavoro semplice, ed i corti, sebbene oggigiorno vengano realizzati da chiunque disponga di una normalissima telecamera, non sono da prendere sottogamba; per fortuna, con La Cena i Dead Pixels (Pasquale Mangano & Maurizio Marseguerra) riescono dirigere un cortometraggio horror che per tutti i 5 minuti e mezzo complessivi non solo funziona, ma unisce in maniera perfetta storia e regia, portandoci dunque a elogiare il lavoro svolto, che se di fatto in un primo momento si maschera quasi come un opera che prova a ironizzare sul genere, sfociando paradossalmente nel meta-horror, è proprio nei pochi minuti a seguire che grazie a tutta una serie di cliché (che non danno fastidio, né appaiono inseriti forzatamente) questo avvia lo spettatore ad una conclusione intelligente e grottescamente spassosa, condita, con lo scorrere dei titoli di coda, da un piano sequenza che illustra a noi tutti i veri avvenimenti della vicenda narrata, la quale vede 5 amici protagonisti all’interno di quello che sembra, in un primo momento, essere un grande magazzino ignari di quel che li circonda. La Cena è dunque un corto horror che però si fa quasi beffe, in senso buono, del genere di appartenenza pur non andando mai sopra le righe e rimanendo sempre ancorato alla base a cui vuole appartenere, rimanendo inoltre capace di proporre una storia di una semplicità tale che tuttavia grazie ad un’ottima regia essa riesce comunque a farsi piacere e apprezzare in toto. Gran bel lavoro, buoni attori, così come la fotografia e un attenta regia ci permettono di promuovere a pieni voti La Cena. Giusta, dunque, la menzione speciale per “La Miglior realizzazione tecnica

Claudio Fedele

10291829_325614440925488_6280760026658770009_n[1]La prima domanda sorge spontanea: chi sono Pasquale Mangano e Maurizio Marseguerra e
come nasce la loro passione per il cinema.

P e M: Assieme ad altri colleghi ed amici rappresentiamo la Dead Pixels Prod, quella che speriamo possa
trasformarsi in un futuro recente in una casa di produzione a tutti gli effetti.

P: Per adesso sono un appassionato e disordinato ragazzo di 22 anni che si diverte a lavorare come Regista e
Direttore della Fotografia in progetti a basso/medio budget. La passione per il cinema mi accompagna da
quando avevo otto anni e mi divertivo a realizzare piccoli film con dei pupazzetti registrati su nastri che ho
provveduto a bruciare personalmente per ovvie ragioni di credibilità. Nel tempo libero studio Ingegneria
Informatica al Politecnico di Torino.

M: Sono un ragazzo di 22 anni che studia Ingegneria informatica al Politecnico di Torino. Fin da piccolo il
cinema mi ha appassionato attraverso le storie narrate, lasciando sempre qualcosa dentro di me. Sono
incantato dal fatto che delle immagini possano creare emozioni così forti da poter influenzare e, certe volte,
cambiare in positivo una persona. La dedizione per la fotografia digitale e la cura ossessiva dell’immagine mi
hanno facilitato il lavoro alla Regia e alla Fotografia dei lavori realizzati alla Dead Pixels.

“La cena” è il vostro primo lavoro che vi vede entrambi alla regia? Invece singolarmente?

P e M: Abbiamo già lavorato insieme in diversi video musicali, spot, trailer e cortometraggi, molti dei quali,
per qualche equivocabile svista di giuria, hanno anche ricevuto diversi premi e riconoscimenti in giro per
l’Europa.

P: Prima di conoscere Maurizio avevo già maturato un po’ di esperienza con lavoretti per associazioni
culturali quali Avis o Ismu e con alcuni piccoli corti autoprodotti che spero non vediate mai.

M: Attualmente mi occupo delle riprese di alcuni servizi per la WEB TV del Politecnico di Torino.


Vi siete ispirati a qualche film per la realizzazione de “La cena”?

