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Uni Info News alla scoperta dei giovani: Livia Schweizer

Matteo Taccola - 12 giugno 2014
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10433333_10204103542654548_1126467258_o[1]Quest’oggi Uni Info News è alla scoperta di giovani talenti che hanno frequentato un illustre conservatorio livornese, l’Istituto Musicale Pietro Mascagni, conosciuto a livello nazionale. La musicista che oggi andiamo a torturare con le nostre domande si chiama Livia Schweizer, nata a Pisa nel 1994 inizia gli studi di Flauto dal 2004 presso il prestigioso istituto labronico, arrivando al diploma nel 2012 con i massimi voti.
Mentre si diploma al Mascagni non contenta consegue il diploma anche presso l’I.s.i.s Niccolini-Palli indirizzo Socio-pedagogico.
Dopo vari corsi di perfezionamento estivi, tra cui va sicuramente ricordato quello del M°Maxence Larrieu presso il “Livorno music festival”, in cui si è esibita nel concerto dei migliori allievi del corso.
Il suo impegno non si limita solo ai corsi, ma si espande verso concorsi nazionali e internazionali, risultando spesso vincitrice.
L’impegno che profonde nella musica però riesce ancora a darle diverse soddisfazioni di grande rilievo: nel 2010, infatti, l’Istituto P.Mascagni le assegna la borsa di studio intitolata a “Marco Salvini” destinata al miglior alliveo dei corsi inferiori, nel 2012 vince un’ulteriore borsa di studio “Cesare Chiti” rilasciata al miglior allievo dei corsi superiori.
Ha suonato spesso per l’Istituto come solista, ma anche in formazioni cameratistiche.
Ricopre il ruolo, a Livorno nel 2013, di uno dei quattro Flauti Solisti, nell’esecuzione del “Cerchio Tagliato dei suoni” di Salvator Sciarrino.
Per diversi anni ha studiato e suonato in un quintetto di fiati: il Quintetto Ugròs, esibendosi anche nella Città del Vaticano.
Sta ultimando il Biennio di Altra Formazione dell’Istituto Musicale Pietro Mascagni e il corso annuale di Alto perfezionamento del M°Michele Marasco presso la scuola “Il Trillo” di Firenze.

Hai iniziato da piccola lo studio di uno strumento, il flauto, non hai mai pensato di cambiare? Come hai fatto a capire che quello era lo strumento giusto per te?

Ho iniziato a suonare che avevo circa 8 anni, seguivo i corsi di propedeutica al Mascagni e quando ci dissero che dovevamo scegliere uno strumento istintivamente scelsi il flauto, forse perché mio zio ne aveva uno vecchio in casa (il flauto con cui poi ho iniziato) e perché per me era uno strumento “magico”, ed all’epoca ero alla continua ricerca di esseri strani nelle foreste..ero strana sì..ahah

Seguire le lezioni all’Istituto Mascagni e allo stesso tempo andare a scuola non deve essere stato facile. Hai dovuto fare dei sacrifici?

Ogni tanto il tempo sembrava non bastare, ma in realtà è tutta questione di organizzazione. Io ho preso la maturità all’I.s.i.s Niccolini-Palli, indirizzo socio-pedagogico nello stesso anno in cui mi sono diplomata in Flauto: è stato un anno intensissimo, pomeriggio in conservatorio e la sera sui libri, ma in ogni caso ho la fortuna di avere degli amici che hanno sempre capito bene i miei ritmi, ed io non ho mai sentito di fare dei “sacrifici”, anche perché alla fine ho scelto due percorsi di studi che mi hanno dato sempre tanti stimoli e soddisfazioni.

Puoi spiegarci cosa significa orecchio assoluto? Ne sei provvista? E’ un elemento che fa la differenza?

Avere l’orecchio assoluto significa poter riconoscere le note ed i suoni con la loro altezza assoluta senza avere dei punti di riferimento. Cioè se uno con l’orecchio assoluto sente un suono può dire che nota è, senza aver bisogno di altre indicazioni. No, io non ce l’ho! Sicuramente avere l’orecchio assoluto può dare delle agevolazioni, ma non è assolutamente necessario, è necessario allenare ed avere un buon orecchio, quello sì.

Cosa ti spinge a inoltrarti sempre di più nel mondo della musica? Molte persone si ritirano perché hanno paura che un tale sentiero sia pericoloso, disseminato di ristrettezze economiche e difficoltà. Cosa ne pensi?

Mi spinge il fatto che nella vita ho sempre detto e voluto far quello: suonare, orchestra, musica da camera, ma anche insegnare ad i bambini..perché no. Studiando al socio-pedagogico ho poi pensato tanto all’aspetto della musicoterapia, anche se alla fine ho deciso di approfondire lo studio dello strumento. E’ vero, molti smettono di studiare per andare ad altre università, ma tanti riescono anche a portare avanti la passione e lo studio dello strumento..ciascuno ha la sua storia, è vero comunque che fa sempre più paura la scelta di studiare musica e basta..ma ahimè viviamo veramente in un Paese che si trova di fronte a un’enorme crisi. L’argomento sarebbe vastissimo, ma ci troviamo davanti ad un Paese in cui mancano anche molte delle cose necessarie. Manca il lavoro. Tagli ad ogni livello. E manca anche un’educazione e una cura dell’arte e del patrimonio storico ed artistico che abbiamo. Il problema del lavoro è enorme, ed ormai è un problema che si ha in ogni settore..quindi perché non seguire ugualmente la propria indole e strada, cercando di tirarne fuori il meglio? O meglio studiare qualcosa che ci piace meno: con meno entusiasmo e slancio?

