28 Marzo 2020

Pionieri dell’Hard liscio/ Heavy Balera, I Favolosi nascono a Volterra nel novembre del 2013, in una cantina convertita in sala prove. Stravaganti, energici e originali, questi cinque ragazzi fondono i successi della musica leggera italiana alle più dure vibrazioni punk. Il risultato? Una miscela esplosiva, ma sempre ben costruita e mai banale. Uni Info News li ha intervistati per voi.

 

Chi sono I Favolosi?


Siamo una sedicente band di liscio per i sedicenni e una sedicente band di punk per ultraottantenni.

Chi sono i componenti della vostra band?

Siamo Jacopo, Nazzareno, Lorenzo, Filippo e Giacomo, ma quando saliamo sul palco ci trasformiamo in Swrgio, Caledonio, Melchiorre, Fiorenzo e Fidarmino, i supereroi dell’Hard liscio.

Perché proprio “I Favolosi”? La scelta del nome è legata a un particolare significato?

Volevamo un nome che richiamasse in qualche modo gli anni Sessanta e il concetto di complesso. Ci sono stati i Camaleonti ribelli, i Pooh…Quale scelta migliore de “I Favolosi” come nome della nostra band?

Da dove nasce l’idea di reinterpretare i classici del liscio italiano in chiave punk rock?


13010719_993630220674922_6438748227431233736_nLa tendenza a riprendere canzoni datate e a reinterpretarle in chiave punk rock esisteva già negli anni Settanta. Il nostro punto di partenza sono stati i “Me First And The Gimme Gimmes” una band californiana, specializzata proprio in questo tipo di produzione. Noi, però, abbiamo deciso di attingere al repertorio della musica leggera italiana. Un repertorio fin troppo bistrattato ma che ha ancora qualcosa da raccontare.

Parlatemi dei vostri live. Come sono I Favolosi dal vivo?

Un nostro live tipo? Costumi di scena stravaganti, nomi stravaganti e repertorio altrettanto stravaganti. Insomma, facciamo del nostro meglio per non farci sputare addosso.

Qual è la frequenza dei vostri live?

Trovandoci in una zona priva di locali attrezzati in maniera adeguata per ospitare musica dal vivo nel periodo invernale, il picco dei nostri live lo registriamo in estate, alle feste all’aperto. In questa stagione arriviamo anche a 4 date in una settimana, come è accaduto lo scorso anno.

Il live che ricordate con maggior piacere?

Quello dello scorso 2 gennaio a Pisa. 38 di febbre per Melchiorre e meteo incerto. Ma alla fine è andata benissimo. Un altro live a cui siamo particolarmente legati, soprattutto per motivi affettivi, è il concerto del 1°maggio del 2014, tenutosi qua a Volterra. Era la prima volta che ci esibivamo all’interno del festival e nessuno aveva idea di cosa avremmo suonato.

Parlatemi del vostro primo EP.

Balera’s not dead” è un chiaro riferimento a certi 10989183_818601188177827_6946924892695815683_nslogan del movimento punk. Si tratta di un
lavoro di autoproduzione, realizzato lo scorso anno e lanciato quest’anno. Contiene 5 cover, 3 di Rita Pavone e 2 di Gianni Morandi. E’stato registrato totalmente in presa diretta, senza sovraincisioni. Non volevamo un prodotto troppo artefatto, volevamo un disco che potesse avere una resa il più possibile vicino a quella che si ha dal vivo. Sicuramente, a un orecchio abituato a produzioni più grosse potrà sembrare scarno, ma cercavamo qualcosa di autentico. E’ stato realizzato in una tiratura di 100 copie, totalmente prodotte in casa, dalla stampa, all’elaborazione grafica, alla masterizzazione.

Quanto tempo avete dedicato a questo progetto?

I Favolosi nascono nel novembre del 2013, dopo aver speso un mese e mezzo di lavoro per convertire una vecchia cantina in una sala prove con un’insonorizzazione degna della Nasa. Generalmente ci aggiriamo a un ritmo di 1-2 prove a settimana, anche perché è difficile i conciliare gli impegni di tutti: Nazzareno e Lorenzo hanno un negozio, Giacomo studia a Bologna, Filippo è metalmeccanico e Jacopo è disoccupato.

Dove sognate di esibirvi?

Al Cremlino con Totò Cutugno. Anche se il rischio è quello di non tornare più. Altrimenti ci accontentiamo di piccoli eventi rurali del calibro di Sanremo o Campovolo.

13055435_993630257341585_9073685595206405957_nSecondo voi c’è ancora la possibilità di emergere per i giovani musicisti?

Possibilità di emergere c’è sempre. Attualmente si nota una grande confusione per quanto riguarda i canali di distribuzione. Internet ha saturato il saturabile. Adesso chiunque può avere visibilità. Noi, seduti qua in una stanza a Volterra, possiamo avere la stessa visibilità di un gruppo a Milano o a Roma. Il fatto è che si è un po’persa la tradizione della ricerca di una band, di seguire un filone. Ora come ora abbiamo gruppi con proposte valide, ma mancano proprio gli ascoltatori.

 

Progetti futuri?

Quello che viene. Il bello è che non abbiamo idea di dove andremo a finire. Magari domani faremo un remix di salsa o di Beethoven, o addirittura una versione hip hop dei canti gregoriani. Può succedere davvero di tutto.

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Melissa Aglietti
Melissa Aglietti

Raccontarvi chi io sia non è semplice. Sono stata tante cose: sono stata la scure di Raskol'nikov, sono stata gli occhi vivi e intelligenti di Elizabeth Bennet, il vestito rosa di Kitty, lo sguardo rivolto al mare in tempesta di Sarah Woodruff. Sono essenzialmente tutti i libri che leggo.

Contatti: melissa.aglietti@gmail.com

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