P: Il piano sequenza iniziale attorno al tavolo è un chiaro riferimento al cinema “tamarro” americano, in cui il
gruppo di protagonisti si presenta grazie a poche linee di dialogo trattando discorsi totalmente estranei al
resto della storia, tipo le prime esperienze sessuali di Madonna (citazione nascosta). Il gusto per il
movimento di macchina (credo ci siano al più due inquadrature con macchina su cavalletto in tutto il corto) è
di chiara ispirazione Jacksoniana.

E’ stato difficile coordinare il lavoro degli attori?

P e M: Assolutamente no, abbiamo avuto la fortuna di lavorare con professionisti o comunque attori con la
giusta esperienza e la capacità di capire velocemente come comportarsi in ogni situazione.

Quanto è stata dura creare un cortometraggio che dovesse rispettare alcuni elementi imposti?

P e M: E’ stata senza dubbio la parte più dura. Si può dire che una giornata su due è stata impiegata per la
scrittura dell’idea.

La difficoltà maggiore che avete incontrato durante le riprese?

M: Lavorare nell’unica zona della città senza un kebabbaro nelle vicinanze, che sicuramente ci avrebbe fatto
comodo in situazioni come queste.

P: Sicuramente tenere lo smartphone in modalità aereo per più di dodici ore per non disturbare i microfoni.

Il corto è stato realizzato in appena due giorni. Come è stato possibile tutto questo?

M: Grazie all’ottimo legame creatosi con la troupe. Tutti abbiamo dato il massimo, ed è una gran
soddisfazione.

P: E’ una domanda che continuo a farmi anche io. Amore e passione per questo lavoro hanno aiutato a tenerci
svegli per 50 ore consecutive. A tutto il resto hanno pensato le iniezioni di caffeina.

Tre domande da appassionato: il vostro regista preferito; il film della vita; il vostro genere
preferito.

P: Sicuramente Peter Jackson e la sua trilogia de “Il Signore degli Anelli“. Credo sia l’unico film al mondo a
mascherarsi da kolossal per narrare in realtà una storia estremamente intimista ed umile, trattando i rapporti
umani con una 1017744_325615904258675_2304180652678507374_n[1]sensibilità spiazzante. Che poi è più o meno il contrario di ciò che fa il 99% dei film di
Hollywood degli ultimi quindici anni. Non credo di avere un genere preferito.

M: Sono affascinato da tre registi in particolare: Peter Jackson per il modo maniacale e perfezionista con il
quale dirige le sue opere, Quentin Tarantino perché ha sempre un modo tutto suo di dirigere le sue opere e
Martin Scorsese per il suo talento visivo e l’entusiasmo con cui cura anche i più insignificanti dettagli.
Sicuramente “Il Signore degli Anelli“, e questa affinità che lega me e Pasquale, ha permesso di trovarci
sempre d’accordo su ciò che volevamo dai nostri lavori. Non ho un genere preferito.

Rivolgendomi invece agli attori. Chi siete e quali sono le impressioni che avete avuto durante
le riprese? Che giudizio date al vostro operato? E all’operato dei registi?

Sono un appassionato, non un professionista, che dopo varie peripezie dall’altro lato dell’obiettivo, ha
conosciuto Pasquale “Paky” Mangano ad un progetto UE a cui partecipammo nel 2013; da quello alla
collaborazione con Dead Pixels il passo è stato breve, sia per il corto “The Guild” al 100 Ore prima che per
“La Cena” al 50 Ore dopo. Per quanto mi riguarda le difficoltà ci sono state, specialmente per il poco tempo
a disposizione, ma ho trovato un ottimo supporto nel resto della troupe; un complimento in particolare va ai
due registi che sono riusciti nell’impresa di tenere le redini di tutto tra confusione e stanchezza, tutto senza
ripercussioni sulla tecnica. È stata un’avventura sotto tanti punti di vista, ma è quello che le ha dato il suo
particolare sapore: tempi stretti, nuovi colleghi e voglia di sperimentare.

