31 Maggio 2020

Si è svolto Sabato 7 Dicembre, al teatro Vertigo, il primo TEDxLivorno Women, dedicato interamente all’universo femminile.

“L’importanza di questo evento è enorme- dice Luca Leonardini, curatore e organizzatore degli eventi TEDx a Livorno- a cominciare dal fatto che l’evento è tutto al femminile e che sia fatto per celebrare questo mondo. Io penso che arrivare a questo punto, per noi, sia come fare una festa: per divertirci ma anche perché ci siamo impegnati tanto durante tutto l’anno per raggiungere questi obbiettivi”.


La serata si è divisa in due parti: nella prima sono stati proiettati due video ai quali sono seguiti due dibattiti e la seconda parte è stata dedicata al live streaming dal TEDx Women di Palm Springs.

I Video proiettati sono stati quello di Annamaria Testa tratto dal TEDxMilano 2015 “Bello to biutifulsull’importanza della parola e della lingua italiana e quello di Brenè Brown, “The power of vulnerability“, sul potere dell’essere vulnerabili, tratto dal TEDxHouston 2010.

Le quattro ospiti sono state:

  • Marina Belli: ha conseguito il dottorato di ricerca in tecnologie emergenti alla Scuola Superiore Sant’Anna ed è referente del movimento per le pari opportunità Rosa Digitale (presentatrice della serata al Vertigo).
  • Marta Coccoluto: archeologa e direttrice del sito archeologico di Baratti e Populonia. È inoltre una blogger e giornalista per il Fatto Quotidiano.
  • Claudia Faita: laureata in filosofia, è dottoranda presso la Scuola Superiore Sant’Anna e professoressa nelle scuole secondarie di secondo grado.
  • Kinzica Sorrenti: laureata in comunicazione, tutor nei corsi di alta formazione alla Scuola Superiore Sant’Anna e travel blogger.

Durante la serata sono state trattate tematiche e argomenti di ogni tipo sul genere femminile: ecco alcune delle domande, con relative risposte, che Marina Belli ha rivolto alle ospiti della serata.

“Cosa possiamo fare noi concretamente per cercare di cambiare il linguaggio che viene usato dai media per parlare dell’universo femminile?” chiede Marina a Marta Coccoluto.

“Mio malgrado esordirò con una banalità: internet purtroppo allunga la vita delle notizie e dà loro viralità. Il mio è un invito: smettiamo di fare da cassa di risonanza alle notizie sul femminile che sono sessiste. Tutti noi abbiamo letto in questi giorni come è stata descritta Nilde Iotti sui giornali. Qual è il meccanismo che ci scatta? Leggo qualcosa che m’indigna e che non vorrei mai leggere e il mio istinto è condividere la mia indignazione con gli altri attraverso internet quindi faccio sì che questa notizia venga commentata e condivisa ma così non si fa altro che parlarne e riparlarne. Non dobbiamo certo essere indifferenti alle narrazioni che ci vengono proposte ma suggerisco una contro-narrazione di quello che ci indigna. Quando leggiamo cose che non vorremmo leggere, condividiamo qualcosa di valore: cerchiamo per esempio nella biografia di Nilde Iotti qualcosa che ci piaccia, un evento significativo, una sua foto, una sua citazione e condividiamo quello. Curiamo la nostra sensibilità rispetto a quello di cui ci facciamo promotori in rete.”


“Nel campo educativo, a esempio nei testi scolastici, riesci a vedere degli stereotipi nel linguaggio utilizzato oppure no? E, se sì, com’è possibile apportare un cambiamento concreto?” chiede Marina a Claudia Faita.

“Il problema dei libri di testo è una questione aperta ma non da oggi ma circa dagli anni ’60-’70 quando si è iniziato a dibattere riguardo lo sterotipo della donna all’interno dei libri per il sistema educativo. Effettivamente le donne sono sempre delineate secondo il modello della casalinga, della madre che stira i panni e le bambine coprono lo stesso ruolo: aiutano la mamma a fare le pulizie, per esempio. Si parla anche di “pinkizzazione“: alle bambine è sempre associato il colore rosa. Circa a metà degli anni ’80 è nato un progetto per le pari opportunità nei libri di testo nel quale si parla appunto di adottare delle regole per sensibilizzare a questi argomenti gli autori dei testi scolastici. Effettivamente qualcosa è cambiato ma qualcosa ancora no: questo problema esiste ancora sia nei libri della scuola primaria sia nei libri della scuola secondaria superiore. Le camere dei ragazzi sono sempre disegnate come disordinate, piene di dischi musicali, con le pareti nere e blu e quelle delle bambine sono sempre ordinate, rosa e piene di trucchi. A livello di comunicazione la cosa è diversa: oggi non siamo più in un mondo fatto di parole ma in un mondo fatto d’immagini, dirette e semplici. Le parole si adattano alle immagini, si riduce il numero delle parole e questo lo si fa anche nei libri di testo. Prima per la comprensione di un determinato argomento, venivano spesi litri d’inchiostro mentre oggi in tre schemi di diverso colore si riassumono concetti molto complessi. Si riduce il vocabolario, si riduce la complessità. Bisogna tornare a far riflettere e a far ragionare i nostri ragazzi anche su quello che dicono. La bellezza delle immagini non sta nella loro immediatezza ma in quello che c’è dietro ed è quello che bisogna insegnare loro: a superare l’ovvietà e a scoprire il vero valore delle cose.”

 

“Un linguaggio di tipo non appropriato rappresenta un rallentamento per lo sviluppo sociale di un paese. Che ripercussione ha questo utilizzo non appropriato sulla società d’oggi?” chiede Marina Belli a Kinzica Sorrenti.

“Ha un potere fortissimo: a livello di comunicazione, la strada da fare, la lotta da fare, sulla scena mondiale, e soprattutto in Europa, è tantissima e durissima . Un esempio che mi viene in mente è di un media nazionale che raccontava del premio nobel per l’economia che è andato a tre studiosi che hanno lavorato insieme su alcune soluzioni per combattere la povertà. Il titolo dell’ “Economic times” è stato “Il professor Banerjee “and wife” (e moglie) vincono il nobel per l’economia”. Dov’è l’errore grave? Intanto non si riconosce il ruolo della professoressa Duflo ma non si parla nemmeno del fatto che la professoressa Duflo è la studiosa più giovane ad aver vinto il nobel. Tutto questo passa in secondo piano solo perché è la moglie dell’altro economista. Questa comunicazione sbagliata fa male alla società, soprattutto perché noi siamo molto influenzati da tutto questo.”

 

Barbara Luccini, soprano, e Laura Pasqualetti, pianista concertista, hanno invece intervallato il dibattito con un intervento musicale che ha emozionato il pubblico del TEDx Women.

 

La serata si è conclusa con un live streaming dal TEDx Women di Palm Springs (California).

 

Veronica Tati

 

Fotografia: Andrea Ferri Photography

 

 

 

 

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Veronica Tati
Veronica Tati

Nata a Livorno il 27/01/1995, studentessa di Lingue e letterature straniere all'università di Pisa e responsabile-libraia della libreria Ubik Livorno. Appassionata da sempre di letteratura e scrittura, ama parlare di libri e scrivere poesie.

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