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Recensione de Lo Hobbit – La Battaglia delle Cinque Armate (Extended Edition)

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Lo Hobbit – La Battaglia delle Cinque Armate (Extended Version)

123354_frontFa uno strano effetto veder scorrere i titoli di coda di una trilogia come quella de Lo Hobbit, che ti ha tenuto compagnia per ben tre anni della tua vita, di cui ne hai sentito parlare da almeno mezzo decennio, e che si collega ad una storia, quella de Il Signore degli Anelli, che, da bambino, ti ha portato a farti sognare ed amare il mondo del cinema come ben pochi altri progetti, in futuro, sono riusciti a fare. E’ un misto di contentezza e malinconia quello che stringe il cuore, perché l’ultimo capitolo del libro è stato scritto, il viaggio è concluso e l’addio, alla Terra di Mezzo, aspetta solo di essere sussurrato.

Facciamo un passo alla volta, tuttavia, da questo triste commiato, poiché prima di salutare definitivamente (eppure, qualcuno più malizioso potrebbe uscir fuori con un: “mai dire mai!”) Bilbo, Gandalf ed i nani, molte ancora sono le cose da dire e gli appunti da fare, in occasione del rilascio dell’edizione estesa de La Battaglia delle Cinque Armate, ultimo atto della vicenda legata a Lo Hobbit.

Tutto ebbe inizio nel Dicembre 2012, all’uscita di Un Viaggio Inaspettato, a cui è seguito, l’anno successivo, La Desolazione di Smaug. Bilbo Baggins, un rispettabile hobbit della Contea, viene chiamato a partecipare alla spedizione dei nani capeggiati da Thorin Scudodiquercia intenti a riconquistare la Montagna Solitaria e spodestare il terribile drago Smaug. Il popolo di Durin, esiliato dopo l’attacco del drago, per anni ha vissuto tra i villaggi degli uomini o sui Colli Ferrosi a Nord, cercando di sopravvivere alle ingiustizie della vita e covando, dentro il proprio cuore, il desiderio di vendetta che un giorno sarebbe stato colmato, permettendogli di tornare a casa propria. Bilbo, dopo non poche 10320391_964035940288329_2079283153511922907_nindecisioni, si lascia trasportare dall’entusiasmo, dettato principalmente da quel ramo Tuc di cui è discendente da parte di madre, e, lasciata alla bell’e meglio casa Baggins, decide di prender parte alla missione ed alla compagnia guidata da Gandalf il Grigio.

La Battaglia delle Cinque Armate riprende esattamente dove era terminata The Desolation of Smaug, ove, al conseguente risveglio del flagello nanico, assistiamo alla devastazione che quest’ultimo causa nella cittadina di Pontelagolungo. E’ solo grazie all’intervento di Bard, discendente di Girion, leggendario capitano della guardia di Dale di cui si continuano a narrare le gesta, e dell’utilizzo della freccia nera, che Smaug viene ferito mortalmente sprofondando nelle acque del lago dinnanzi alla montagna. Ora che, però, il nemico sembra essere stato abbatuto, nuove forze e minacce incombono su Bilbo ed i Nani, protetti ed al contempo rinchiusi dentro le mura di Erebor, circondati, da una parte, dall’esercito degli elfi, guidati da Thranduil, intenzionato a reclamare delle gemme appartenenti al suo popolo, e dall’altra dagli uomini di Pontelagolungo, ormai privi di una casa e abbandonati al proprio destino, bisognosi di aiuto e riparo. A questa situazione drammatica, infine, sopraggiungono le forze del male, guidate da Azog, il quale, per conto del suo padrone, il Negromante, vuole cercare a tutti i costi di conquistare la Montagna Solitaria, per la sua strategica posizione.10608427_10152520931568601_1803084920263371869_o I passi delle truppe degli eserciti chiamati alle armi in questo conflitto segnano come delle lancette i secondi di quella che agli occhi di tutti i presenti si rivela essere l’ora più cupa della Terra di Mezzo.

