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Dialogo informale su Breaking Bad

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Si parte per l’erasmus.

Una novità continua, stimoli, persone, una lingua sconosciuta, talmente tante cose da fare e da vedere che… ovviamente, cosa pensiamo bene di fare? Iniziare a guardare in ritardo su tutto e tutti la famosa serie di Breaking Bad!!!
La si divora in nemmeno un mese (arrivando ad un stato a dir poco maniacale) e alla fine non si può non parlarne!
Ecco un dialogo tra due “laureandi umanisti”, su questioni più o meno serie riguardanti questa serie, che vista la sua fama, non necessità di spiegazioni sulla trama e sui suoi personaggi.

Chiaramente contiene SPOILER (al momento del dialogo eravamo appena alla fine della penultima stagione), astenersi quindi dalla lettura se non si sono visti tutti gli episodi !! Consigliata invece per chi si sente in astinenza da BB o non si trattiene dal condividere a freddo qualche sensazione post-visione!

 

Io o Dino: Minchia. Finito Breaking Bad. E ora che fare? Cominciamo a drogarci?

Dino: parliamone. A me ha lasciato un vuoto. Cavolo se era una bella serie! Ma parliamone!

Cioè dai Tom.

Dino: Per te finora quale è il messaggio? Cioè cosa trai da tutto questo?
Tommy: Chiunque può diventare un pazzo omicida?
Dino: Va beh, questo ovvio. Allora potrei dirti che il messaggio è non vendere e non farti di droga. Ovvio…
Tommy: Era proprio per minimizzare.
Dino: Allora rispondi: si diventa pazzi omicidi perché? Cerca in base alle tue esperienze, valori personali, etc.
Tommy: Crisi, necessità, famiglia, buoni propositi.
Dino: Si ok ci stiamo avvBB-explore-S1-980x551-cleanicinando, ma queste sono parole chiave non il messaggio. È importante rifletterci perché ne va anche del nostro ragionare. Questa è una storia scritta coi controcazzi e funziona. Perché secondo me ha fin da subito un inizio e una fine chiara, precisa, prestabilita. Lascia un messaggio perché vuole lasciare un messaggio. Se ci pensi potrebbe essere per esempio lo stesso messaggio del signore degli anelli. Una storia sul potere. Ma ci sono altri temi importanti come personalmente, la scelta e la verità. Perché per me? Io traggo dalla mia vita i messaggi della serie, delle serie, da quello che leggo e che guardo. Sono questi per esempio, in questo preciso momento della mia vita, alcune mie chiavi di lettura. Vedi, su BB ognuno, ad un certo punto, prima o poi o forse troppo tardi viene messo di fronte alla cosidetta “necessità della scelta” (ti cito Pavone “Una guerra civile” 1991, Torino).Per Walter White, il tumore. È lì che deve decidere cosa scegliere. È obbligato e la scelta diventa azione. In base alla scelta che hai fatto costruisci il tuo futuro, ti costruisci quei binari sui quali stai cominciando a correre, su determinati valori che tu scegli, concernenti in base a quella scelta.
Tommy: Ti rispondo io. Il professore affetto di cancro, si trova a non poter sostenere la propria famiglia. Un governo che non ti paga le cure, un figlio zoppo, una madre ossessiva, gli amici che hanno successo e lui no, magari pur avendo più competenze di loro. Intraprende una strada pericolosa ma necessaria, capisce (lo capisce?) di aver fatto una cazzata (rivedere es.: “cazzata. Ci sono delle…) reazioni collaterali. Ogni cosa che capita lo modifica, lo rende meno sensibile alla morte, alla (concetto di criminalità o illegalità) “criminalità”. Punti di vista, no? Lui deve salvare la famiglia. E così via, si accorge di quante costrizioni uno si fa vivendo normalmente; apre la mente, sia sua che della moglie…e potrei continuare. Fantastico quando (in che stagione? precisare) vuole attribuirsi implicitamente il merito criminale di tutto con Hank
Dino: Si infatti. È perché, forse per la prima volta nella sua vita ha capito che può avere imagespotere sulla propria vita.
Tommy: Più che potere, direi ambizione, riconoscimento. (toglierei, deviail discorso e poi la quinta oramai l’abbiamo vista)
Dino: Nella quarta stagione c’è un cambiamento importante. Anzi nell’ultima puntata della terza. O forse la svolta è già nella prima stagione? Comunque: Lui uccide. Uccide “innocenti” per difendersi. Ci rendiamo conto di cosa voglia dire? Decide di sacrificare determinati valori per altri, è pragmatico. Non è amorale. Ha una sua morale. La famiglia che forse è solo estensione del suo ego, una mera certificazione della sua esistenza.
Tommy: E comunque rimane interessante anche un altro aspetto.
Dino: Quale?
Tommy: Hank. Hank rappresenta il lato “Legale” della storia. Poliziotto, carismatico, sa fare il suo lavoro, ma ne diventa ossessionato.
Dino: Infatti. Il lavoro è la sua vita.
Tommy: Lo dice lui stesso. Dopo aver ammazzato Tuco.
Dino: Beh, ma direi che lo fa sballare definitivamente la cosa della bomba
Tommy: Sì, decisamente. Dopo piomba in un vortice da cui non può più uscire. Quindi è meglio pensare a continuare a lavorare.
Dino: Infatti.
