5 Agosto 2020

Recensione di Dragon Trainer 2 

” Hiccup e Sdentato guidano lo spettatore in luoghi inesplorati, rimanendo saldi ai principi della storia e imbastendo la loro seconda avventura di sentimento, bellezza e spettacolarità”


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Cinque anni dopo la loro prima avventura, il giovane vichingo Hiccup e il drago Furia Buia Sdentato sono diventati amici inseparabili. I due, mentre il resto della banda si sfida in corse di draghi, impiegano il loro tempo a volare e ad esplorare nuovi territori. Proprio durante una di queste escursioni, trovano un luogo segreto protetto dal ghiaccio, rifugio di centinaia di draghi selvaggi e di un misterioso cavaliere; i due, in men che non si dica, si ritroveranno al centro di una nuova lotta in difesa della pace e dell’armonia tra uomini e draghi.

Recensione

Avevamo lasciato il drago Sdentato e il giovane Hiccup a Berk, cittadina vichinga governata dal padre di quest’ultimo, Stoick, che da dopo tanti anni di guerra contro i draghi aveva dovuto ricredersi sul loro conto, arrivando, dunque dopo tanto tempo, a capire grazie al proprio figlio la vera natura pacifica nei confronti dell’uomo di questi esseri mitologici.

Sono trascorsi ben 5 anni da quel primo episodio che è riuscito a imporsi come uno dei migliori film sfornati dalla Dreamworks Animation negli anni passati, tanto acclamato dalla critica da essersi persino meritato la nomination all’Oscar per il miglior lungometraggio d’animazione e osannato dal pubblico che ha fatto dei due protagonisti delle vere e proprie icone. Ancora oggi non par essere minimamente mutato il sentimento che lega i tanti spettatori ai loro beniamini ed alla cittadina vichinga e visto il potenziale dal quale poteva essere tratto ottimo materiale su cui costruire nuove avventure, sempre basandosi in parte sui libri di Cressida Cowel, sembrava quasi scontato che How To Train Your Dragon potesse avere negli anni a venire un seguito come ogni nuovo potenziale brand animato che rispetti; in fondo era stato, di fatto, così per tanti altri lavori in precedenza e tanto per citarne alcuni potremmo chiamare in causa Toy Story, Monster e Shrek10553408_10152678529148487_4400836547138131227_n

Arriva così nelle nostre sale Dragon Trainer 2, diretto stavolta solo da Dean DeBlois, con Chris Sander che preferisce rimanere in veste di produttore esecutivo dopo essersi cimentato nella direzione del primo capitolo e de I Croods. La pellicola non essendo aggravata dal fardello di presentare tutti i personaggi in quanto sequel, stavolta parte subito in quarta, proponendo fin dai primi minuti, (dopo una breve introduzione (tradizionale) da parte del protagonista che ci presenta ancora una volta la sua città natale), uno scorcio della comunque quotidianità a Berk, ormai lontana anni luce da quei tempi in cui, giorno e notte, si era sempre sull’attenti e si combattevano i draghi, i quali al momento vivono in sincera armonia con i vichinghi, vengono protetti da 10403510_10152678595208487_7222832755925212380_nquest’ultimi e di tanto in tanto partecipano con loro a delle gare di draghi il cui obbiettivo è quello di catturare sventurate pecore.


Una convivenza niente affatto forzata, portata avanti con estrema naturalezza in nome della pace e dell’armonia che non sembra disturbare nessuna delle due specie. Tutto ciò è stato possibile grazie a Hiccup e Sdentato, il drago di specie Furia Buia, un tempo visto come l’essere più temibile di tutti. E’ proprio su queste basi che Dragon Trainer 2 decide di dare inizio ad una nuova storia, lasciando da parte ogni momento morto e retorico, ma puntando tutto sull’elemento estetico e spettacolare senza dimenticarsi di fornire un intrattenimento sensato e coerente con il precedente episodio. 10394838_10152678596328487_3581180353025216473_n

Proprio come i migliori film Pixar ci hanno abituato nel passato, una storia per funzionare bene ed andare oltre al target di partenza a lei destinato, è giusto che goda di tematiche più profonde ed elaborate, che per funzionare in modo egregio possono anche arrivare a sacrificare alcuni dei più comuni stereotipi del genere. L’ultima fatica di DeBlois infatti si costruisce principalmente su i rapporti tra l’uomo ed il suo prossimo e l’essere umano e ciò che lo circonda, parlando di guerra, dominio, sottomissione e pace in modo tanto leggero quanto soddisfacente, dove a farne le spese è forse proprio l’antagonista, il quale assume più una valenza simbolica, tanto da risultare quasi stereotipato sebbene sia proprio la sua venuta in fin dei conti a scatenate tutta una serie di eventi grazie ai quali possiamo catalogare Dragon Trainer come una pellicola coraggiosa e matura che non punta tutto il suo potenziale sul cattivo di turno, ma che prende a cuore ben altri elementi.dragon-trainer-2-nuove-foto_2

