8 Agosto 2020

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Se il “desiderio di amore” è dato dall’inquietudine, è evidente che inquietudine ed instabilità non possono lasciare spazio ad un amore stabile.


Soffermiamoci allora sull’altro punto dell’amore liquido: l’instabilità che genera la paura dei legami.

In questo mondo così complesso e precario tanti sono gli aspetti che determinano l’instabilità relazionale, ma la paura del legame amoroso nasce prima che dalla società, dal rischio insito nell’amore, il coinvolgere due persone: in ogni amore, ci sono almeno due esseri, ciascuno dei quali è la grande incognita nelle equazioni dell’altro. Scrive Bauman: “È questo che fa percepire l’amore come un capriccio del destino: quello strano e misterioso futuro, impossibile da predire, prevenire o evitare, accelerare o arrestare. Amare significa offrirsi a quel destino, alla più sublime di tutte le condizioni umane, una condizione in cui paura e gioia si fondono in una miscela che non permette più ai suoi ingredienti di scindersi. E offrirsi a quel destino significa, in ultima analisi, l’accettazione della libertà nell’essere: quella libertà che è incarnata nell’Altro, il compagno in amore”.

La prima fonte di precarietà è data dal fatto che in amore il nostro destino non dipende solo da noi ma anche dall’altra persona, tutto questo crea preoccupazione e dà un senso di grande precarietà. “Essere in due significa accettare un futuro indeterminato”. Non poter controllare la relazione in maniera autonoma ci destabilizza e ci fa paura.

Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione“.

Spesso le relazioni amorose falliscono perché gli intenti che muovono i due amanti sono diversi; tuttavia non è la diversità a far crollare la relazione quanto il modo di comunicare con l’altro. Bauman in “Amore Liquido” chiama queste due situazioni le “perversioni del comunicatore”.

La prima è quella di chi per pigrizia, paura o propensione all’arrendevolezza si limita attraverso l’auto-restrizione a non comunicare con il partner per non danneggiare il rapporto. Questa prima perversione porta a compiacersi l’un l’altro senza mai affrontare le questioni ed inevitabilmente prima o poi il rapporto si infrange rivelando tutta la sua fragilità.


La seconda perversione è invece una situazione contrapposta, in cui l’incapacità di comprendere, la possessività e l’egocentrismo dei partner spingono la coppia a dialogare in maniera fittizia cercando di proiettare nell’altro quello che ciascuno dei due ritiene più giusto per sé; e così la coppia scade nella “trappola della possessività”.

Si cerca di cambiare l’altro senza comprenderlo, il rapporto si mina, si crea un muro tra i due partner e inevitabilmente la storia d’amore finisce con il collassare su sé stessa. La trappola della possessività è un controsenso: l’amore non può essere possessivo, l’amore, deve tutelare la libertà dell’altro; è facile scadere nell’imposizione, nel voler controllare la vita della persona amata imponendole il nostro modello di vita, la nostra libertà; ma non è sempre detto che ciò che va bene per noi vada bene anche per l’altro e spesso la possessività in amore è dettata dal nostro desiderio -come “homo consumens”- di possedere l’altro come se fosse un oggetto di nostra proprietà. Ovviamente questo comportamento è una manifestazione della paura di perdere l’oggetto del nostro desiderio.

In questo scenario liquido-moderno le persone”si lanciano alla ricerca di partner e «instaurano rapporti» per sfuggire al fastidioso senso di fragilità, solo per poi ritrovarsene ancor più penosamente preda. Quello che si sperava/credeva/intendeva fosse un rifugio (forse “il” rifugio) contro la fragilità, si dimostra invece, ogni volta, la sua fucina. L’intento di mantenere l’affinità viva e vegeta presagisce una lotta quotidiana e promette una costante vigilanza. Per noi, abitanti del mondo liquido-moderno che aborre tutto ciò che è solido e durevole, che non si presta all’uso istantaneo, e che non concede tregua allo sforzo, una simile prospettiva potrebbe rivelarsi inaccettabile“.

Nel mondo liquido-moderno le relazioni a lungo termine sono sempre più rare proprio perché contrastano con l’homo consumens, abituato ad avere tutto con il minimo sforzo, a cambiare quello che non funziona piuttosto che a ripararlo. Ma l’amore richiede impegno, sacrificio e vigilanza; l’amore non può essere gettato via al primo ostacolo.