Tommy: È il buono che sa di essersi sporcato, ma rimane dentro il codice imposto
Dino: Mah, su questo devo pensarci. Perché è come se lui fosse un tossico. Una dipendenza la sua. Catturare il cattivo che ha iniziato tutto: Heisenberg (che poi è il fisico del principio di indeterminazione, dell’incertezza, della prova scientifica che non esiste verità, più di così…). Non so se la questione è: “È il buono che sa di essersi sporcato “, è più uno shock post traumatico. Vedere la morte. Avere chiara l’idea di poter morire. La paura di essere ucciso. Per sconfiggere la paura deve eliminare il cattivo. Però si, c’è qualcosa di più. Codice, non lo so. Qualcosa in lui. L’ego. L’individualismo. Essere leader. Poliziotto cowboy. Il duro. Mancanza di certezze. Ci devo pensare
Tommy: Ci sono mille occasioni in cui ogni personaggio può dire di fermarsi e accontentarsi di ciò che è riuscito a fare. Ma sono tutti delle macchine che corrono.
Dino: Vero
Tommy: Hank però rimane dentro i ranghi.
Dino: Nei suoi ranghi.
Tommy: Certo. Vede e fa quello che hanno fatto anche Walt e Jessie.
Dino: Lui deve dimostrare sempre qualcosa a se stesso come White.
Tommy: Ma rimane nei limiti imposti dal suo codice, quello istituzionalizzato, chiaro
Dino: Umm ma lui ci va oltre
Tommy: Sì, ma lo confessa subito. Accetta le conseguenze perché lui ci vuole rimanere dentro. È l’ altra faccia della medaglia, capisci?
Dino: Ha la sua moraUS-ENTERTAINMENT-EMMY AWARDS-ARRIVALSle. Catturare i cattivi.
Tommy: Identica, se ci fai caso. Come Walt, il quale non vuole essere a tutti i costi scoperto per non abbandonare la sfera del criminale.
Dino: Vero. Ma quando picchia Jessie, Hank capisce di aver esagerato e si ferma. White invece non si ferma mai.
Tommy: Nemmeno Hank. Guardala all’inverso. Per Hank fermarsi sarebbe stato continuare a infrangere la legge. Invece torna a correre sulla propria strada della “legalità”, pentendosi del suo errore.
Dino: Vero vero. Quindi abbiamo da una parte uno che si sveglia e decide per la prima volta di costruirsi i suoi binari, la sua strada. Dall’altra uno che la sua strada ce l’ha da tempo e per questo è bravo, c’ha passione che però ad un certo punto perde.
Tommy: Diciamo che possiamo semplificare cosi: per Walt il bene è riuscire a sopravvivere, ad ogni costo, e per esteso deve sopravvivere anche la sua famiglia. Ogni cosa che fa perseguendo questo scopo è Bene. Per Hank il Bene è quello che conosciamo anche noi, quello istituzionalizzato: mettere in gabbia i criminali. Ad ogni costo, anche uccidendo nei limiti imposto dalla legge.
Dino: Si ma in primis pensa a se stesso. Cioè cosa vuol dire sopravvivere? È uguale a vivere. Anche noi stiamo sopravvivendo fino a che non moriamo.
Tommy: Sopravvivere per Walt non è solo vivere. Altrimenti lascerebbe fin da subito le cose come sono. Lascerebbe che il cancro faccia il suo corso. Ma qui c’è proprio una lotta contro la morte, decide di non accettarla per se stesso.
Dino: Esatto, per la prima volta nella sua vita sta vivendo perché sta facendo delle scelte consapevoli.
Tommy: Eh sì, da qui la scoperta di riuscire a vivere, ma è qualcosa che avrebbe potuto fare in qualsiasi modo.
Dino: Ma lui non lotta contro la morte. Fa solo quello che facciamo tutti. Fa le cose che deve fare il prima possibile prima di morire. La morte, il sapere che arriverà gli mette fretta.
Tommy: Solo che costruendosi questo scopo, la sopravvivenza ad ogni costo, lui crea il proprio codice
Dino: Infatti. Ma lo fa in primis per colpa del suo ego. Del suo orgoglio
Tommy: Sisi il problema è tutto dentro di lui
Dino: Walt avrebbe benissimo potuto accettare i soldi
Tommy: Esatto
Dino: Ma non avrebbe di nuovo scelto. Cioè non avrebbe fatto quello che vuole. Perché ci autoconvinciamo di dover per forza fare delle nostre scelte individuali che poi risultano egoistiche e poi presentano il conto. Anche per Hank
Tommy: È una scelta invece. È ciò che vuole. Lui parte come un treno, anche se non ha idea di dove arrivare. “Stiamo continuamente improvvisando, Jessie” dice ad un certo punto.
Dino: All’inizio, poi qualcosa comincia a cambiare. Cioè lui vuole con forza avere il controllochristian_breaking_bad_530
Tommy: Vero
Dino: Vedi i primi attacchi di follia coraggio. Per questo stesso orgoglio deve aver perso l’occasione di prendere il Nobel pure lui.
Tommy: Allora secondo me è solo problema di riconoscimento
Dino: Riconoscimento?
Tommy: Sì, non ottiene mai riconoscimento di fare la cosa giusta. Da qui la voglia di elevarsi a Salvatore della famiglia. Essere importante prima per la famiglia. Poi vuole essere riconosciuto il genio del crimine. L’inventore della formula. Tutto lui.
Dino: Sisi qua entrano in gioco le dinamiche del potere. Anche come verbo e non solo come sostantivo. Ora finalmente può.
Tommy: Avrebbe potuto anche prima se si fosse riconosciuto per quello che è. Anche questa è una frase che si ripete spesso. Lui non si riconosce in principio per ciò che è, ovvero un professore di liceo. Stop
Dino: Infatti.

