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Sounds From The Future: intervista a Massimo Ruberti

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Ritorna l’appuntamento con Sounds From The Future, la rubrica di Uni Info News che esplora l’infinito universo della musica elettronica. Questa settimana abbiamo fatto quattro chiacchiere con un artista molto innovativo, capace di rinnovarsi negli anni e di mantenere sempre un proprio stile, senza mai seguire le mode del momento; oggi vi presentiamo ”il trafficante di suoni e immagini” aka Massimo Ruberti, artista livornese dalle mille risorse che ha iniziato giovanissimo e non ha più smesso di creare, comporre, ricercare sempre strade e culture diverse, nel tentativo costante di non risultare mai banale e di trasmettere agli altri emozioni e la sua sconfinata passione per la musica. La sua strada s’incrocia con la musica elettronica dopo varie esperienze musicali ed è riuscito a carpirne fin da subito tutte le sue sconfinate potenzialità. Nei suoi brani è possibile sentire la passione di chi ha deciso di offrire la propria vita alla musa dell’arte, nei suoi suoni si percepisce una spiccata sensibilità che ti porta immediatamente ad amare le sue melodie e ad apprezzarne il suo ricercato lavoro. Sono molto contento di aver conosciuto una persona così creativa come Massimo e vi invito fortemente ad ascoltare la sua musica, ricca di spunti, vivace che ha tutte le potenzialità per diventare la colonna sonora di alcuni momenti della vostra vita. Nel lasciarvi all’intervista ringraziamo Massimo per la sua preziosa collaborazione e vi invitiamo caldamente ad ascoltare la playlist, (la trovate alla fine insieme ai suoi contatti social) che l’artista ha gentilmente creato per noi. Buona lettura da tutta la redazione e al prossimo appuntamento con Sounds From The Future.

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Massimo è un piacere conoscerti, parlaci un po di te e di come la tua strada ha incrociato la via della musica

Sono nato nella ridente cittadina post-industriale di Livorno. Inizio dai primi anni 2000 a comporre musica elettronica, dopo aver passato gli anni ’90 a suonare (chitarra, basso, batteria) in formazioni più o meno rock. Ho all’attivo diversi album ed EP, usciti principalmente in Creative Commons con varie Netlabels (gli EP ‘Granchite Yumtruso’ e ‘Wandering’, attualmente gli ultimi del 2016, sono rispettivamente usciti per la Nostress Netlabel e per l’etichetta Santeria), nonché collaborazioni con altri musicisti, videomaker ed editori.

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– Qual è stato il primo strumento che hai suonato e il primo album che ti ha trasmesso qualcosa di forte?

La chitarra acustica  ‘High Voltage’ degli AC/DC (allora ero un giovane metallaro) !

 

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– Ami farti definire ”un trafficante di suoni e di’immagini”, puoi spiegarci il perché? 

Mi definisco scherzosamente un “Trafficante di suoni” proprio per indicare questo mio voler essere trasversale. L’affermazione di Brian Eno sul suo essere “non musicista” continua ad affascinarmi anche a distanza di così tanti anni. Amo anche fare cut-up video, quando posso. Che spesso uso come proiezioni durante i miei live.

Nel vocabolario, ‘trafficare’ ha tre definizioni: la derivazione dal catal. trafegar «travasare», «spostare da un luogo a un altro». Traffici non leciti, disonesti o poco chiari. Darsi da fare, affaccendarsi, occuparsi in una serie di operazioni, di lavori, in modo affannoso, disordinato. Mi ritrovo tantissimo in tutte e tre le definizioni.

 

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– Quando componi la tua musica da cosa ti lasci influenzare/trasportare’

Principalmente dai film che scorrono nella mia testa! Devo solo trovarci delle colonne sonore adeguate e il gioco è fatto. Mi piace anche la formula del concept album come si usava un tempo, quindi a volte prendo ispirazione da libri, dividendo cosi’ il disco in ‘capitoli musicali’.

 

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– Quando hai scoperto le potenzialità della musica elettronica?

Abbastanza tardi direi, solo all’inizio degli anni 2000. I gruppi dove suonavo si erano sciolti e cercavo nuove vie di espressione musicale. La musica elettronica è stata un’autentica scoperta.

 

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– Parlaci del tuo ultimo EP WANDERING prodotto dall’etichetta ”Santeria”, cos’hai cercato di trasmettere con questo tuo ultimo lavoro?

Questo disco ha avuto una inusuale evoluzione. Semi che sono germogliati dopo anni di stasi. Sono pezzi che ho scritto un bel po’ di tempo fa, in origine erano solo chitarra acustica e cantati in italiano. Scritti dopo una lunga storia d’amore finita male, tra Berlino e Livorno. Suonati in chiave post-rock dal nostro gruppo Disvega (ora sciolto). Quindi abbandonati in una scatola per tanti anni per poi essere ritrovati dopo uno dei miei numerosi traslochi, ripresi, ”ri-arrangiati” e risuonati da Roberto Mangoni in chiave orchestrale, cantati da Ada Doria, tappeti di Polysix aggiunti da me e chitarre di David Marsili. Sembrava tutto finito ma è arrivato Daniele Catalucci dei Virginiana Miller (e Sinfonico Honolulu), che si è interessato al progetto e ha rimescolato tutte le carte, arrangiando i pezzi in chiave più pop ed elettronica e suggerendo il cantato in inglese. Il risultato è un disco di chamber pop, decisamente oscuro e ricco di arrangiamenti, che rimanda a gruppi come Tindersticks e i Mercury Rev di ‘All is Dream‘ e ‘ Deserter’s Songs‘(ma anche ‘Le canzoni dell’appartamento’ di Morgan).Il tema dominante vista la genesi è la malinconia e lo smarrimento dovuto alla fine di un amore durato anni. Il disco in italiano doveva chiamarsi appunto ‘Le canzoni dell’abbandono’, citando il signore soprascritto.

