27 Settembre 2020

“È vitale soltanto quell’arte che trova i propri elementi nell’ambiente che la circonda” – U. Boccioni

 

R. Zátková, “Marinetti Soleil”, (1921-22)
Una scelta interessante quella della Fondazione Palazzo Blu di Pisa, che decide di aprire il nuovo ventennio di attività con la retrospettiva dedicata alla grande avanguardia italiana del Futurismo. La mostra è stata realizzata grazie alla collaborazione di centri importanti quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Museo del Novecento di Milano e il Mart di Rovereto, e di musei minori tra i quali compaiono il Museo del Territorio Biellese, i Civici Musei di Udine e il Museo dell’aeronautica G. Caproni di Trento.

 

Attraversando le stanze che si snodano durante il percorso sembra di sentire proclamare a gran voce le parole di questi avanguardisti che “ritti sulla cima del mondo” scagliano, nuovamente, la loro “sfida alle stelle” facendoci conoscere una visione innovativa di un modo in costante cambiamento qual era l’Italia di inizio Novecento. La mostra, allestita nei canonici spazi del Palazzo Blu, è stata pensata con una dimensione immersiva, che affrontasse gli aspetti di quella corrente che venne quasi impostata come una innovativa operazione di marketing di proclamazione di questa avanguardia travolgente, ludica, programmatica ed esplosiva. Nella volontà di comunicarci le linee direttrici, non solo dell’arte ma anche del proprio stile di vita, questi artisti ci hanno lasciato in eredità una visione progressista di una realtà che era essa stessa una progressione sociale, temporale, visiva e politica.


In questo concetto, a tratti paradossale, emergono i giochi e le sculture: come non citare la famosa opera “Sviluppo di una bottiglia nello spazio” (1912) che ci ricorda al contempo una dimensione in cui la nostra giovane Nazione scalpitava nel voler superare le avanguardie europee. Il Futurismo infatti, quasi sulla scia del dettame “niente nasce, niente muore ma tutto si trasforma”, mirava a raccontare una realtà in evoluzione, che non sarebbe mai stata più la stessa. E se questo oggi ci sembra un concetto familiare e quotidiano, vivendo noi nell’era della velocità, al tempo risultava come il grande salto del gigante Ottocento: elettricità, motori, colori, “ritmo e…vitalità!” viene da esclamare.

La dimensione del passaggio al nuovo secolo è ben percepibile infatti all’inizio del percorso, quando, nell’affrontare gli stralci del divisionismo, veniamo subito introdotti dal “Marinetti Soleil” della Zátková dopo aver osservato le particolari tavolozze di Severini e Russolo in una varietà ritmica di tematiche che spaziano dal mistico al tenebroso. E, proprio come in un’immersione in questo mondo di un secolo fa, il visitatore entra in contatto con le opere in un rapporto di causa/effetto, di coinvolgimento e compenetrazione raggiungendo ciò che proprio Marinetti proclamava a gran voce, un’arte che fosse un “prolungamento delle vostre vene”, uno strumento di recezione e di rielaborazione, sintesi e comunicazione.

Copertina del celebre album dei Pink Floyd “Dark Side of the Moon”
G. Balla “Scienza contro oscurantismo” (1920)

 

 

 

 

 

 

 

Il Futurismo quindi, unica avanguardia italiana di livello internazionale a potersi definire con questo nome, ebbe influenze durature su molte arti del secolo scorso:davanti a “Scienza contro oscurantismo” di G. Balla (1920) come non ricordarsi dell’influenza sullo scrittore Kerouac o non portare alla mente, magari con qualche azzardo, il designer Storm Thorgerson e della sua famosa copertina di “Dark side of the moon”.

Ma, se agli eruditi magari ciò rimanda alla ripresa della famosa idea wagneriana dell’opera d’arte totale, al ‘semplice’ appassionato comunica invece la volontà di base di voler cambiare veramente la società, sensazione realmente percepita da questi artisti percepivano nel generale spaesamento delle molteplici innovazioni.
Uno dei pezzi sicuramente più esplicativi di ciò è l’indefinibile Danseur articulèe che sfidava il fruitore ad esser usata e realizzata in realtà per una bambina: l’arte educativa, l’arte aulica nella sua dimensione del quotidiano. Questo altro grande stilema della corrente si tramutò poi in tanti filoni dell’arte della pratica del nuovo quotidiano: dalla cartellonistica della Campari di Depero alle architetture di Sant’Elia, nel loro tema dominante di centrali elettriche e nuove città dominate dalla “fata elettricità”.

