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splendido esemplare del cetaceo, metafora della DC durante la prima repubblica

Splendido esemplare del cetaceo, metafora della DC durante la prima repubblica

Ad un occhio distratto può sembrare il titolo di una canzone di Battiato, oppure la riedizione di qualche film splatter di bassa caratura.

Se si trattasse di un film sarebbe di sicuro da scartare a prima vista, già dal titolo si potrebbe intuire che ci aspettano due ore di sonno pagante in sala…

Ma la storia, la politica in particolare, si sa, è ciclica, fatta di corsi e ricorsi, di situazioni che si ripetono, anche se magari con nomi, simboli, slogan diversi.
Renzi ha stravinto, ha tappato violentemente la bocca ad uno sfinito Grillo, capace a caldo solo di mimare una pugnalata, e a freddo di incolpare gli italiani del suo insuccesso, coerentemente con la modestia e la compostezza da lui sempre dimostrate.
Renzi è un fenomeno, un vero cavallo di razza, nei sondaggi clandestini dovrebbero tenerne di conto quando affibbiano quei nomi bizzarri ai politici, eludendo i divieti, solitamente parlando di fantomatiche corse ippiche, dove Varenne concorre con Fan Idol o Igor Brick.

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Già, i sondaggi: nelle tornate elettorali degli ultimi anni, i sondaggisti, sono gli unici usciti sempre sconfitti, e non è di certo un fatto marginale e puramente scientifico. È il segnale di una forte difficoltà nel decrittare e analizzare il pensiero, e quindi i comportamenti, di larghissime fette di società, probabilmente della maggioranza dei cittadini italiani. Forse quelli, i sondaggisti, non riescono neanche a capire quale sia il loro di pensiero: ma obbiettivamente, per ora, quanti possono dirsi convinti di quello che hanno votato?

Il responso elettorale delle europee ha segnato definitivamente la fine del bipolarismo, l’ascesa di Grillo alle politiche di un anno fa ne aveva minato le basi, irrompendo come terzo incomodo, ma adesso è stato superato il punto di non ritorno, perché se anche il M5S si estinguesse (e non si estinguerà a breve), resterebbe un Pd di dimensioni doppie rispetto alla seconda forza eletta.
In tutta la storia repubblicana non si è mai visto un partito arrivare ad imporsi in 107 province su 110, conquistando Sicilia e nord-est, territori tradizionalmente proibiti al Pd, inoltre, solo De Gasperi nel ’48 e Fanfani 10 anni dopo sono riusciti a raccogliere più del 40,8%.

Per il resto, possiamo annoverare nella schiera dei vincitori la Lega Nord, unico altro partito capace di crescere in termini di voti assoluti, un bel colpo, visto che rispetto ad un anno fa ben 6 milioni di elettori sono rimasti a casa, un successo riconducibile al ritrovato carisma di un leader, Salvini, riuscito ad intestarsi la bandiera dell’euroscetticismo in Italia.
Può sorridere la sinistra, arrivata a superare per un pelo la soglia di sbarramento del 4%: all’apparenza sembra una vittoria di Pirro, ma non lo è, tutt’altro, visto la quasi inesistente campagna elettorale, con un Vendola sparito dalla circolazione, ed il povero Tsipras (accompagnato da un rivedibile traduttore simultaneo), costretto a farsi intervistare in streaming da Repubblica, pur di trovare un minimo spazio mediatico nel belpaese.

Adesso, giustamente, vi starete chiedendo: “si, vabbene tutto, ma ‘sta balena bianca?”
Sapete benissimo a cosa mi voglio riferire e probabilmente siete in disaccordo, per questo, prima di arrivare al punto, provo a distrarvi, apparentemente, un altro po’…

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La vita ti fa sempre brutti scherzi, non avrei mai pensato, ad esempio, di provare un sentimento di pena e compassione per un uomo che ha dato del coglione a milioni di persone, ad una cultura intera, una persona che aveva il paese in mano, e che ora (sempre dall’alto dei suoi fatturati miliardari, ci mancherebbe), avverte che il suo percorso sta giungendo al capolinea.
Silvio Berlusconi ha ammesso la sconfitta, per niente stupito, anzi forse quasi sollevato, in fondo poteva andargli anche peggio, l’Ncd di Alfano è rimasto al palo, deludendo chi pensava che quel 4% sarebbe stato almeno il doppio.
Chissà, forse il cavaliere, pardon, ex cavaliere, è intimamente arrivato al tempo dei bilanci, e da inguaribile ottimista sarà sollevato nel pensare che la sua esperienza politica non é stata del tutto vana, che non sarà ricordato solo per colui che ha aumentato il debito pubblico, che ha promesso senza mantenere, che ha sdoganato i fascisti, ecc.
Silvio Berlusconi sarà anche ricordato per essere stato quello che ha reso simpatici i liberali e i moderati, sarà ricordato per aver colorato il grigio mondo della politica centrista, per aver relegato la sinistra al 4% e per aver reso possibile l’ennesimo gattopardismo italiano: Matteo Renzi, classe 1975, è figlio della Milano da bere, della caduta del muro, dell’ascesa, appunto, di Berlusconi. Cresciuto in una società stanca della lotta di classe e delle ideologie, logorata dal terrorismo e desiderosa di pace sociale, ma anche di distrazioni, di divertimento, allegria, di Mediaset. Renzi ha sempre rivendicato con orgoglio le sue origini cattoliche, il suo mito non è Berlinguer, ma La Pira, che pure fu accusato dai suoi di eccessivo interventismo assistenziale nel salvataggio della Pignone a Firenze, non era di certo un privatizzatore liberale come Matteo il magnifico…

Adesso però, caro Matteo, è giunto il momento di scegliere, nel tuo 40% c’è un 25% di vecchi ex comunisti, coadiuvati da nuovi, giovani, baldanzosi, socialisti europei, ed un 15% di liberali cattolici e rottamatori moderati, gentilmente concessi dalla paurosa, nel senso letterale del termine, propaganda grillina.
Finita la campagna elettorale, adesso tocca governare, e governare significa fare delle scelte, significa puntare i piedi in Europa, superare l’Austerity, andare verso un’ Europa dei popoli, significa far ripartire il lavoro con piani strutturali: sceglierai le politiche keynesiane di sviluppo collettivo, o quelle neo-liberiste di stampo anglosassone, valorizzerai il settore pubblico, cercando di renderlo efficiente e propositivo, oppure sceglierai la privatizzazione ed il libero mercato, redistribuirai il reddito, tassando patrimoni, finanza, combattendo l’evasione, oppure tutelerai i poteri forti, le banche, tenendo a freno la speculazione con la collusione?

Non ce la facevamo più, è vero, di prendere mazzate ad ogni voto, non li potevamo più vedere quei volti stanchi, sconsolati, disillusi; volevamo una botta di vita, un po’ di colore, di speranza. E di questo non possiamo certo farcene una colpa, la politica è bella se c’è passione, ma, a mio avviso, non basta, serve anche un ingrediente più raffinato, quella nota di testa tipica dei profumi, serve un IDEALE.
Un ideale, caro Matteo, basato su dei principi, perché la risposta può cambiare, ma la domanda di giustizia sociale e di uguaglianza, resta.

Matteo, fammi ricredere, dimostrami che mi sbaglio, convincimi che la balena non si è vestita di uno sgargiante abito liberale, ma che è sepolta negli abissi della storia italiana.

Giovanni Sofia