Schiere di fan erano in attesa spasmodica per questo capitolo finale, incentivata anche dai trailer e da tutto il materiale promozionale riversatosi lo scorso Dicembre in ogni dove ed in ogni media, eppure il risultato finale, di quella che a tutti gli effetti oggi si palesa come una esalogia, non era riuscito a conquistare gran parte del pubblico; La Battaglia delle Cinque Armate doveva essere un copia e incolla di quel che fu dieci anni fa Il Ritorno del Re, doveva godere, al proprio interno, di quel respiro epico e quell’addio infinito a cui Jackson aveva abituato e viziato noi tutti, portandoci ad un livello di empatia quasi iperbolico, ma al contempo equilibrato e tutt’altro che banale. Così non è stato, ad ogni modo, e scontenti, sono stati, molti degli spettatori che sono usciti dalla sala dopo la visione della conclusione della storia di Bilbo Baggins.

Dopo quasi un’annata dal proprio rilascio, all’interno della quale, il sottoscritto, ha potuto visionare la pellicola qui presa in considerazione, più e più volte, il giudizio che a questa viene dato è che, più che disastrosa, essa appare incompleta, poiché Lo Hobbit, nel mettere la parola “Fine”, lo fa con un ritmo spedito ed incalzante, aggraziato da una tecnica ed un’impostazione scenica straordinaria, ma quel che gli 10401357_759345200826350_8289854358777835584_nmanca sembrano essere alcuni momenti importanti, sequenze assenti che distruggono in alcuni frangenti quanto di bello è stato fatto in passato, e dando vita a buchi di sceneggiatura considerevoli, lontani anni luce dal modus operandi di un autore quale Peter Jackson.

La Extended Edition fortunatamente ripara gran parte delle pecche della versione cinematografica, colma lacune vistose, pur non toccando mai l’eccellenza e godendo ancora di qualche debolezza. Sarebbe inutile, ormai, lamentarsi di una manciata di frame non inseriti o di quel materiale non aggiunto, ma che viene mostrato nelle Appendici e non ultimato con gli effetti di post-produzione, poiché, mettiamoci l’animo in pace, Lo Hobbit è concluso e quello che abbiamo tra le nostre mani è l’unico testamento valido su cui poter muovere una sincera riflessione e qualche sensata critica.

La Battaglia delle Cinque Armate, con questa edizione estesa, riesce a creare tutta una serie di situazioni capaci di rendere molto più chiare e esaltanti gran parte di quelle sequenze che al cinema facevano solo da sfondo ad una guerra fronteggiata su più fronti. Gli elementi in più, sebbene lontani anni luce dalle aggiunte della trilogia di The Lord of the Rings, ancora una volta si mostrano essere dettagli essenziali per una maggior comprensione di quel che sta accadendo sullo schermo ed in alcuni casi vere e proprie chiavi di volta per il susseguirsi rocambolesco degli eventi. Il massacro che avviene dinnanzi alle porte di Erebor 10842216_722204701194122_759681534547584019_oè una carneficina tanto estrema quanto realistica nella sua veste più brutale, che vede coinvolti prima gli elfi e gli uomini contro le forze dei nani di Dain Piediferro, chiamato in soccorso da Scudodiquercia e poi, in un secondo momento, contro quelle degli orchi di Azog e Bolg.

Jackson purtroppo non era riuscito a dare al cugino di Thorin, Dain, un ruolo interessante o vagamente importante ai fini della vicenda, tant’è che persino lo stesso attore che lo interpretava, Billy Connolly, aveva parlato di aver fatto più una comparsa che un ruolo secondario. Fortunatamente l’esercito dei nani ha adesso qualche scena inedita, vista già nei trailer, come la cavalcata degli montoni, che arricchisce di sfumature non solo Piediferro, ma anche lo svolgersi di alcune manovre belliche, segnando in modo marcato stili di combattimento e differenze tattiche non solo a livello concreto e pratico, ma anche personale arricchendo il carisma dei personaggi. Gli elfi, non a caso, sono guidati dalla voce di Thranduil, mentre gli uomini da 87329Bard ed i nani da Dain; tutti e tre, prima da avversari e poi da alleati, creano un cocktail dove la varietà la fa da padrone e nel buio della sala a brillare sono le sostanziali differenze che brillano sulle armature di chi le indossa finalmente evidenziate in modo azzeccato.

