23 Ottobre 2020

Ieri al teatro Goldoni di Livorno si è tenuto lo spettacolo Il Cielo sopra il lettoSkylight di David Hare tradotto e diretto da Luca Barbareschi.

Sinossi

Lo storia, ri-adattata in un contesto un po’ più contemporaneo, parla di due ex-amanti Saverio ed Elisabetta che si ritrovano dopo un anno dalla morte della moglie di lui.


Elisabetta e Saverio si ritrovano dopo anni di silenzio

Lui è un uomo che si è fatto da solo, cresciuto in una famiglia molto povera è riuscito ad aprire un ristorante e poi avviare una catena di ristoranti. È passionale e sentimentale ma è arrogante, cinico che giudica come sbagliato tutto ciò che non rientra nel suo modo di pensare.

Lei è una donna talentuosa, che ha studiato e insegna a degli studenti precari. La sua vita tuttavia è assai povera, vive in periferia e in un appartamento modesto e senza riscaldamento

L’entrata in scena di lei trafelata e indaffarata con le buste della spesa che la sovrastano rende subito l’idea della donna autonoma indipendente quale è.

La scenografia, curata ed azzeccata, rende ancora più esplicita la situazione in cui la donna si trova: l’appartamento è minuscolo con salotto, sala da pranzo e cucina in un’unica stanza. Le colonne spazzate e rovinate con aste di ferro sporgenti fanno da cornice alla scena e rendono ancora più triste e deprimente la sua condizione.

La sua giornata viene sconvolta con il ritorno di Saverio, anticipato dal figlio Edoardo che chiede a lei di parlare con suo padre che da quando sua madre è morta (di cui Elisabetta era all’oscuro) è sconvolto e non è riuscito a riprendersi a distanza da un anno.

L’interpretazione di Paolo Marconi che impersona Edoardo rende molto bene l’idea del millennial: un po’ disadattato e senza possibilità di futuro (se non fosse che è figlio di un imprenditore) infatti lavora come venditore di porchetta e che vive, da quando è scappato di casa, insieme alla ragazza che vende la merce insieme a lui. Ha un rapporto con Betta come quella di uno studente con la sua insegnante. È impacciato nei movimenti come con le parole, ma che tiene a Betta e sa cosa c’è stato tra suo padre e lei. Lo dimostra infatti portandole la colazione alla fine della storia, dopo che lei all’inizio gli aveva confidato che del periodo di 6 anni del rapporto con suo padre le mancava l’odore dei croissant, delle uova e del bacon.


Lucrezia Lante della Rovere, che interpreta Elisabetta, rappresenta la figura della donna forte, autonoma che vive da sola e altruista che aiuta gli altri. Tutto ciò non le ha portato benessere materiale, infatti Saverio quando la va a trovare non perde tempo a farlo notare alla donna. È sovrastata all’inizio del primo tempo dai due uomini che invocano il suo aiuto, tant’è che lei per buona parte lei parlerà molto poco e ascolterà cosa hanno da dire.

Elisabetta (Lucrezia Lante della Rovere) e Saverio (Luca Barbareschi) discutono

Luca Barbereschi interpreta Saverio, che rappresenta la figura dell’uomo “che si è fatto da solo”. È cresciuto nella povertà ma ciò non gli ha impedito di diventare un imprenditore, seppur lasci intendere che ci sia riuscito anche grazie a metodi poco legali. Saverio è arrogante e guarda con distacco e scetticismo tutto ciò che rientra nel suo modo di pensare – compresa l’attività di recupero che fa Elisabetta. Ha un rapporto malandato col figlio: tende a sbagliare nome quando lo chiama e lo ritiene, parole sue, “un coglione”. Ma è un uomo passionale che nonostante il rapporto adultero ha amato sua moglie fino alla sua sofferta dipartita. Non è dato sapere se l’attaccamento durante la malattia fosse sincero amore o spinto dai sensi di colpa scaturiti dal tradimento ormai scoperto, ma l’interpretazione di Barbereschi per tutta durata dello spettacolo –soprattutto nel monologo – non lascia dubbi sulla sofferenza interiore dell’uomo, infatti ha dato a suo moglie un posto tranquillo dove morire e le ha fatto fare una camera da letto con il soffitto in vetro che ella stessa ha definito il cielo sopra il letto.

Considerazioni

I due protagonisti finalmente si riavvicinano

Lei, sebbene sia una donna di forte moralità, è una donna che è venuta meno a questo suo ideale cadendo preda dell’amore per un uomo sposato con una donna che lei stessa ha conosciuto a lavoro e che considerava amica. Non peggio quello che ha fatto quando il rapporto fedifrago viene scoperto dalla moglie. Anziché uscire allo scoperto, accettare il giudizio della moglie di Saverio e l’amore e la promessa di lui di continuare il rapporto insieme, Elisabetta decide di fuggire da tutto e tutti e di rintanarsi in periferia e mantenere “intatto e puro” quell’idea di donna che si è fatta. Ciò nonostante ella non rinnega i suoi sentimenti, infatti ella dichiara – quando caccia Saverio di casa, sapendo che non possono tornare insieme – che lo ha amato e che ricorda con piacere quel periodo della sua vita.

Così ognuno tornerà alla propria vita lasciando lo spettatore a un finale amaro, ma che viene un poco addolcito grazie al ritorno di Edoardo. In questa storia la passione ha travolto e unito due persone appartenenti a mondi diametralmente opposti e che hanno potuto vivere un periodo di felicità insieme, ma è al ritorno di Saverio dopo anni che le loro diversità sono diventate una barriera insormontabile e che hanno portato alla luce le loro contraddizioni più pesanti e inconfessabili.

Conclusione

Una postilla per chiudere questa recensione, ma che non vuole essere una critica ma la dichiarazione di una perplessità: si è notato un contrasto particolare sulla nudità dei due protagonisti. La della Rovere per due volte è apparsa nuda dietro i teli semi-trasparenti della scenografia, ma Barbereschi non è mai apparso nudo, giusto un’alzata di canotta mostrante la tartaruga “girata”. L’autore si chiede candidamente: come mai c’è stata questa disparità?

 

(Si ringrazia Carolina Pasquinelli per l’aiuto all’analisi dello spettacolo)

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