La grande sintesi semiotica che attuarono questi artisti si rivela poi nella conoscenza che avevano in quel momento della metropoli ‘ombelico del mondo’, Parigi, dove grandi artisti come Derain, Picasso e lo stesso Modigliani agivano cercando nuovi dogmi comunicativi interpretando i grandi cambiamenti. Sono quadri dominati dal colore, dalla luce e dall’energia, che si fondono e confondo con gli aspetti della vita quotidiana più vicina a noi, come la pubblicità, la grafica e il brand, e che proprio per questo ci fanno riscoprire un momento in cui in Italia si acclamava a gran voce il progresso come unica via di sopravvivenza.

T. Crali, “Prima che si apra il paracadute” (1939)

“Futurismo” conferma quindi le aspettative e merita una fruizione lenta, una contemplazione che porta alla riflessione riguardo al panorama artistico attuale e a quanto esso sia in effetti debitore degli avanguardisti. La dimensione didattica dell’allestimento e del percorso rende accessibili i vari Manifesti, con stanze dedicate, e le varie produzioni, quasi educandoci nel condurci fino alla stagione dell’aeropittura e al grande pezzo Prima che si apra il paracadute di Tullio Crali, scelto come capofila nel 2014 dal Guggenheim di New York per la grande mostra Italian Futurism 1909-1944. Reconstructing the Universe”. La scansione tematica si è rivelata la scelta più adatta , creando una mostra esaustiva nella riscoperta dei grandi protagonisti e firmatari del movimento, come Marinetti, Boccioni, Depero, e le importanti eccezioni come Zátková e Crali.


Emerge infine spontaneo (e doveroso) il confronto con l’altra grande mostra avviata nella vicina città di Livorno dove, in occasione del centenario della morte di Amedeo Modigliani, è stata allestita la grande retrospettiva “Modigliani e l’avventura di Montparnasse”, che porta alla scoperta dei grandi dell’“Écolè de Paris”, conosciuti dagli stessi futuristi. Ma se la grande mostra di Modí si pone come celebrativa e carica di energie, questa mostra sul Futurismo ammicca a quel lontano campanilismo strizzando l’occhio al nuovo ventennio e ponendoci difronte a una riflessione su ciò che è possibile creare andando oltre il sistema. Intanto possiamo già affermare che forse è proprio questo il nuovo ‘campanilismo’ di cui abbiamo bisogno, che porta alla sana e attuale sfida tra le risorse culturali di ogni luogo per la loro riscoperta.

Quest’avanguardia dal taglio trasversale ci stimola poi a giocare un po’ con i concetti e con le parole e viene quasi da domandarsi: ‘se questa avesse un sapore… sarebbe mica un Campari?’

Viene a noi spontaneo quindi chiederci: riscoprirci con l’arte nazionale, c’è miglior modo di cominciare il nuovo ventennio?

 


                                                                                 FUTURISMO (11 ottobre 2019 – 9 febbraio 2020)

F. Depero, “Se la pioggia fosse di Bitter Campari”, (1926-27)

BLU | Palazzo d’arte e cultura
Lungarno Gambacorti 9
Tel. 050.2204650
Mail: info@palazzoblu.it

Orari

Lunedì-Venerdì 10.00 – 19.00
Sabato-Domenica e festivi 10.00 – 20.00
(La biglietteria chiude un’ora prima della chiusura)

Biglietti

Intero: 12,00 Euro
Ridotto: 10,00 Euro (gruppi e convenzioni)
Gruppi Adulti (minimo 10 persone, massimo 25): 10,00 Euro
Giovani (dai 6 ai 17 anni): 6,00 Euro
Università di Pisa, Sant’Anna e Scuola Normale Superiore: 5,00 Euro (solo il giovedì)
Biglietto open: 16,00 Euro

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Chiara Lo Re

Scrivere per documentare, scrivere per imparare, scrivere per comunicare.
Dallo studio al lavoro, dalla curiosità all'immagine, sempre alla ricerca di ciò che ancora non c'è: scrivo vivendo, strada facendo.

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