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Esselunga a Livorno: la fine di un monopolio?

Simone Bacci - 12 maggio 2017
Martha Graham letter to the world1940
spal
esselunga

Premessa: scrivo per dar seguito a ciò che ritengo più razionalmente sensato e con la più grande onestà di intenti.

Per anni, come molti livornesi, sono stato un accanito sostenitore della lotta al monopolio Coop a Livorno. Non solo in passato “centro di interesse” del PCI, dei DS e poi del PD, ma grande ostacolo alla concorrenza dei prezzi e pura “speculazione commerciale”. Sia chiaro che non ce l’ho con la Coop in sé – che rispetto come sistema di cooperative di buona qualità – ma con qualsiasi monopolio, specie se legato a interessi particolari che danneggiano il benessere pubblico.

Davvero vogliamo metterci contro la grande distribuzione?

Prima di arrivare alla questione politica, voglio spendere qualche parola contro chi contesta la grande distribuzione in  sé.

Confesso di non amare particolarmente (A parità di comodità) la grande distribuzione – fermo restando che compro da mangiare buona parte dei miei consumi al supermercato per una serie infinita di motivi – tuttavia vogliamo davvero negarne la grande utilità?

Le innovazioni della grande distribuzione sono state molte: i prezzi accessibili, la varietà dell’offerta, la comodità esagerata, tutti fattori vantaggiosi, a discapito di altri fattori come (Spesso) qualità del prodotto, sostenibilità e inquinamento dell’industria alimentare.

Che nel nostro sistema economico ci siano tante falle è vero, tuttavia non si può vivere soltanto di piccolo commercio di quartiere, anche, ma non soltanto. Sono sempre stato liberale su questo aspetto, perché la qualità del cibo e il rapporto di fiducia con il piccolo commerciante devono essere scelte, libere scelte dell’individuo, un individuo che potendoselo permettere sceglie la qualità rispetto alla convenienza, il piccolo commerciante di fiducia rispetto alle multinazionali. Tuttavia in questo caso generalizzare è sbagliato, perché esistono vari tipi di supermercati di diversa qualità. Detto ciò quasi tutte le persone che conosco vanno a fare la spesa al supermercato, per cui: di cosa stiamo parlando, davvero ha senso metterci contro la grande distribuzione?

In un sistema economico come questo, in una città che risente di problemi ben più gravi, non vedo soluzione pratica diversa dall’investire nella concorrenza, nella varietà dell’offerta e dunque fare un ipermercato diverso dalle Coop.

La questione politica su Esselunga

Ben altro però è contestare il piano di grande distribuzione – monopolio – che da Porta a Terra in poi ha divorato Livorno e la sua economia sul lato dei consumi. Le colpe passate sono indubbiamente del Pd, inoltre dal canto loro i Cinque Stelle sono rimasti sempre sulla linea di Esselunga. Per questo è proprio il Pd livornese che adesso si trova in grande difficoltà: interessi da difendere e una strategia politica fallimentare. Votare contro Esselunga a cosa è servito? A rendersi ridicoli agli occhi della città. Lo dico con molto rammarico ma senza sconti, il tempo degli sconti è finito.

Non c’è niente da fare, dobbiamo davvero scardinarlo quel vecchio sistema di interessi, settario ed esclusivo, intorno alla politica cittadina. Questo è l’unico modo per sconfiggere le politiche spot e a mio avviso miopi del M5s: se il Pd livornese non inizia un reale mea culpa, orientato ad un rinnovamento, quantomeno di intenti, l’ennesima batosta elettorale si avvicina.

Da notare è inoltre il fatto che Nogarin stia rivendicando un potenziale successo per 140 posti di lavoro in attività non produttive, certo, meglio di niente, sono d’accordo. Ma Livorno in che direzione sta andando? I posti di lavoro nella grande distribuzione fanno presto a ridursi in mancanza di altre fonti di lavoro in attività produttive: meno salari, meno consumi, meno vendite, via i posti di lavoro.

La verità è che Livorno ha subito un trauma da cui non si è ancora ripresa: una città che in passato ha vissuto sul porto e le industrie, adesso non ha ancora deciso cosa vuole essere “da grande”. Le amministrazioni finora sono andate avanti con una politica “a tappa buchi”, forme di assistenzialismo mirato a racimolare voti e accontentare a volte qualche potere, altre qualche categoria di cittadini in difficoltà.

A mancare è un’idea lungimirante di lavoro nella nostra città, di certo il lavoro non ripartirà per 140 posti nella grande distribuzione. Il lavoro, quello capace di risollevare il futuro di una città,  si crea con le attività produttive, con le imprese, non con super o ipermercati. Occorre ripensare la Livorno dei privati, servono investimenti e un piano serio per il futuro.

Non è vero che il futuro è solo Darsena Europa (“Colpa della regione!” cit.) o commercio o turismo, il Comune può fare molto, ma serve coraggio e impegno, servono idee e tanta lungimiranza, in primis un’idea di città. Non assistenzialismo spot e interventi a “tappa buchi”.

In questo contesto la discussione su Esselunga non è che uno specchio per l’immobilismo di cui è intrisa questa città.