20 Gennaio 2020

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Come già detto nel precedente articolo, domani e domenica, al Teatro Verdi di Pisa, verrà rappresentato il Macbeth di Giuseppe Verdi. Si tratta di un’opera insolita e di non facile comprensione, perciò ho pensato di scrivere una breve guida informale per chi volesse prepararsi psicologicamente allo spettacolo. Do per scontato che tutti conosciate, a grandi linee, la trama della tragedia di Shakespeare, altrimenti non la finiamo più.
Verdi scrisse due versioni dell’opera, una nel 1847 ed una nel 1865. Quella che andremo ad ascoltare è la seconda versione. L’opera è inconsueta per gli standard di Verdi: innanzitutto è l’unico melodramma in cui sono presenti degli elementi fantastici e fiabeschi come streghe e spettri ed è anche l’unico in cui ci sia così tanta violenza. Intendiamoci, gli ammazzamenti non mancano nelle opere di Verdi, ma mai li ha presentati in modo così crudele. Ed è un’opera molto sperimentale, nel senso che per la prima volta il compositore tenta di scostarsi dai canoni dell’opera tradizionale. Proviamo a vedere cos’ha di tanto speciale. Un bel respiro… e seguitemi!
Innanzitutto parliamo del testo. Come tragedia il Macbeth era particolarmente difficile da riadattare a causa dei continui cambi scena e della quantità di scenografie che il testo stesso richiedeva. Poi considerate che il tutto doveva aderire il meglio possibile al testo shakespeariano perché ai tempi William Shakespeare era “una novità”, praticamente la produzione del Bardo non era mai giunta in Italia prima degli inizi del XIX secolo. Il primo che tradusse l’opera completa di Shakespeare era, ironia della sorte, un amico di Verdi, Giulio Carcano. Probabilmente il libretto di Francesco Maria Piave si rifaceva molto alla traduzione di Carcano, come si può intendere dalle terribili storpiature dei nomi inglesi (Duncan diventa Duncano, McDuff Macduffo e il castello di Cawdor diventa Caudore), ma resta un piccolo capolavoro di sceneggiatura: senza l’abilità di Piave – sempre e comunque sorvegliato da Verdi – sarebbe stato impossibile rappresentare il Macbeth di Shakespeare senza mutilarlo.
Per quanto riguarda la musica, non ho intenzione di mettermi ad analizzare l’opera, sarebbe troppo lungo. C’è una cosa importante che posso spiegarvi e di solito è una cosa che molti ignorano. La specialità di Verdi è la concisione: utilizza una breve melodia o un certo ritmo o addirittura una nota per indicare un personaggio o una situazione. Infatti gran parte delle melodie e dei ritmi che si ascoltano in certi momenti dell’opera sono studiati ad hoc per stimolare le “celluline grigie” dello spettatore. Le prime note che sentiamo sono queste:

Macbeth 1

Hanno un doppio significato: da una parte vogliono ricordare una specie di cornamusa infernale (sono suonate da un oboe, un clarinetto ed un fagotto), dall’altra rappresentano il Destino. Tutte le volte che Verdi vuole segnalare allo spettatore che il Destino si sta mettendo in moto, utilizza delle melodie circolari: lo fa all’inizio, per farci capire che non ci sarà lieto fine, lo fa quando le streghe iniziano il Sabba (utilizzando esattamente questa melodia) e lo stesso tema ritorna, leggermente modificato, dopo che Macbeth ha ucciso re Duncano e Lady Macbeth lo convince a proseguire con la congiura (Vien altrove, ogni sospetto rimoviam dall’uccisore). Non mi credete? Ecco qua!


Cattura

Chiaramente questi temi circolari non sono stati usati solo nel Macbeth, ma in tutte le opere di Verdi, basti pensare al momento in cui Gilda, nel Rigoletto, rivela al padre d’essere stata stuprata dal Duca di Mantova (Tutte le feste al tempio):

Cattura3

Sempre nel momento in cui avviene l’omicidio di re Duncano, avviene qualcosa di interessante, perché non appena Macbeth pensa alle streghe si sente questo passaggio negli archi:

Cattura4

Questo particolare ritmo si sente ogni volta che le streghe stanno per mettersi all’opera: quando fanno il Sabba, quando evocano gli spiriti, ma anche quando la loro profezia sta per compiersi. Come vedete tutto quadra perfettamente e nulla è lasciato al caso. La grandezza di un compositore non sta solo nella bellezza delle melodie o nella capacità di suscitare emozioni (anche lo schifo è un’emozione, eh…).
La stessa cura maniacale per i dettagli, Verdi la ha anche nelle indicazioni per i cantanti e per la scelta delle voci. Cosa significa? Che oltre a scrivere cosa devono fare i cantanti, Verdi gli spiega pure come farlo e CHI deve farlo. Prendiamo un esempio per il “come” e uno per il “chi”. All’inizio del duetto che ruota attorno all’omicidio di re Duncano, Verdi scrive questo: “Tutto questo duetto dovrà esser detto dai cantanti sotto voce, e cupa, ad eccezione di alcune frasi, in cui vi sarà marcato a voce spiegata”. Nessun altro compositore prima di Verdi si era mai sognato di scrivere una cosa simile in partitura, i cantanti avevano da sempre il più totale controllo sull’esecuzione. Per quanto riguarda il “chi”, vi posso raccontare come Verdi scelse la cantante che doveva interpretare Lady Macbeth. L’editore Giulio Ricordi gli aveva proposto Eugenia Tadolini, soprano all’epoca molto famoso, ma Verdi la scartò subito dicendo che “la Tadolini ha una troppo bella voce“, mentre per Lady Macbeth serviva una voce aspra, quasi soffocata, graffiante. Di solito si pensa che un cantante debba essere un usignolo no? Con una voce melodiosa, bellissima. Ma una voce simile sarebbe andata in diretto contrasto con il personaggio.
Mi rendo conto che come introduzione non ha grattato neppure la superficie di tutto quel che si potrebbe dire del Macbeth di Verdi, ma non volevo scrivere un articolo infinito e ho già sforato il limite che mi ero dato. Tuttavia spero che abbiate apprezzato lo sforzo e che, chi assisterà allo spettacolo, riesca a goderselo un po’ di più anche grazie a quelle due o tre cose che sono riuscito a dirvi.

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Luca Fialdini
Luca Fialdini

Luca Fialdini, classe '93: studente di Giurisprudenza all'Università di Pisa e di pianoforte e composizione alla SCM di Massa e sì, se ve lo state chiedendo, sono una di quelle noiose persone che prende il the alle cinque del pomeriggio. Per "Uni Info News" mi occupo principalmente di critica musicale.

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