25 Febbraio 2020

Tra i capolavori di Piotr Il’ič ČaikovskijIl Lago dei Cigni” risulta essere una delle composizioni e storie più affascinanti, non solo per i significati reconditi ma anche per la sua atmosfera poetica e romantica. Dopo le sofferte prémieres russe, il balletto ottenne il successo tanto ambito solo in seguito alla morte del compositore, con il celebre riallestimento di Marius Petipa nel 1894 e l’anno successivo nella sua veste più famosa.

Il noto coreografo e regista apprezzato nel panorama nazionale, Fredy Franzutti, ne ha proposto una nuova e creativa rilettura coreografica per la sua compagnia il Balletto del Sud, presentata al Teatro Verdi di Pisa lo scorso 19 dicembre.


Tutto ha inizio con un viaggio che il coreografo leccese compie nel castello di Neuschwanstein costruito per volere di Ludovico II di Baviera, conosciuto anche come Re Pazzo o Swan King (Re Cigno), circa cent’anni dopo quello sul Reno di Čajkovskij, circostanza che suggestionò il compositore tanto da suggerirgli il titolo e il tema dell’opera. Ed è proprio sulle rive del lago di Neuschwanstein, tra la fine dell’800 e il primo dopoguerra, che Franzutti ambienta la sua tragica fiaba, con scene curate da Francesco Palma.

Un gruppo di giovani benestanti si ritrova per le vacanze estive a festeggiare nel castello con danze e banchetti. Tra loro anche Siegfried (Matias Iaconianni) un discendente della dinastia di Ludovico II che la madre vuole presto maritare e che probabilmente è destinato alla stessa sorte del suo nobile antenato: morire annegato nel lago.

La prima scena ricorda sicuramente il Ballo al Moulin de la Galette del pittore francese Pierre Auguste Renoir per i costumi dei giovani ricamati curati nei particolari, mentre volteggiano in una danza spensierata e leggera. Tra passi di danza classica, pas de deux e corali, non mancano ironici sketch tra la servitù e la nobiltà come il brioso charleston di gruppo.

La storia di questi giovani scorrerà parallela a quella originale di Petipa con un tragico finale “alternativo” che muterà la sorte di tutti i giovani condannati a essere cigni per l’eternità.

Con un sapiente intreccio tra immaginazione e storia, il lago è l’elemento centrale dello spettacolo: uno specchio nel quale il giovane erede di Ludovico II, da giovane intraprendente e scanzonato, trova la propria strada accanto a Odette (Nuria Salado Fustè), imprigionata a quel luogo incantato dal mago Rothbart (Alessandro De Ceglia).

Suggestivo è stato il momento in cui Rothbard seduto su di una sedia di spalle al pubblico, tiene a guinzaglio alcuni cigni con una forte e catalizzante drammaticità. Bello e dannato come i suoi cigni mostra tutto il suo tormento, che ammalia giovani uomini e donne per poi farli cadere nella propria trappola portandoli nel bosco, qui immaginato come una corsa tra veli e con un imponente gioco di ombre cinesi.


Il finale resta volutamente aperto. Cedendo alla proposta di Rothbart, Siegfried diventa un cigno restando per sempre accanto alla sua amata. Alla vita benestante ma con i suoi turbamenti sceglie veramente l’amore o cede al fascino dell’eterna bellezza?

Questo lavoro di Franzutti è sicuramente originale rispetto ad altre interpretazioni passate ancorate alla coreografia di Petipa, utilizzando stili di danza differenti e lontani tra loro, ma che insieme rendono omaggio alla partitura musicale mettendo l’accento sulle sue numerose e complesse sfumature.

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Marta Sbranti

Marta Sbranti, classe 1989. Dopo il Diploma presso l'Istituto d'Arte Franco Russoli di Pisa mi sono laureata in Scienze dei Beni Culturali curricula storico-artistico. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Storia delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media, presso l'Università di Pisa. La mia tesi di laurea "Musei e Danza" unisce le mie due grandi passioni la danza e l'arte, che coltivo fin da piccola.
"Toccare, commuovere, ispirare: è questo il vero dono della danza".
(Aubrey Lynch)

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