Jacopo Casagrande

Hey, sono Matteo e ho 27 anni. Ho fatto recitazione e ho lavoricchiato in spettacoli teatrali, ma
soprattutto per il video (sempre il Cattivo mi fanno fare, mannaggia!). Be’ è stata una bella esperienza
passare una nottata dentro la Film Commission di Torino; diciamo che la location dava la giusta atmosfera
alla storia. Per quanto riguarda il nostro operato, è stato divertente! Un gruppo di scalmanati a piede libero in
una notte di primavera. I registi? Lasciamo perdere…scherzo ovviamente. Conosco i ragazzi ed è sempre un
piacere lavorare con loro. Padroneggiano molto bene la tecnica e, nei momenti di stanchezza, hanno la
battuta sempre pronta per tirati su di morale.

Matteo Merlano

Il gruppo è composto da 6 attori, 3 dei quali già conoscevo professionalmente. Il corto è stato girato in
un’intera nottata, e girando la notte si instaura sempre un tipo di complicità diversa con il cast. Già dalle
prime scene l’esperienza è stata vissuta come una vera e propria avventura in cui ogni elemento della troupe
o del cast artistico era completamente coinvolto e presente, anche per quando riguardava consiglio, opinioni,
cambi di battute. I registi e comunque la troupe tecnica pur essendo formata da ragazzi molto giovani a mio
parere ha fatto un ottimo lavoro contando che il corto è stato scritto, girato e montato il 50 ore!

Alice Lussiana Parente

E’ stato un bel modo per consolidare un gruppo di lavoro che si era formato poco prima. Il 50 ore
Torino non da non molto spazio alla preparazione, quindi abbiamo dovuto costruire le relazioni tra di noi in
pochissimo tempo ma è stato interessante e comunque un ottimo allenamento. Per la parte recitativa ci
siamo, alle fine, un po’ auto gestiti, i registi si sono occupati principalmente della parte visiva e credo
abbiano fatto un ottimo lavoro.

Matteo Rocchi

Le impressioni sono state molto positive, i due registi lì avevamo incontrati su un altro set e, visto che
subito ci siamo trovati bene, abbiamo deciso di fare un’altra piccola esperienza insieme. Vista tempistica di
consegna e tempo possibile da dedicarci, ovvero 50 ore, per creare la storia e creare il corto, mi ritengo
abbastanza soddisfatto. Per i registi? Diciamo come sopra, è stato un tour de force e quindi, nei limiti, sono
stati bravi.

Oscar Ferrari

Come sono riusciti a convincervi del progetto?

Dopo l’esperienza sul set di The Guild, ho dato piena disponibilità alla DP, è sempre un piacere essere
coinvolto nei loro progetti.

Jacopo Casagrande

Quasi per gioco e poi perché faccio parte del gruppo di lavoro dei registi.

Matteo Merlano

Personalmente sono stata contattata da uno degli attori già presenti in fase di sceneggiatura, la storia
mi ha da subito colpita.

Alice Lussiana Parente

Abbiamo aderito tutti assieme. 4 di noi avevano lavorato già con loro, le ragazze sono state a
collaborare direttamente da noi.

Matteo Rocchi

Con la loro professionalità nell’altro progetto in cui lavoravamo insieme e con la pazzia dell’età che
hanno.

Oscar Ferrari

Siete giovani attori e muovete i primi passi in questo mondo. Qual è secondo voi la situazione
attuale del cinema italiano?

