19 Ottobre 2020

Bello FiGo torna a far parlare di sé con il nuovo video girato all’Università di Pisa, nel Dipartimento di Economia e Management. È stata immediata ovviamente la reazione dell’Ateneo, che ha dichiarato di ricorrere a vie legali; e proprio a causa dei provvedimenti presi,poche ore fa il video della canzone è stato eliminato per poi essere sostituito con un altro  in cui non compaiono le riprese all’interno delle aule.

Grazie alla risonanza data alla notizia, il video ha ottenuto più di 100000 visualizzazioni in soli 5 giorni facendo sì che Bello FiGo continui ad affermarsi come un personaggio più che mai popolare sul nostro scenario artistico. Perchè in fondo le solite volgarità ripetute a oltranza da circa una decina d’anni non passano mai di moda, amiamo il trash e ci diverte tanto dare visibilità – e soldi – a soggetti problematici, probabilmente non del tutto capaci di comprendere a pieno le loro responsabilità.


Sento però il bisogno di esprimere un’opinione sul ruolo dei media nel presentare questi fatti e quindi di come molte delle principali testate locali e nazionali abbiano evidenziato che all’interno dell’Università di Pisa, il rapper abbia girato un “video hot al quale hanno partecipato “ragazze livornesi” o “locali”.

Benissimo, prima di tutto non definirei assolutamente il filmato della canzone un video hot e poi quello che mi chiedo è se sia stato davvero necessario specificare la presenza delle ragazze. Questi due elementi sono davvero gli aspetti più rilevanti della notizia, tanto da doverli sottolineare con appositi titoli o peggio ancora, locandine?       

Penso che i mezzi d’informazione abbiano una responsabilità sociale enorme nei confronti dei cittadini e cercare di catturare l’attenzione del lettore in questo modo non è il massimo, considerando l’alto livello di sessismo ancora presente nella nostra società. Sicuramente la

mercificazione delle donne non è un problema attribuibile ai quotidiani, ma nel caso in questione, anche inconsapevolmente, si invoglia il pubblico a chiedersi chi siano le protagoniste e soprattutto a guardare il video, alimentando così la continua rappresentazione scandalistica del corpo femminile.

Riguardo la labronicità delle modelle, si potrebbe contestare che era tuttavia necessario sottolineare la dimensione cittadina della notizia; in questo caso però, il fatto più grave è che alla realizzazione del prodotto hanno partecipato sì le ragazze ma anche un ragazzo, nello specifico il videomaker, che non è stato minimamente menzionato nelle locandine.

Insomma, anche se odiamo ammetterlo, continuiamo ad essere circondati un po’ ovunque da principi di sessismo; con ciò non mi permetterei mai di dire che i giornalisti interessati siano dei sessisti, tutt’al più possono essere stati incoscienti e un tantino irresponsabili nel cercare di vendere un prodotto in tale maniera.


Benedetta Cirillo

 

 

Il video di Bello Figo mi ha divertito.

Nato in Ghana nel 1992, Paul Yeboah si è trasferito a Parma, con la famiglia, a 12 anni.

Un italo-ghanese a tutti gli effetti. Il suo stile è molto provocatorio, gioca sugli stereotipi nei confronti dei neri e degli immigrati, confermandoli e facendo così impazzire i razzisti.

I video di Bello Figo sono tutti politicamente scorretti, questo in particolare gioca sul doppio senso “trombo a facoltà”, ovvero trombo in facoltà oppure quando e come voglio.

Scontata l’ira dell’Università di Pisa che pare non aver concesso, in alcuna forma, l’aula per le riprese del video.

Nel video ci sono, oltre a Bello Figo, 3 ragazze livornesi, fino a prova contraria coscienti del fatto che il video avrebbe avuto gran risonanza a livello nazionale.

 “VIDEO SCANDALO ALL’UNIVERSITA’ CON RAGAZZE LIVORNESI”.

Questa la locandina pubblicata dal Tirreno l’11 novembre.

Apriti cielo.

Il neomoralismo degli antimoralisti si è scatenato.

“Sessisti, ipocriti, bigotti…”

Il tutto, ovviamente, sotto l’egida di questo “patriarcato” che è visto come un Dio: immanente e panteistico, dentro tutto e dappertutto, solo pochi profeti riescono a coglierlo, gli altri ne sono necessariamente condizionati a loro insaputa.

La locandina riporta una notizia pubblicata, da tutti i media nazionali, dando risalto alla componente locale.

Ciò che deve fare un giornale locale.

“Ma così le povere ragazze, oltretutto citate per nome e cognome nell’articolo, saranno messe alla gogna”.

Non mi pare stia succedendo, sbirciando i social, anche perché chiunque le offendesse sarebbe (verbalmente) massacrato, giustamente.

Ad ogni modo, sono le ragazze stesse che hanno deciso di partecipare ad un video, con un trapper famosissimo, che sarebbe stato visto da centinaia di migliaia di persone, fruttando un bel po’ di soldi.

Oppure si vuole affermare che queste ragazze non sapevano a cosa andavano incontro e che bisogna, in qualche modo, proteggerle?

Un pensiero, questo sì, piuttosto maschilista.

E comunque, la cosa più assurda è che nessuno, dei neomoralisti di cui sopra, ha notato l’enorme sessismo del video di Bello Figo: lui può disporre a “facoltà” di 5 donne, tirandogli banconote da 20 euro (oh tirchio).

Perché la visione manichea della società avanza spedita, da una parte Bello Figo e le ragazze, i buoni, dall’altra il Tirreno, i cattivi.

Tanto ormai dare contro i giornalisti è come sparare sulla Croce Rossa.

In tutto questo, io mi ritengo realmente libero da ogni morale sull’argomento e non credo che il sessismo e la violenza sulle donne, che vanno combattuti, dipendano né dal video, né dalla locandina.

Per questo, posso dire che mi è piaciuto sia il video che la locandina.

Ps. io su quei banchi ci ho studiato e non sarà un video a gettare discredito sui miei studi o a farmi indignare. Ma per favore…

Giovanni Sofia

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