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Nel mare della mediocrità italiana, Ferrara è forse il giornalista più intelligente in circolazione nel nostro paese. Per chi è cresciuto a pane e libertà, Giulianone è stata un’icona e il Foglio un punto di riferimento, un giornale talmente affascinante,e per questo profondamente incompreso, che spesso era meglio nasconderlo sotto il Corriere per evitare le prese per i fondelli. In pochi riescono a capirlo veramente fino in fondo, e chi ci riesce lo ama visceralmente, come il sottoscritto e presumo molti altri nella redazione de “La Cosa Blu”. Sicuramente Claudio Cerasa saprà sostituirlo egregiamente nella direzione.
Quelle che ad un esterno possono sembrare delle immense giravolte politiche, per altri quei pensieri all’apparenza sconnessi e paradossali di Ferrara sono invece il frutto di un’intelligenza viva e sempre in movimento. Ed è una cosa che noi ragazzi di centrodestra tra i 20 e i 30, che ci sentiamo traditi dal suo atteggiamento Renzusconiano, abbiamo ormai capito. Lo conosciamo fin troppo bene per credere che Giulianone lo faccia perchè è veramente andato a sinistra: lo fa perchè è sinceramente innamorato della leadership renziana, come lo era di quella berlusconiana. Se poi ci mettiamo che alla coppia Renzi-Berlusconi gli ha dedicato anche un libro, il quadro è completo.
Capisci che Ferrara ormai ha perso la testa per Renzi quando lo considera l’unico vero erede di Berlusconi, liquidando in un’intervista al Corriere Fitto come un“politico di provincia” e Salvini come un “attaccamanifesti”. Le parole di Ferrara rappresentano chiaramente il suo pensiero sul centrodestra: una landa desolata, dove i protagonisti non sono e non saranno mai all’altezza di Berlusconi o di Renzi. Quando poi, di converso, domandai al professor Giovanni Orsina cosa ne pensasse delle affermazioni di Ferrara sul centrodestra, rispose testualmente che “il disordine e l’oscurità di idee sono mostruosi, ma adesso vediamo come si evolve il tutto. Un ricambio generazionale c’è stato: Alfano,Tosi, Toti, Salvini e Meloni: nessuno di loro è un Thatcher o Adenauer, però ci sono.” Una visione che sicuramente non trasuda entusiasmo, ma comunque aperta a sviluppi futuri anche positivi.
Forse a Ferrrara non basteranno questi nomi, come in fondo non bastano a molti elettori del centrodestra, ma come dice un grande e pragmatico professore di Scienza Politica, Sergio Fabbrini, “i leader non si programmano, ma emergono. Il leader deve saper guidare, non farsi guidare. E può guidare perchè dispone di quelle qualità (come la visione, il dinamismo,il coraggio, l’autodisciplina, il senso di responsabilità) che una democrazia deve valorizzare e non penalizzare”. Sono qualità che gli Alfano, Tosi, Salvini e Meloni hanno? Emergeranno prepotentemente, oppure rimarranno chiusi ancora nei propri oriticelli? La sentenza di Ferrara è chiara ed inequivocabile, ma per ora, per il bene del centrodestra, è meglio avere il beneficio del dubbio.

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Mirko Giordani