Sounds From The Future: intervista a Massimo Ruberti

FV - 25 Gennaio 2017

A TUTTA B. 22°giornata: cadono Verona e Frosinone, SPAL seconda, Avellino corsaro.

FV - 25 Gennaio 2017

Mai sfidare la Fortuna! – Ep. 2/3

FV - 25 Gennaio 2017
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BIOGRAFIA AUTORE: Sandra Gozzoli, madre e nonna di una bellissima nipotina, ha insegnato per 50 anni con passione e rigore Storia Romana all’Università di Pisa. Alla carriera ha preferito la famiglia che riunisce in campagna preparando feste e cene assieme agli amici più cari. La sua minestra di ceci e la Zuppa di chiocciole scappate fanno parte del patrimonio locale ormai. Ha sempre pensato di scrivere un libro ma non ne ha mai avuto il tempo. Da quest’anno è in pensione.

Leggi QUI l’episodio precedente.

Mai sfidare la Fortuna! – Ep. 2/3

Un giorno Ngai, si allontanò da casa e vagando nei dintorni ebbe l’occasione di
vedere i bambini che lavoravano nelle risaie; certo sembravano un po’ più grandi lui ma
Ngai era molto intelligente e cominciò a costruire un suo piano di fuga per tentare la sorte.
L’accoglienza nel Centro del Riso aveva costituito un cambiamento significativo
nell’esistenza dei due bambini: pasti assicurati, altri bambini con cui giocare, ma
soprattutto lontananza dal padre! Ngai era sicuro di aver raggiunto il massimo delle sue
aspettative ed era felice, anche se le ore di lavoro erano lunghe e faticose, anche se le sue
barchette di scorze di legno non vincevano mai la sfida …. A tutto questo si sommava
anche la responsabilità di non perdere d’occhio Dung, perché evitasse di combinare guai.
La sua storia doveva subire ancora una svolta.
Erano passati pochi mesi quando un giorno al Centro di Raccolta del Riso,
accompagnate da una folla di ragazzini e di curiosi, sul dorso di muli, giunsero le suore
che gestivano, giù a valle, La Grande Casa: indignate e commosse per le condizioni di vita
di quei bambini, decisero di portarne via quanti potevano accoglierne nel loro centro; il
numero dei prescelti era limitato ma Dung era il più piccolo della compagnia e questo gli
garantì la precedenza…consentendo anche a Ngai , che lo aveva salvato dalle ire paterne,
e se ne era preso cura, la salvezza e la sicurezza.
Ngai stentava a credere alla fortuna che gli era toccata: non era più necessario
svegliarsi all’alba per lavorare, aspettare uno squarcio di sole per poter giocare con altri
bambini per pochi minuti; ora c’era la sicurezza di pasti caldi, c’era chi si prendeva cura di
Dung , c’erano tanti bambini e soprattutto c’era la meravigliosa avventura della scuola.
Sembrava che tutto si fosse regolarizzato e incanalato nella direzione migliore quando la
sorte riservò ancora una sorpresa a Ngai.
La sua intelligenza, le sue capacità intuitive, l’iniziativa avventurosa con cui
affrontava le situazioni lo distinsero fra i tanti bambini adottabili dell’organizzazione
italiana e fu scelto da due genitori senza figli propri: Ngai era pronto anche per questa
nuova avventura, unica condizione il coinvolgimento di Dung, l’adozione anche del
fratellino. Iniziò così un nuovo percorso, di adattamento, di conoscenza dei futuri genitori
che, recatisi sul posto, iniziarono le loro visite periodiche alla Grande Casa. Non sappiamo
i pensieri di Ngai e dei neo-genitori: certo non si saranno capiti se non a gesti, a abbracci e
si saranno meravigliati gli uni degli altri: della carnagione così bianca , dei vestiti
complicati e dai colori smorti, del linguaggio strano che usavano quei due sconosciuti così
alti che erano venuti a prenderli.
Le sorprese dovevano ancora venire: quando furono consegnati ai nuovi genitori
questi li portarono in una città grandissima, piena di case attaccate le une alle altre, in una
casa pulitissima, che chiamavano albergo, con tante stanze ognuna delle quali fornita di
un piccolo stanzino dove ogni sera Ngai e Dung erano costretti a passare sotto un getto
d’acqua che cadeva con forza sui loro corpi, anche se non erano affatto coperti di fango e i
loro vestiti apparivano immacolati come al mattino. I due bambini erano molto stupiti ma
non facevano resistenza alcuna e si rimpinzavano di ogni leccornia almeno tre volte al
giorno. Almeno lì si parlava ancora una lingua che conoscevano.