La Battaglia ora appare completa, compatta, ma sopratutto appagante, incapace di stancare o apparire irreale, documentata su più fronti e fonti, sempre, tuttavia, vista attraverso gli occhi dello hobbit Bilbo, vero portavoce di quanto sta accadendo attorno a lui, a cui Jackson, molto intelligentemente, conserva sempre un’inquadratura incentrata sul volto di quest’ultimo proprio per farci tenere a mente che, al di là delle dispute e dell’orrore che circonda il piccolo hobbit, rimane questi il protagonista assoluto della storia, anche quando eventi drammatici o fatti estremi sembrano godere di una maggior enfasi. Per questo motivo, il rispettabile signor Baggins, nel mettersi relativamente in ombra, si ritaglia sempre quei minuscoli HBT3-073131rmomenti essenziali per l’economia della pellicola, dimostrando coraggio e lealtà verso i propri compagni, a modo suo, rivelandosi un elemento di assoluta importanza grazie al quale le sorti della guerra prendono strade differenti da quelle prestabilite in partenza.

Come scritto nella recensione della versione cinematografica, che vi invito caldamente a leggere, l’ultimo episodio de Lo Hobbit è un condensato di spettacolo, narrazione sostenuta e scene mozzafiato, sorrette da una tecnica ricca di grazia unita ad una messa in scena classica che fa dei virtuosismi un vero e proprio punto di forza. Lo stile di Peter Jackson è preciso, efficace, esperto e inattaccabile dietro alla realizzazione dell’opera, ma il canto del cigno di questa esalogia porta con se alcuni difetti che purtroppo, né il nuovo montaggio, né le scene aggiunte, possono soprassedere, sebbene sia stato fatto un lavoro di miglioramento nella resa grafica e nella pulizia degli effetti visivi. Schermata 2015-03-16 alle 11.33.28Nel tirare le somme di cosa è piaciuto o meno di questa neo trilogia, la storia d’amore tra Kili e Tauriel non riesce, nemmeno nella sua conclusione, a decollare davvero, innalzandosi a vero anello debole dell’insieme, così come appare ingombrante, qui più che nel precedente capitolo, l’entrata in scena di Legolas. Con qualche momento in più, invece, convince di gran lunga il Thranduil di Lee Pace, e le sequenze a Dol Guldur, che vedono Gandalf, Galadriel, Elrond e Saruman combattere Sauron ed i Nove; assistiamo ad uno dei momenti più alti della produzione, grazie anche ad una palese citazione a La Pietà di Michelangelo che fa acquistare al tutto quel qualcosa di solenne e aggraziato pari a quanto visto nei boschi di Lorien ne La Compagnia dell’Anello nel momento degli adii sulle rive del fiume Anduin.

Viene dato maggior spazio anche ai nani della compagnia di Scudodiquercia, quasi totalmente relegati a elementi di contorno al Cinema, ora finalmente protagonisti di alcuni momenti spettacolari e grottescamente divertenti sul campo di battaglia, per non dire splatter. HBT3-fs-341051.DNGLa scena migliore, nonché grande ed ingiustificabile assente un anno addietro, rimane quella dei funerali di Thorin, e la proclamazione del nuovo re dei nani: Dain. Un momento toccante, delicato, che era necessario mettere un anno addietro, ma che per strani motivi, su cui è inutile indagare, era stato omesso del tutto.

