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Fernando Petrolito - 6 Novembre 2015

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Fernando Petrolito - 6 Novembre 2015

In Romania infiamma la protesta

Fernando Petrolito - 6 Novembre 2015
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Mercoledì scorso il premier romeno Victor Ponta e il sindaco del municipio 4 di Bucarest, Cristian Popescu Piedone, si sono dimessi dopo che nella capitale più di 20.000 persone sono scese per le strade a protestare contro la corruzione della classe politica romena.

Le dimissioni non hanno però avuto l’effetto sperato, infatti le manifestazioni di protesta non solo sono continuate nella capitale, ma si sono diffuse anche in altre città della Romania (a Cluj, a Timisoara, a Constanta, ecc…).

La scintilla: L’incendio del “Collectiv”

Il lutto per le vittime dell’incendio.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il tragico incendio di venerdì scorso in un locale della capitale, il “Collectiv”, in occasione del concerto gratuito del gruppo rock romeno “Goodbye to Gravity”.
Si è trattato del più grave incidente avvenuto a Bucarest negli ultimi decenni.
Al momento si contano 32 morti e oltre 180 feriti, di cui 130 sono ricoverati per ustioni gravi ed intossicazioni, perciò i medici non escludono che il numero delle vittime possa continuar
e a crescere. Tra i 180 feriti c’è anche Tullia Ciotola, una studentessa italiana di 27 anni.
L’incendio è stato provocato da un’esplosione durante uno spettacolo di giochi pirotecnici finito male a causa della mancanza delle necessarie misure di sicurezza.

In particolare non erano presenti uscite di sicurezza secondarie e quindi i circa 400 giovani presenti nel locale hanno dovuto mettersi in salvo accalcandosi attraverso l’unica via di uscita disponibile.
Nella calca, in una situazione di panico più totale, in molti sono stati travolti e schiacciati dalla folla in fuga dal locale, ormai completamente avvolto dal fumo.
Claudiu Petre, un fotografo e blogger di 36 anni, è morto eroicamente tra le fiamme nel tentativo di salvare una donna.
Pare che proprio parallelamente ai suoi funerali, partecipati da centinaia di persone, sia partita la protesta di martedì scorso.

Negli scorsi giorni tre proprietari del “Collectiv” sono stati arrestati con l’accusa di omicidio colposo.
Nella tesi dell’accusa, in particolare, la loro colpa consisterebbe nel aver ospitato un evento con un così elevato numero di spettatori, inevitabilmente superiore alla capacità massima del locale, peraltro privo di uscite di sicurezza secondarie, e per giunta in mancanza delle autorizzazioni necessarie per organizzare un concerto di quelle dimensioni.

La rabbia nelle strade di Bucarest

protestors_in_bucharestCi si potrebbe chiedere come possa scaturire una manifestazione di massa, che arriva a chiedere le dimissioni del governo, da un mero, per quanto grave, incidente in una discoteca.
In realtà il tragico incendio ha colpito nel profondo la società romena, infatti ha messo in luce le gravi falle nel sistema di controllo e di sicurezza dei luoghi pubblici.
La corruzione è in Romania una piaga di lunga data e secondo i manifestanti potrebbe essere la ragione alla base del mancato rispetto da parte dei gestori del locale delle norme di sicurezza.

Certamente ne sono convinti gli oltre 20.000 cittadini romeni che martedì sera sono scesi in piazza a protestare: a causa della diffusa corruzione le autorità romene concedono troppo facilmente permessi e licenze e il sistema delle ispezioni nei locali pubblici è manifestamente blando ed inefficiente.
Quindi l’evento dell’incendio ha assunto per i romeni un profondo significato politico:

in Romania la corruzione uccide

 

Ed è per questo che le migliaia di manifestanti, con accese grida (“vergogna”, “assassini”) rivolte ovviamente anche ai gestori della discoteca, hanno chiesto le dimissioni del premier Victor Ponta, del Ministro dell’Interno Gabriel Oprea, e del sindaco del muncipio 4 (in cui si trova il “Collectiv”) di Bucarest, Cristian Popescu Piedone.
Il Presidente della Repubblica, il conservatore transilvano Klaus Iohannis, che della lotta alla corruzione aveva fatto il proprio cavallo di battaglia alle presidenziali del 2014, si è schierato totalmente dalla parte della protesta. «Hanno ragione. Qualcuno deve assumersi la responsabilità politica. Il prossimo passo spetta ai politici, che non possono ignorare questo sentimento di rivolta» ha dichiarato sulla sua pagina Facebook.