Il cinema italiano ha cambiato rotta: si è passati da vedere una produzione più come un investimento
che un’opera, il saper recitare più un passatempo che una professione. Anziché rischiare con idee nuove e di
rottura, generalmente si è preferito stampare in successione prodotti di dubbio valore, ma che comunque
vengono digeriti dalla maggior parte del pubblico. Non bisogna dimenticare comunque che quello che
vediamo oggi è il prodotto della generazione precedente, sono gli attori adesso esordienti – come il
meraviglioso gruppo con cui ho lavorato per questo corto – a rappresentar il futuro: vedo coetanei
impegnarsi disperatamente per dare un significato alla loro passione, ponendo l’accento sull’originalità o
l’autenticità del loro prodotto mediante il recupero di dettagli significativi che richiamano un’altra epoca
della recitazione, anche puntando sulla nostalgia di un passato magari non vissuto e vago, ma sicuramente
più autentico. Più avanti guarderemo a questo periodo di banalità e povertà artistica come una dura
preparazione per i grandi nomi del futuro.

Jacopo Casagrande

Domanda di riserva? Purtroppo non sono ottimista, ammetto di essere molto esterofilo artisticamente
parlando, ma quando vedo all’Italia come cinema, mi viene da piangere. I pochi prodotti interessanti fanno
parte dell’ambiente indipendente e questo deve far molto riflettere sul livello non solo della dinamica
produttiva, ma dei gusti del pubblico italiano.

Matteo Merlano

Se ancora possiamo parlare di “cinema italiano” la situazione è desolante. A parte le poche, rare
produzioni italiane davvero di qualità il resto è tutto manovrato da decisioni più commerciali che artistiche.
Per un giovane attore oggi non è facile entrare in questo mondo e meno che mai costruirsi una propria
identità, vista la scarsa quantità di produzioni e di possibilità che permettono di mettersi in gioco.

Alice Lussiana Parente

Ci si è abituati ad una qualità media piuttosto bassa, e sono in pochi quelli che lavorano con attenzione
sui dettagli che rendono un prodotto unico e diverso dagli altri. C’è poco coraggio nello sperimentare e tanti
soldi vengono investiti per progetti con ambizioni sempre uguali, tranne rari casi.

Matteo Rocchi

Il cinema italiano è fermo e povero, le idee giovani e a low budget non vengono mai
considerate e quindi non si può che ripetere e ripetere gli stessi film e gli stessi errori.

Oscar Ferrari

Spesso gli attori sono sfruttati, mal pagati o non pagati, inoltre sul piccolo e grande schermo
sembrano che sempre più siano gli incapaci che recitano. Perché?

Sono un dilettante, quindi per rispondere devo calarmi nei panni di chi fa l’attore di professione, come
gli altri bravissimi ragazzi del corto. Il fatto di preferire una produzione meno originale, ma più “digeribile” e
con guadagni maggiori, ha portato alla standardizzazione dei prodotti. Con il ripetersi se non degli stessi
volti, sicuramente dello stesso tipo di attori, viene tolta la possibilità ai giovani talenti di emergere con idee
nuove ed originali. Rimane per loro la scelta delle piccole produzioni indipendenti, ma a budget
estremamente ridotto.

Jacopo Casagrande

Le ultime righe della domanda precedente rispondono a questa…eh dai ragazzi, poi non voglio essere
troppo cattivo!

Matteo Merlano

Mi riallaccio alla domanda di prima, ci sono poche possibilità. Questo non vuol dire che non ci siano
bravi attori, l’Italia ha moltissimi talenti ma a questi non viene data l’occasione di emergere. Il sistema
televisivo è manovrato da grandi e risonanti nomi che spesso non sono sinonimo di bravura. Per affiancare
un attore scarso una produzione non può che scegliere il resto del cast cercando di mantenere un equilibrio,
abbassando quindi il livello generale degli attori per non creare uno scompenso.. ecco che gli attori sono
incapaci! Boris insegna! Il giovane attore per lavorare non può che buttarsi in produzioni low budget, a volte
anche di grande qualità ma che non gli permettono di ricevere uno stipendio adeguato.

Alice Lussiana Parente

Forse perché da molti è sempre meno considerato un lavoro. E in un’Italia in cui il valore di un lavoro
è sempre più sminuito questo pare di facile accesso.

Matteo Rocchi

Perché la qualità in Italia non è ripagata in nessun modo ed ormai questo mestiere è diventato una
moda.

