9 Luglio 2020

LIVORNO. Grande successo per il nuovo allestimento della commedia “A che servono gli uomini”, con l’adattamento di Lina Wertmüller (la prima donna a essere candidata al Premio Oscar nel 1977 come regista), Valerio Ruiz e Nancy Brilli, ospitato sul palco del Teatro Goldoni di Livorno lo scorso 7 febbraio.

Questa commedia musicale è stata scritta nel 1988 da Jaja Fiastri, anche se le tematiche risultano essere ancora molto attuali, con le musiche dell’indimenticabile cantautore Giorgio Gaber insieme a Jacopo Fiastri.


Foto di Daniele Antonini

La trama

La protagonista è Teodolinda, interpretata da una ironica e magistrale Nancy Brilli, una donna in carriera come graphic novelist, ma delusa dagli uomini e per questo single per scelta.

Il suo alter ego è Samantha, la sensuale Giulia Gallone, amica maldestra e musa ispiratrice per i suoi fumetti, la quale ha un approccio completamento diverso e più libertino nei confronti degli uomini, che ricorda molto la Samantha di Sex and the City, ma più stralunata.

Teodolinda (per gli amici Teo) ha solo un grande desiderio: la maternità, ma senza l’ausilio di un uomo e di tutto ciò che comporta. E l’opportunità le viene concessa proprio dallo strano vicino di casa, Giovanni Padovan (Igi Meggiorin), un ricercatore che lavora alla “banca del seme” e nel tempo libero compone musiche per mucche. Con una scusa Teo si introduce nel laboratorio, approfittando dell’ingenuità e benevolenza di Giovanni e ne ruba la provetta numero 119.

Come si suol dire “la curiosità è donna” e Teo non è da meno. Durante la gravidanza, spinta dalla voglia di conoscere l’identità del donatore, costringe Giovanni a rivelargli il nome. Si tratta di Osvaldo Menicucci, un ambito scapolo d’oro, interpretato dal poliedrico Daniele Antonini.

Tra sketch, equivoci e intermezzi canori, Teo conoscerà il latin lover e la mamma Carmela, il personaggio più colorito ed esilarante della commedia, interpretato da una frizzante e vulcanica Fioretta Mari, la quale cercherà di mettere in guardia il figlio dalle mire delle donne che potrebbero “incastrarlo”.

L’happy ending è dietro l’angolo, ma con un piccolo colpo di scena che innescherà ulteriori e divertenti gag dalle sfumature anche goliardiche. Un cast davvero unito al quale si aggiunge Nicola D’Ortona nei panni di Markus, il modello gigolò che regala alla commedia un guizzo di trasgressione e ilarità.


Lo spettacolo ha riscosso un buon successo, toccando tematiche attuali, come la fecondazione assistita che meriterebbero certamente una riflessione più profonda, ma con la leggerezza e delicatezza tipiche della commedia musicale.

 

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Marta Sbranti

Marta Sbranti, classe 1989. Dopo il Diploma presso l'Istituto d'Arte Franco Russoli di Pisa mi sono laureata in Scienze dei Beni Culturali curricula storico-artistico. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Storia delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media, presso l'Università di Pisa. La mia tesi di laurea "Musei e Danza" unisce le mie due grandi passioni la danza e l'arte, che coltivo fin da piccola.
"Toccare, commuovere, ispirare: è questo il vero dono della danza".
(Aubrey Lynch)

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