Le persone instabili nelle relazioni cercano di sopprimere la loro instabilità buttandosi in nuove relazioni, tuttavia questo tentativo risulta invece deleterio e aggravante. Per esempio l’affermazione delle libertà sessuali, del sesso libero e disinteressato; per quanto conquista importante e indispensabile non è che un altro prodotto della stessa matrice: l’oppressione relazionale dovuta all’affermazione progressiva della società liquida ha portato le persone a ricercare la libertà amorosa nella libertà sessuale; tuttavia questa per quanto sia una cosa positiva può rivelarsi un’arma a doppio taglio per i fragili individui del mondo liquido-moderno. La matrice è sempre la stessa: fare sesso con più persone seguendo l’istinto non risolve il bisogno di amore insito nell’essere umano, ma anzi aumenta di più il nostro lato di homo consumens. Ecco che allora la libertà si può rivelare la nostra prigione. Spesso si mira alla quantità delle relazioni per distrarci dalla qualità. Il passare da una relazione all’altra, proprio come cambiare in continuazione merci da consumare, alimenterà questa instabilità generando nei soggetti interessati maggiore confusione di prima, questo è un circolo vizioso da cui l’homo consumens spesso non sa uscire.

Ma allora come può l’homo consumens uscire da questo mondo volatile, incerto ed instabile?

Quando manca la qualità, si cerca rifugio nella quantità. Quando non c’è niente che duri, è la rapidità del cambiamento che può redimerti”.

“Se ti senti a disagio in questo mondo fluido, disorientato dai mille cartelli stradali contraddittori che sembrano spostarsi di continuo, ti rivolgi a uno o più di quei consulenti dei cui servigi non c’è mai stata domanda tanto forte e offerta tanto abbondante quanto oggi. Oggi, gli esperti della nostra fluida era moderna ripasserebbero certamente la palla ai loro confusi e perplessi clienti. Questi clienti scoverebbero l’origine remota della loro ansia nelle cose fatte e mancate, e cercherebbero (e sicuramente troverebbero) errori nel loro modo di essere: insufficiente autoaffermazione, insufficiente cura di sé o auto-addestramento, ma quasi certamente insufficiente flessibilità, un eccessivo attaccamento a vecchie abitudini, luoghi o persone, un’assenza di entusiasmo per il cambiamento e una reticenza a cambiare qualora fosse necessario”.

Il superamento dell’amore liquido è “l’amore flessibile“.

La flessibilità è la capacità di sapersi adattare e sopravvivere ai cambiamenti. Questo è il punto centrale. In un mondo che cambia rapidamente e in una società complessa come quella attuale c’è bisogno di molta flessibilità. C’è bisogno di saper reagire ai cambiamenti senza lasciarsi abbattere, ma anzi dominandoli.

Ma come si adatta la flessibilità nell’amore? L’amore per essere flessibile deve essere dinamico, necessita di un continuo lavoro, che parte dal capire noi stessi, da accettare i nostri limiti e soprattutto dal chiarire le questioni irrisolte dentro di noi. Per essere flessibili dobbiamo avere chiaro chi siamo e cosa vogliamo. L’amore flessibile e stabile richiede impegno, sforzi continui, sacrifici: come le piante richiede di essere coltivato continuamente. Invece nella società liquida si cerca  sempre di raggiungere tutto con sforzi minimi; non siamo abituati a cambiare nell’animo, perché cerchiamo di cambiare ricorrendo a meri artifizi consumistici: la mentalità dominante è quella di pensare che cambiare sia cambiare l’oggetto del desiderio, cioè il partner; in realtà per cambiare va cambiato il soggetto, cioè il nostro io. Il cambiamento dell’homo consumens è un cambiamento fittizio, il cambiamento dell’uomo flessibile invece è un cambiamento reale e costruttivo.

Soltanto chiedendo libertà a sé stessi si può indirizzare la nostra vita verso la flessibilità e di conseguenza l’amore verso la stabilità. Ma chiariamoci subito, chiedere la libertà a sé stessi non vuol dire seguire l’istinto, perché l’istinto ci porta a seguire i meccanismi malati del nostro ego; chiedere libertà a sé stessi vuol dire lavorare per far prevalere la ragione sull’istinto e quindi per orientare i nostri comportamenti verso la nostra autorealizzazione relazionale e amorosa. Chiedere libertà a sé stessi significa liberarsi dalla “nostra prigione” di homo consumens.

In questo mondo precario la stabilità amorosa non è sempre glamour ma è senz’altro quello di cui abbiamo bisogno: tra sette miliardi di persone non sarà facile trovare la nostra “anima gemella”, ma qualora dovessimo farcela, senza rimediare alla nostra instabilità relazionale sarà facile farci scappare anche quella “metà mancante” che abbiamo sempre desiderato.

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