 

 

– Il tuo sound è davvero unico, mi ha colpito molto il lavoro che hai svolto con ”Granchite Yumtruso”, puoi parlaci di quel progetto?

Il lavoro è diviso in due parti che escono in due diversi momenti. La scelta è stata dettata principalmente da una scadenza di tempo che avevo con la Nostress Netlabel. Semplicemente non avrei potuto consegnare in tempo tutto il disco finito di 8 pezzi, così mi sono concentrato sui primi 4 e abbiamo deciso insieme di far uscire questo ep in estate e la seconda parte in inverno (forse!). In un secondo momento, mi è piaciuta questa formula auto imposta della divisione in due parti. Essendo un concept album, la divisione può rafforzare questo intento narrativo, e la si può vedere come il primo e secondo tempo di un film, oppure due volumi di un unico libro, come dicevo sopra a proposito delle fonti di ispirazione. Il disco parla di esseri umanoidi e macchine intelligenti che condividono gli stessi ambienti. Gli umanoidi vivono quasi in modo primitivo ed arcaico, spesso ignorando l’esistenza delle macchine che sono in realtà le estensioni di un’unica macchina pensante. A livello di suoni, ho usato strumenti etnici e acustici assieme a sintetizzatori e suoni digitali, proprio per sottolineare la dualità di questa strana convivenza. Lamellofoni che incontrano sintetizzatori. Ragni meccanici e bambini al fiume!

 

 

 

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– I suoni che ”traffichi” sono ricercati e molto particolari, catapulti lo spettatore in dimensioni inespolare e molto intime, come sei arrivato a concepire questo tipo di melodie? tanto frutto di studi o sperimentazione o cosa?

Tanti studi, esperimenti, contaminazioni. Tanti libri letti, film visti, album ascoltati. Tanta voglia di viaggiare ed esplorare nuove terre.

 

 

– Stai collaborando con qualche artista attualmente?  hai in cantiere altri progetti? 

Sono sempre aperto a collaborazioni, mi piace lavorare con altre persone; allarga le tue vedute. Mi piacerebbe farlo più spesso, ma dovrei avere più tempo per questo. Ultimamente ho collaborato con Daniele Catalucci per la realizzazione dell’ EP ‘Wandering’, come soprascritto. E con il giovane duo livornese Form Follows per un remix di un loro pezzo. Magari continueremo a collaborare, mi piacerebbe. Ho in cantiere altri progetti. Il primo è finire la seconda parte di Granchite Yumtruso !  Per gli altri vedremo…

 

 

– Possiamo aspettarci un tour a breve del tuo nuovo EP? Come ami gestire i tuoi live e che tipo di sensazioni vuoi trasmettere agli spettatori?

Mi piacerebbe, devo ancora gestire questa cosa. Vedremo. Per quanto riguarda i miei live set, cerco di portare il minor numero di macchine possibili per evitare faticosi trasporti e sbattimenti vari (sono molto pigro su questo!). Di solito il mio laptop e qualche controller MIDI come i NANO e un APC20. Quando c’e’ la possibilità amo proiettare su di me filmati realizzati col metodo del cut up, e offuscare le luci intorno. Come facevano, in modo al tempo pionieristico, i Pink Floyd, voglio che la mia figura rimanga nell’ombra e che sia la musica a parlare. Essendo molto cinematografica, si sposa bene con immagini in movimento. Voglio che l’ascoltatore si isoli in una bolla spazio-temporale e che cerchi di intraprendere un viaggio insieme a me. La mia è musica per viaggiatori statici.

 

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– Una tua personale classifica dei 10 artisti che ti hanno ispirato di più, quelli che sono riusciti a trasmetterti qualcosa che ti hanno aiutato nella tua carriera d’artista?

Sono deliziosamente morboso nel fare le liste quindi con piacere. In ordine sparso:

Air, Boards of Canada, Kraftwerk, Suicide, Cure, Einsturzende Neubauten, Pink Floyd (Ummagumma, More, Atom Earth Mother, Meddle, Obscured by clouds), Radiohead, Miles Davis periodo anni ’70, Ride (Nowhere).

 

 

– Un consiglio che ti senti di dare ai giovani musicisti che vogliono intraprendere la via della musica elettronica?

Quello di non seguire le mode del momento e di cercare un proprio sound riconoscibile dalla massa. Di essere meno perfetti ma più sporchi e sperimentatori. Di finire in ogni caso quello che si è iniziato. Consigli che comunque ho ripetuto tante volte anche a me stesso e che spero di avere assimilato.

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