Ogni personaggio, inoltre, sia che si parli di draghi che di umani, è perfetto e gode esteticamente di numerosi dettagli, appare di gran lunga più curato che in passato e buca lo schermo in ogni epica sequenza senza che questa appaia mai ridondante o eccessiva, ma coesa in un lavoro che fa dell’avventura e della spettacolarità visiva un punto di forza concreto. Si rimane veramente ammaliati da alcuni esemplari di viverne, frutto di un ottimo lavoro ed una frizzante fantasia ed al contempo non è veramente possibile soprassedere ai due nuovi comprimari che danno freschezza e originalità al resto del cast. Da un parte abbiamo il giovane mercante e cacciatore di draghi Eret figlio di Eret, un co-protagonista interessante nonché ambiguo che dovrà scegliere nel momento estremo da che parte stare, se appoggiare o meno Hiccup e i suoi amici o allearsi con Drago Bluvist; sembra strano, ma l’anti-eroe doppiato da Kit Harington (il Jon Snow del Trono di Spade) HOW TO TRAIN YOUR DRAGON 2è una delle migliori idee trasposte su schermo dagli studi Dreamworks poiché spezza una visione manichea abbastanza elementare presente in ogni film di animazione risultato per certi aspetti essere abbastanza “rivoluzionario” a livello concettuale.

La seconda new entry è Valka, madre di Hiccup, alla quale, a darle voce è niente meno che Cate Blanchett, che si cala in un ruolo chiave, non tanto per i fini della storia, ma per l’evoluzione del personaggio principale, colmando quel vuoto che da quando non era che un bambino albergava dentro di lui, spingendolo ancora di più nella conoscenza della natura dei draghi e sottolineando l’armonia che può esistere tra essi e l’uomo. Una figura femminile che da nuova linfa ad una storia che forse, nel primo capitolo, manca proprio dell’elemento sopra descritto, affidando solo principalmente alla giovane Astrid il compito di far una sorta di equilibrio tra i personaggi messi su schermo.

Ancora una volta sentiamo, poi, le brillanti musiche di John Powell accompagnate da testi scritti dal cantante del gruppo Sigur Ros, che si sposano in modo egregio con la storia, la quale scorre fluida e senza intoppi per tutta la sua durata portando lo spettatore a godersi una vicenda tanto semplice quanto ben costruita anche a livello di montaggio, capace di narrare più storie e districarsi in filoni narrativi che non vedono protagonista solo Sdentato (mai tanto simpatico, umanizzato ed esteticamente perfetto come adesso) ed il suo amico umano.

Commento Finale 

Dragon Trainer 2 è il passo avanti che la Dreamworks presto o tardi avrebbe dovuto fare, per restare al passo con la Disney Pixar e non è un caso che abbia deciso di mettere in mostra una delle frecce migliori del suo arco proprio in uno dei più eclatanti momenti di piena crisi della casa di animazione con mascotte la lampadina balzante. Laddove, infatti, la Pixar di Lasseter non fa che proporre reboot e lasciandosi andare a rivisitazioni “aeree” di quel che fu Cars anni fa,HOW-TO-TRAIN-YOUR-DRAGON-2-Official-Trailer-YouTube abbandonandosi in un limbo privo di idee e invettiva, Dragon Trainer 2 si arma della potenza necessaria per ergersi come uno dei più bei film di animazione dell’annata, grazie anche ad un reparto estetico davvero curato e di avanguardia (nonché al passo con i tempi), un 3D eccezionale ed una storia tanto epica quanto toccante, che sebbene non brilli di originalità e non rivoluzioni ancora il genere, riesce comunque a rimanere incredibilmente attuale e ad appassionare sia grandi che piccoli, dimostrandosi come un netto passo in avanti rispetto a tutto quel che di buono si era già visto nel primo capitolo nel 2010. Salite in sella a questa avventura incredibile e lasciatevi trasportare da Hiccup, Astrid e Sdentato in una storia magica e ammaliante, davvero, non ve ne pentirete!

Claudio Fedele

 

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Claudio Fedele

Nato il 6 Febbraio 1993, residente a Livorno. Appassionato di Libri, Videogiochi, Arte e Film. Sostenitore del progetto Uninfonews e gran seguace della corrente dedita al Bunburysmo. Amante della buona musica e finto conoscitore di dipinti Pre-Raffaelliti.
Grande fan di: Stephen King, J.R.R. Tolkien, Wu Ming, J.K. Rowling, Charles Dickens e Peter Jackson.

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