Sei stata in Finlandia per un progetto orchestrale. In cosa consisteva? Quali sono i ricordi più belli che ti ha lasciato sia la Finlandia che il progetto stesso? C’è una diversa mentalità che approccia il settore musicale?

Sono stata in Finlandia per un progetto Erasmus di 9 mesi. E lì ho avuto l’opportunità di suonare in un progetto orchestrale tra Oulu, (città dove vivevo), Kristiansaand, (Norvegia) e Pieta (Svezia). Io sto frequentando il secondo anno del Biennio di Alta Formazione al Mascagni, ed ho deciso di passare l’ultimo anno all’estero, perché ormai da molto penso che sia più conveniente cercare sbocchi fuori che qui. Mi sono veramente innamorata della Finlandia: è un paese molto diverso, i ritmi sono molto più distesi, la natura è immensa, è un paese forse un po’ estremo in certi aspetti..periodi di buio e gelo, alternati da luce onnipresente e caldo…ma in 9 mesi ho così tanti ricordi lì, che se dovessi stare ad elencare i più belli mi ci vorrebbero paginate. Non ho il dono della sintesi. Comunque il contatto con la natura forse. E’ un paese con pochi abitanti, l’identità nazionale è arrivata tardi, ed ora lì vi è un grandissimo rispetto per quello che c’è. E per quanto riguarda la musica ho trovato una grandissima quantità di attività, festival, eventi. Ad Helsinki c’è uno dei centri di musica più belli ed attivi che abbia mai visto e conosciuto e difatti ho deciso di fare domanda d’iscrizione lì per studiare l’anno prossimo.

L’Italia è stata una fucina di diversi ingegni, sicuramente annovera grandi compositori e musicisti. Quale giudizio puoi dare oggi al Paese? Credi che anche la musica risenta di un decadimento?

Dire che l’Italia è la patria di grandissimi compositori e di eventi fondamentali nella storia della Musica è quasi riduttivo.. ma tutt’ora ci sono una grandissima quantità di musicisti e compositori importantissimi e conosciuti sul piano internazionale. Il problema sta nel dover spesso andare fuori per trovare un vero e proprio riconoscimento. Qui è un’eterna lotta e competizione, le possibilità sono sempre meno, difatti possiamo benissimo trovare grandi musicisti italiani a suonare in Orchestre straniere, anche perché non hanno trovato spazio qui. Forse questa atmosfera di competizione è quella che ci porta anche a ricercare l’eccellenza..ma in ogni caso, sempre meno certezze per il futuro, e sempre più persone che sono costrette a dover lasciare l’ambiente per cercare lavori più sicuri.

A Livorno abbiamo l’Istituto Mascagni, che purtroppo non sembra passarsela bene economicamente, qual è il ricordo più significativo che hai di questo istituto? Pensi che andrebbe valorizzato maggiormente? Come?

L’Istituto Mascagni è anni che deve trovare a riorganizzarsi di fronte ai numerosi tagli che ha subito di anno in anno. L’Istituto comunque ogni anno propone ed organizza una grande quantità di eventi e concerti ed è veramente un’istituzione fondamentale per il territorio..inoltre ogni anno escono dall’Istituto studenti che riescono a fare della loro musica veramente un lavoro. Andrebbe valorizzato di più cercando di evitare questi continui tagli e provando a capire e sfruttare l’importanza di un Istituto del genere a Livorno. Per me è veramente una seconda casa, ma è abbastanza comprensibile visto che la prima volta che vi ho messo piede avevo 8 anni ed ora ne ho 20. E quindi ho tantissimi tantissimi ricordi. Ora mi viene in mente il mio diploma, momento importante come simbolo di una fine di un percorso.. oppure le prove con il quintetto a fiati, nato da un’amicizia e che ci ha fatto crescere musicalmente. Oppure anche il senso di familiarità che ho avuto tornandovi dopo tanti mesi che non ci andavo.

Qual è il concerto solista che ti ha lasciato un’impronta maggiore? Invece quello cameratistico?
Il concerto solista che ora mi viene in mente è quello che ho fatto a maggio in Svezia, a Piteå. Una piccola città nel nord della Svezia, con un bellissimo studio ed auditorium dove abbiamo fatto un concerto con l’orchestra dell’Università Finlandese. Lì mi hanno dato l’opportunità di fare il mio esame finale , è stata veramente un’emozione bellissima; sapere di suonare così lontano, con persone totalmente nuove e alla fine pensare che “non l’avresti mai detto di finire a suonare laggiù”.
Quello cameristico indubbiamente il concerto in Vaticano dello scorso luglio, con il quintetto di Fiati “Ugròs”.
E’ stata un’occasione grandissima per noi. Abbiamo suonato per 3 anni insieme, studiando negli stessi corridoi, e da un piccolo concerto in un paese vicino a Lucca siamo finiti a suonare in Vaticano per una beatificazione. E’ stata molto bella come esperienza perché ci ha veramente unito tantissimo e ci ha spinto a lavorare insieme come forse ancora non avevamo mai fatto e quando ci siamo trovati a suonare di fronte ad una platea piena di persone con lineamenti da tutto il mondo..che bello.

Concludiamo il nostro interrogatorio. Pensi di dare una chance all’Italia o continuerai la tua strada all’estero?

Non si tratta di dare una chance all’Italia, penso si tratti di andare dove si trovano delle chance. Ad agosto andrò a studiare ad Helsinki, e dove finirò finirò.. In Italia in ogni caso rimane la “casa”.

Ringraziamo Livia Schweizer a cui abbiamo rubato tempo prezioso e le facciamo un fortissimo in bocca al lupo per la sua carriera, nella speranza che possa essere la più luminosa di sempre.

Matteo Taccola

matteo.taccola@uninfonews.it