28 Ottobre 2020

Cena con Delitto – Knives Out

Assomiglia tanto ad una partita di cluedo questo nuovo film di Rian Johnson, una caccia all’omicida che mescola la tradizione del thriller claustrofobico all’indagine figlia delle deduzioni logiche da attuare all’interno di un ristretto gruppo di persone. C’è, di conseguenza, molto di quell’atmosfera nata dalla penna di Agatha Christie, dove l’assassino è per forza di cose all’interno di una location ben precisa e condivide con gli altri lo stesso luogo e le stesse abitudini nella medesima circostanza. E, non dimentichiamo, c’è anche qualcosa dello Sherlock Holmes di Conan Doyle: la magione gotica in campagna in cui si consuma l’omicidio, i ninnoli e l’arredamento un po’ egocentrico all’interno della dimora della vittima, la passione per la scrittura di romanzi polizieschi da parte proprio di quest’ultima.


Gran parte di ciò che si vede, in Knives Out, è un a serie di omaggi ben allestiti e dichiarati, i quali trasudano amore e devozione ai classici del genere, ma ciò che fa della pellicola uno degli esperimenti più riusciti è la voglia di divertire il pubblico e divertirsi a sua volta nel raccontare una tragedia umana capace di vestirsi da commedia del grottesco.

Johnson struttura una pièce colma di rimandi alla cultura cinematografica e televisiva più mainstream e la sensazione che si ha è che il regista ami perdersi nello stuzzicare lo spettatore attraverso citazioni e omaggi, dove i protagonisti sono ad un passo dalla piena coscienza di essere parte di un lungometraggio e amino fare continui paragoni tra la storia in cui sono e le tante altre di cui hanno sentito parlare nella loro vita, siano esse pellicole, libri o vicende di cronaca nera.

Perché, altrimenti, perdersi in analogie rétro, come quella di voler paragonare una videocassetta ad una sua copia su cui è stato costruito uno degli horror nipponici più noti degli ultimi anni (tanto da aver un remake di produzione statunitense)?

E’ genuino citazionismo, colto in alcuni casi, meno raffinato in altri, ma pur sempre un palese rimando che farà la gioia dei cinefili più (o meno) esigenti. Devozione al passato recente della settima arte. 

Knives Out predilige una forma di emulazione di impronta tarantiniana, in questo Johnson si avvicina molto al collega Quentin, cercando, intelligentemente, non di stravolgere da capo uno specifico genere, ma assorbendo dalla sua eredità il meglio, facendo propria e trasmettendo un’esperienza prima in veste di spettatore, e poi di regista, accumulata negli anni tramite la visione di numerosi film.

Per questo motivo Cena con Delitto è così ben calcolato nella sua messa in scena e ci fa sentire immediatamente a casa, senza subire il peso di dover mostrare la vicenda con una premessa incisiva o passare in rassegna i tanti comprimari appesantendo l’intreccio: non punta ad un’originalità nei contenuti, ma ne esalta il metodo di narrazione: l’apparente omicidio di un uomo facoltoso, il giorno dopo il suo compleanno; una pletora di parenti opportunisti; un colpevole che non sembra plausibile, ma che di fatto colpevole rimane in senso lato; un testamento capace di cambiare le carte in tavola per quanto riguarda il lascito del dipartito.


Avidità, arroganza sociale, opportunismo, lusso e decadenza sono il riflesso preciso di ognuno dei parenti del defunto, dove chi più vive nell’agiatezza più vende la sua anima al dio denaro. Arrivisti dai modi sofisticati e raffinati solo perché seduti comodi sul successo di chi l’ha preceduti. La critica sociale è la parte meno riuscita e dal retrogusto più retorico di Knives Out, perché mal si presta ai toni che la contraddistinguono, ma sono elementi fondamentali per far funzionare appieno il personaggio di Marta Cabrera (Ana De Armas).

Figura cardine nell’economia del progetto, l’infermiera, che si è presa tanta cura dell’anziano autore di gialli, passa continuamente da una posizione all’altra: da predatrice a preda, da privilegiata a sfortunata figlia di una madre entrata (forse) illegalmente negli Stati Uniti.

Funziona il suo personaggio, anche grazie a quell’innocenza che si legge sul volto che le dà De Armas, ma ancor di più funziona l’uso che Johnson riesce a farne, sapendosi ben destreggiare tra uno stravolgimento e l’altro, usufruendo appieno di un potenziale che esalta la timidezza e le doti della giovane donna fino a farle esplodere (quasi letteralmente) di fronte a quei parenti serpenti che vogliono braccarla. 

Knives Out è puro cinema, geniale padronanza di un cast di notevole peso e di un oggetto narrativo comune e tutt’altro che esaltante, il quale, nella messa in scena e nei rimandi ad altre pellicole, acquista una sfumatura di colore che lo differenzia da altri progetti affini. Non si prende mai troppo sul serio, il rischio che ciò accada è percepibile nella prima mezz’ora e quando si alza in volo verso quella narrazione sopra le righe, ma sempre equilibrata, trova una perfetta simmetria nei toni grazie ai quali Johnson si può prendere il lusso di fare ciò che vuole con trama e personaggi. Questo approccio ludico che punta al ribaltamento iconografico è evidente nella figura del detective Blanc, interpretato da Daniel Craig, a cui lo 007 di ultima generazione, qui in veste di investigatore privato dal retrogusto british, conferisce una staticità marcata da contrapporre al dinamismo estremo dell’agente segreto britannico.

La storia magari sarà poco originale nei risvolti, e non vuole esserlo, ma lo stile è un elegante elogio della materia stessa attraverso cui è rappresentata.

 

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Claudio Fedele
Claudio Fedele

Nato il 6 Febbraio 1993, residente a Livorno. Appassionato di Libri, Videogiochi, Arte e Film. Sostenitore del progetto Uninfonews e gran seguace della corrente dedita al Bunburysmo. Amante della buona musica e finto conoscitore di dipinti Pre-Raffaelliti.
Grande fan di: Stephen King, J.R.R. Tolkien, Wu Ming, J.K. Rowling, Charles Dickens e Peter Jackson.

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