13 Luglio 2020

Notizia che ha un che di sensazionale e proprio per questo meno credibile: l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri sul disegno di legge che dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, abrogare il finanziamento pubblico ai partiti. Non avremo più il finanziamento pubblico, ora vigente, più e più volte osteggiato da alcuni partiti o movimenti,  questi talvolta spinti da populismi insensati, talvolta invece sbandierati come proposte elettorali, altre volte, le eccezioni, combattuti da chi è in buona fede.

Cosa stabilisce la proposta del governo?


I partiti in futuro si potranno finanziare attraverso due canali: il primo riguarda le erogazioni volontarie dei cittadini, detraibili del 52% per gli importi fra i 50 e 5.000 euro e del 26% per tutti gli altri fino a un massimo di 20mila euro; il secondo riguarda la destinazione volontaria del 2 per mille. Quest’ultimo strumento di destinazione volontaria  ha un meccanismo simile a quello dell’8 per mille, garantendo ai partiti una possibile quota non irrilevante del gettito fiscale dell’Ire, cioè la dichiarazione dei redditi sulle persone fisiche. I contribuenti potranno indicare i partiti ai quali destinare il proprio 2 per mille, ma qualora qualcuno non traccerà alcun segno sulla propria dichiarazione dei redditi si formerà un nuovo gruzzolo che sarò ripartito in modo proporzionale secondo le indicazioni dei cittadini.  Chi non volesse dare neanche un euro ai partiti sulla dichiarazione dei redditi ha solo una scelta: fare un segno per destinare il 2 per mille allo Stato. In pratica i partiti hanno la possibilità, non molto remota, di ricevere finanziamenti ben più ampi di quelli che oggi gli spettano, si parla, infatti, in un anno di una somma cospicua, circa 800 milioni di euro. Ovviamente, proprio per che si tratta dei nostri rappresentanti, saranno abbassati i costi di gestione dei partiti: infatti verranno concessi a titolo gratuito spazi, fra i quali anche quelli televisivi, e servizi. Per evitare il trauma dell’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti questo sarò in ogni caso graduale, spalmata in tre anni, non si volesse che a qualche politicante non riuscisse più pagare le rate dello yacht che ormai aveva programmato o la commessa di diamanti. Si avrà una prima riduzione del 60% prevista per il primo anno, ne seguirà una del 50% il secondo anno e infine una del 40% il terzo anno, fino all’abolizione completa. Interessante è che avranno diritto a tali benefici solo quei partiti che si doteranno di uno statuto con criteri di trasparenza e democraticità. Polemiche dal Movimento 5 Stelle e dal leader Beppe Grillo che parla di “legge truffa”, citando la proposta del proprio Movimento che prevede l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti hic et nunc, adducendo inoltre che con il sistema del 2 per mille si avrà una sorta di prelievo forzoso dalle tasche dei cittadini italiani. Effettivamente questo nuovo, possibile sistema, sembra ancora più ingiusto del precedente, se da una parte spinge i cittadini a partecipare più attivamente alla vita politica dei partiti e dei vari movimenti con donazioni private, dall’altra però si manipolano le decisioni di molti cittadini, i quali spesso dimenticheranno a chi destinare il proprio 2 per mille e nel caso, appunto, che non lo facessero la quota verrebbe comunque assorbita dai partiti, nel nome dell’equità. Credo che sia opportuno, se non necessario, analizzare come avvenga il finanziamento pubblico dei partiti negli altri Stati.

soldi[1]Innanzitutto è d’uopo ricordare che nella maggior parte degli Stati democratici è previsto un sistema di finanziamento pubblico ai partiti, secondo due tipologie diverse: la prima consiste in un finanziamento pubblico annuale, la seconda riguarda un finanziamento in base alle spese sostenute durante la campagna elettorale. Vi è la possibilità, infine, seppur più rara, di sistemi misti in cui sono presenti entrambe le possibilità.

Francia – Qui abbiamo due tipologie di finanziamento: la prima consiste in un contributo annuale fissato a 80,2 milioni di euro ma variabile (generalmente è intorno ai 75 milioni), distribuito a tutti i partiti proporzionalmente in base al risultato delle ultime elezioni. L’unica condizione è che il partito abbia ottenuto almeno l’1% dei voti e si sia presentato almeno in 50 collegi elettorali. Vi è, quindi, un rimborso post elettorale sulla base dei rappresentanti eletti nelle camere, la cui consistenza è di circa 40 milioni di euro. Occorre specificare quanto anche la campagna elettorale presidenziale sia oggetto di rimborsi e finanziamenti (47,5% per chi supera il 5% dei voti, 4,75% per chi non raggiunge la soglia).

Germania – Nel regno della Merkel la somma erogata ogni anno non può superare i 150,8 milioni di euro; i requisiti, tra le altre cose, prevedono per legge una trasparenza totale del bilancio delle forze politiche – elemento mancante in Italia – e delle donazioni private verso gli stessi. La soglia per poter ricevere tali fondi è dello 0,5% in riferimento alle elezioni europee e dell’1% per il resto (nazionale, statale o comunale).

Regno Unito – Oltremanica, invece, la situazione è completamente diversa: qui i finanziamenti pubblici sono minimi, premiando, tra le altre cose, l’opposizione. Circa due milioni sono stanziati verso una decina di partiti minori.

Il finanziamento pubblico ai partiti è uno strumento necessario per difendere la democrazia, che cadrebbe, in assenza di questo, nelle mani dei più facoltosi cinici che potrebbero con i soliti giochi di potere, che esistono per altro anche oggi, creare lobby ancora più potenti che trovano rappresentanza nel potere politico, come avviene negli U.S.A. Probabilmente quello che realmente serve all’Italia, non è un’abolizione del precedente sistema di finanziamento pubblico ai partiti, ma più severi e seri controlli, una maggiore trasparenza, zero tolleranza per l’utilizzo del denaro pubblico nei modi non previsti, come troppo spesso accade. La paura di molti è che questa nuova proposta possa trovare scappatoie per un impiego non propriamente lecito del pubblico denaro. Non è certamente cambiando la legge che i cittadini sfiduciati torneranno vivacemente a partecipare alla gestione della Cosa Pubblica, ma rispolverando la credibilità da molti anni persa.


Matteo Taccola

 E-mail: matteo.taccola92@gmail.com

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Matteo Taccola

Sono uno studente della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, curioso, estroverso, mi piace scrivere.
Ho voluto accettare la sfida postami da “Uni Info News”, mettermi alla prova e scrivere quello che penso con l’intenzione di potermi confrontare con tutti quelli che ci leggono.

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