Tommy: Ma chi è che ti attribuisce l’identità? Come mai sei diventato un prof. e non un premio Nobel? Il sistema. Chi lo ha deciso? Il sistema, che funziona secondo un preciso codice, o è stato lui stesso? Chi sancisce chi sei? Bla bla bla…
Dino: Ma infatti. Scelta, identità, alterità. Lui avrebbe dovuto accettare quello che è, dopo che vedi che poteva essere meglio puoi accontentarti? Lui poteva essere nobel e invece lava le macchine dei suoi studenti. Ok va bene si va avanti. Poi tumore, bam! Non può permettersi di mandare avanti la famiglia. Poi ottiene il potere ed è sempre quello che ha voluto. Guarda come scopa! Ma questo è ovvio. Solo una questione: lui avrebbe dovuto accettare i soldi? Perché non li accetta? Orgoglio, ma perché ce l’ha?
Tommy: Perché non accetta di essere quella persona
Dino: Quale? Quella del professore? O quella che accetta i soldi? Perché?
Tommy: Lui è tutto questo finora. Poi Non accetta più di esserlo. La domanda è: questa persona è un artificio del sistema in cui è vissuta o è ciò che è. È nata per quello? E non dimentichiamoci che è anche un padre, un marito ecc ecc…
Dino: Ma perché non lo accetta più? L’identità si crea. È in progresso. Scorre sempre
Cosa scatta in lui?
Tommy: Scatta il disagio ahaha. Succede che non sta bene. Non vive bene con se stesso, nella persona che è in quel momento

Dino: Ecco. Ma perché non parlarne
Tommy: Esatto
Dino: Se lui avesse parlato più con sua moglie e con il suo vecchio amico nobel…
Tommy: Era una soluzione. Magari un’altra soluzione era mandare a fanculo tutto e tutti e andare a vivere in nuova Zelanda, ma non è questo il punto. Lui sceglie un altro sistema. Non sta più in quello in cui si è creato.
Dino: Ti muovi entro certi limiti da te imposti
Tommy: Esce dai gamberi
Dino: Gamberi? Ahahah
Tommy: Gangheri!!! Fanculo correzione automatica!
Dino: Ahahah. Direi che possiamo concludere qua intanto. Coi gamberi
Tommy: Già. Meno pippe, è meglio.

 
Un ringraziamento speciale al mio amico Dino Perco per essersi prestato a questo dialogo contorto e svisionato che – non lo avevamo detto – è avvenuto all’1 di notte!