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Rimedi letterari contro la letargia

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Alzarvi dal letto è un’impresa paragonabile al primo allunaggio e l’elasticità dei vostri movimenti e dei vostri pensieri è pari a quella di una parete di granito; nemmeno il taumaturgico potere del caffè sembra riuscire a scrollarvi dal profondo stato di inedia. Moderna Circe, la letargia prima vi seduce con il suo inebriante torpore, poi vi incatena con tutta la sua inerziale energia. Che sia fisica o mentale, il suo subdolo potere è tale da fiaccare anche gli animi più dinamici. Ma quale rimedio se non un crudo e furioso richiamo alla Vita? Il nostro consiglio è di assumere immediatamente (e in dosi massicce) i titoli che qua vi proponiamo.

 

Foglie d’erba, Walt Whitman.

 

” […] la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre – 

Che cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?

Risposta

Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi
con un tuo verso.”

Cantore della Vita furiosa e multiforme, Walt Whitman vi scuoterà da quell’insensato torpore che, come una melma scura e viscosa, avviluppa membra e volontà.

image039Foglie d’erba”, raccolta alla quale il poeta statunitense lavorò tutta la vita, è l’appassionato invito alla comunione con il “Tutto”, alla mistificazione della Materia e della Corporeità, alla santificazione del Reale. Whitman, con meticolosità scientifica, saggia ogni  aspetto dell’Esistente, da quello più ordinario a quello più solenne, sacralizzando sia la morte eroica di quattrocentododici giovani sia il ragazzo che sarchia il granoturco. Guidati dal ritmo primitivo e tribale di questi poemi, potrete finalmente riuscire ad abbandonare quel terreno acquitrinoso in cui la Letargia, resa fiera dal suo facile trionfo, ha eretto il suo disgustoso trono. Se ne consiglia l’assunzione al mattino.

 

Il signore delle mosche, William Golding.

 

“Tu sei uno sciocco” diceva il Signore delle Mosche “nient’altro che uno sciocco, un ignorante.” Simon mosse la lingua, ch’era tutta gonfia, ma non disse nulla. “Non ti pare?” disse il Signore delle Mosche “non sei uno sciocco e basta?” Simon gli rispose con la stessa voce senza suono. “E allora” disse il Signore delle Mosche “faresti meglio a correr via e a giocare con gli altri. Credono che tu sia un po’ tocco. Tu non vuoi mica che Ralph creda che tu sia un po’ tocco, no? Ti è simpatico Ralph, no? E anche Piggy, anche Jack, no?” La testa di Simon era alzata un po’ in su. I suoi occhi non si potevano staccare dal Signore delle Mosche sospeso nel vuoto davanti a lui. “Che cosa stai a fare qui tutto solo? Non ti faccio paura?” Simon ebbe un sussulto. “Non c’è nessuno che ti possa dare aiuto. Solo io. E io sono la Bestia.”

 

Se il vostro stadio di letargia è così avanzato da rendervi del tutto apatici, il nostro consiglio è di addentrarvi nella lettura del “Il Signore delle mosche” di William Golding,Premio Nobel per la letteratura 1983 . Non lasciatevi ingannare dal suono rassicurante della risacca oceanica, dal dolce sapore dei frutti esotici e dall’innocente età dei protagonisti: questa lettura non tarderà a spiazzarvi con tutta la forza della sua crudezza. Emblema di una visione diametralmente opposta al mito del “buon selvaggio” di Rousseau, “Il Signore delle mosche” vi propone un amaro quanto consapevole risveglio dal vostro confortante torpore, incastonandovi nella mente, come una pietra dagli oscuri poteri, la massima “l’uomo produce il male come le api producono il miele”.