Oscar Ferrari

Qual è l’elemento recitativo che avete trovato più difficile da rendere? Perché?

La caratterizzazione. I tempi, sia di preparazione che di realizzazione, erano strettissimi; non saremmo
riusciti a concludere niente se non fosse stato per l’apporto che tutto il gruppo ha dato alla definizione dei
personaggi.

Jacopo Casagrande

Per me la recitazione è ancora divertimento ed evasione; secondo me qualunque personaggio si
interpreti, se la si vive con questo spirito, non potrà che farlo rendere al massimo.

Matteo Merlano

Per quanto riguarda il corto credo la sensazione di paura, di insicurezza, lo smarrimento senza scadere
nel classico horror di serie B. Provare a trovare quella realtà del personaggi, ma anche di gruppo, cercando
di instaurare un rapporto di complicità con tutti gli altri attori.

Alice Lussiana Parente

A mio parere sono le situazioni limite di un personaggio le più difficili, paura, gioia, rabbia, euforia.
Perché bisogna essere molto concentrati e avere delle immagini chiare perché non risultino caricate e finte.

Matteo Rocchi

La tensione dovuta al fatto che il quinto personaggio fosse sparito, perché il tempo per renderla
veritiera era troppo breve e dovendo inserire molte parti obbligatorie, il tempo non era sufficiente per
approfondire la tensione e ciò che ognuno di noi provava.

Oscar Ferrari

Pensate che una piattaforma come YouTube possa realmente far scoprire giovani talenti?

Assolutamente si, da un lato per la diffusione, dall’altro per le potenzialità. Il Web è stata
un’invenzione che paragono a quella della ruota, ci unisce a grandi distanze e permette l’interscambio di
esperienze, come appunto un video su YouTube – in grado di essere potenzialmente visto da milioni di
persone in tempi brevissimi – ma soprattutto di pareri ed influenze; dopotutto non crediamo a critici ed
analisti, ma a persone come noi. In un mondo virtuale di questa portata un artista di talento può farsi notare
in ogni parte del mondo, e questa è un’opportunità straordinaria. Il lato negativo comunque rimane; su
YouTube vale la legge della giungla, con il suo mondo innocente e spietato, dove chi vince alla fine è colui
che si adatta, in questo caso, ai gusti del pubblico. Nell’anima collettiva del web le attitudini individuali si
annullano, domina la suggestione, il sentimento; direzioniamo la nostra attenzione non su ciò che
oggettivamente la merita, ma ciò che è condiviso condivisibile. Come i video di gattini. Tanti, teneri gattini.

Jacopo Casagrande

Ni. Da una parte può essere una buona via per una visibilità immediata ma che non intacca. Con
l’enorme fruizione che c’è, rimane difficile entrare nella mente dell’utente e lasciare il segno. Senza dubbio è
comunque un canale di distribuzione molto importante per i giovani e gli indipendenti. Warhol diceva che la
televisione ci avrebbe reso tutti famosi per 15 minuti: ora è internet che ti rende celebre al massimo per
mezzora. Tempi che cambiano.

Matteo Merlano

Ultimamente credo che YouTube sia una delle poche piattaforme in grado di scoprire talenti, sempre
più esempi lo confermano, anche se attualmente quasi ne stiamo abusando. Mi è capitato di vedere web
series orribili come prodotti veramente validi. Credo sia anche una questione di fortuna l’essere scoperti da
YouTube o no.

Alice Lussiana Parente

Si, nel momento in cui il prodotto proposto è di qualità e si adopera, come in ogni ambito, una
strategia divulgativa efficace. Più se ne parla (e bene) meglio è.

Matteo Rocchi

Assolutamente si, stranamente negli ultimi anni il pubblico televisivo ha totalmente perso lo spirito
critico mentre quello del web è sempre più pignolo e di qualità, quindi anche i lavori che si vedono e hanno
successo sono sempre più alti di livello.

Oscar Ferrari

Matteo Taccola

matteo.taccola@uninfonews.it