Il pacchetto della Versione Estesa de Lo Hobbit, offre, come per i precedenti, le Appendici della storia, mostrando un contenuto ricchissimo di ore in cui, fan o non, potrete perdervi assistendo a come questa nuova trilogia è stata portata sul grande schermo. I Contenuti Inediti sono tantissimi, coprono un arco temporale di cinque ore e ad essi si aggiunge il commento alla pellicola di Jackson e la sua collaboratrice P. Boyens. Nei Bluray dedicati al materiale del dietro le quinte, vengono inoltre mostrati il momento definitivo dei saluti da parte del cast, commoventi attimi che vedono protagonisti Martin Freeman e Ian McKellen e a chiudere il cerchio un memoriale dedicato a Andrew Lesnie, direttore della fotografia, venuto a mancare quest’anno.

IMG_0808Lo Hobbit – La Battaglia delle Cinque Armate (Extended Edition) è la conclusione che tutti noi aspettavamo, non perché sia perfetta o migliore rispetto agli altri episodi della saga, seppur certamente superiore qualitativamente della sua controparte presentata al cinema, poiché, quanto meno ad oggi, essa risulta finalmente completa e priva di tutte quelle lacune che tanto fastidio avevano dato a coloro i quali si aspettavano un grande finale lo scorso anno. Peter Jackson, pur cadendo in alcuni momenti, e dimostrando una certa stanchezza nel voler trattare determinate opere, chiude il cerchio in modo più che dignitoso, firmando una pellicola ottima, compatta e nettamente migliore della versione precedente sopra menzionata. Ciò che abbiamo non è, in definitiva, un Il Ritorno del Re “dieci anni dopo”, perché quello a cui siamo messi di fronte si discosta parecchio da Il Signore degli Anelli, ma la trilogia de Lo Hobbit ha un’anima, un tocco personale e inedito capace di affascinare e colpire lo spettatore, ove questi può trovare bellezza e passione esattamente come, negli anni 2000 la trovò al cinema per la prima volta ne La Compagnia dell’Anello. Avere tra le mani questo cofanetto significa possedere un tesoro, che per realizzarlo ci sono voluti ben 18 anni, e il suo valore, cinematograficamente parlando, per coloro che lo possiedono, rimane ineguagliabile. Schermata 2015-03-16 alle 11.36.06Una fine, magari non perfetta, ma giusta, convincente e sentita, come era logico aspettarsi, di una storia che ha conquistato il mondo intero, ha affascinato i cuori di coloro i quali non avevano mai sentito parlare di Tolkien e degli Hobbit, un affresco potente, realistico e immenso di uno dei mondi immaginari più belli mai esistiti. E come per ogni sogno che si rispetti, per quanto bello possa essere, alla fine anch’esso si conclude e ci si deve svegliare a malincuore, così come mesti ci s’alza da una poltrona e si esce dalla sala, con quella sensazione strana che ti porta a credere che una magia straordinaria sia svanita per sempre. Concludiamo il nostro commento, dicendo definitivamente addio alla Terra di Mezzo con la strofa finale di The Last Goodbye e le righe conclusive dell’omonimo libro del professor Tolkien:

We came all this way
But now comes the day
To bid you farewell
 
I bid you all a very fond farewell.
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Then the prophecies of the old songs have turned out to be true, after a fashion!” said Bilbo.
“Of course!” said Gandalf. “And why should not they prove true? Surely you don’t disbelieve the prophecies, because you had a hand in bringing them about yourself? You don’t really suppose, do you, that all your adventures and escapes were managed by mere luck, just for your sole benefit? You are a very fine person, Mr. Baggins, and I am very fond of you; but you are only quite a little fellow in a wide world after all!”
“Thank goodness!” said Bilbo laughing, and handed him the tobacco-jar.
Livorno 19 – 11 – 2015

 

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Peter Jackson, Martin Freeman, Cate Blanchett, Christopher Lee, Richard Armitage, Luke Evans, Orlando Bloom, Evangeline Lilly, J.R.R. Tolkien, Fantasy, Movie, Film,
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