Victor Ponta, detto “Plaggy”

Non stupisce che tra i nomi urlati dalla folla ci sia quello di Victor Ponta.
Il partito Socialdemocratico, di cui l’ex premier è membro, è notoriamente un partito di inquisiti che è coinvolto in gravi scandali di corruzione (per es. quello relativo al contratto per lo sfruttamento della miniera d’oro di Roșia Montană).

Anche lo stesso Ponta, soprannominato “Plaggy” per aver plagiato la propria tesi di dottorato, ha avuto vari problemi con la giustizia ed è stato coinvolto in diversi scandali, che lo hanno visto accusato di conflitto di interessi e di corruzione.
Probabilmente è proprio a causa di tali scandali che l’elettorato gli ha voltato le spalle alle elezioni presidenziali del 2014, preferendogli il conservatore Iohannis.

Inoltre, lo scorso Giugno, il Presidente della Repubblica aveva chiesto, senza esito, le dimissioni di Ponta, che era stato accusato di aver comprato due appartamenti e una macchina con documenti falsi.
I procuratori ne avevano richiesto l’arresto, ma il parlamento ha negato l’autorizzazione rifiutandosi di revocare l’immunità dell’allora primo ministro.
Comunque a fine novembre, l’ormai ex premier, dovrà affrontare la prima udienza del processo che lo vede imputato di falso, evasione fiscale e riciclaggio di denaro.

Le dimissioni

dimissioni

Il premier Ponta dichiara ai media locali le proprie dimissioni.

Nella mattinata di mercoledì Liviu Dragnea, leader del partito Socialdemocratico, ha annunciato ai media locali le dimissioni del premier Ponta.

Nel pomeriggio è arrivata la conferma dello stesso Ponta da “Palatul Victoria” (il palazzo in cui ha sede il governo romeno).
Il primo ministro dimissionario ha dichiarato: “Rimetto il mio mandato e di conseguenza si dimette l’intero governo. Ho l’obbligo di constatare la legittima rabbia esistente all’interno della società e di assumermi le mie responsabilità. Spero che le dimissioni mie e del governo servano a riportare tranquillità nella popolazione. In tutti questi anni di politica ho resistito agli attacchi dei partiti ma non ho mai combattuto contro il popolo”.

Poche ore dopo tale annuncio anche il sindaco del municipio 4 di Bucarest ha lasciato il proprio incarico.
Mi assumo la responsabilità morale” ha dichiarato Cristian Popescu Piedone, che fa parte dell’UNPR (“Unione Nazionale per il Progresso della Romania”), piccolo partito liberale alleato del PSD nella coalizione di governo.

Le consultazioni per la nomina di un nuovo governo

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Iohannis (sulla destra) nomina Cimpeanu primo ministro ad interim.

Ieri il Presidente della Repubblica ha nominato premier ad interim il Ministro dell’Istruzione Sorin Cimpeanu, e ha iniziato le consultazioni per la nomina di un nuovo governo.

Klaus
Iohannis vorrebbe nominare un governo guidato dal proprio partito, il Partito nazionale liberale, attualmente all’opposizione, ma tale soluzione è probabilmente impraticabile.


Al momento in parlamento, nonostante le dimissioni del premier, non sembra esserci alcuna spaccatura tra i tre partiti che costituiscono l’attuale coalizione di governo.


Infatti sia il partito Socialdemocratico, guidato da Liviu Dragnea, sia l’UNPR, partito del vice premier Gabriel Oprea, hanno dichiarato che intendono continuare insieme l’esperienza di governo, anche se si dicono pronti a sostenere un governo tecnico di unità nazionale con un ampio consenso parlamentare allargato anche ad altri partiti.

In ogni caso, con l’attuale maggioranza parlamentare rimasta compatta, appare improbabile la formazione di una coalizione di governo che escluda i partiti attualmente al potere.

E’ però vero che, per assurdo, Iohannis potrebbe provocare le elezioni anticipate proponendo per due volte di fila un nome non gradito alla maggioranza parlamentare, infatti qualora il parlamento bocciasse per due volte consecutive il nome proposto dal capo dello stato si avrebbero elezioni anticipate, ma anche questa ipotesi pare piuttosto improbabile.